Banche e competenze: tempo di tornare al sapere e al saper fare

Vincenzo Imperatore

24 Luglio 2024 - 07:00

In Italia, spesso si tende ad appiattire tutto verso il basso, marginalizzando i bravi e i competenti perché sovvertono il sistema con le sue regole inamovibili.

Banche e competenze: tempo di tornare al sapere e al saper fare

In Italia, il malfunzionamento dell’ascensore sociale non è l’unico problema; anche quello professionale si è bloccato. Le condizioni attuali del nostro Paese, del sistema bancario e dei principali indicatori macroeconomici sono serie e richiedono una riflessione approfondita. Potrebbe trattarsi di un problema legato alla mancanza di competenze necessarie per sostenere il cambiamento?

La professionalità di un consulente bancario è strutturata su tre livelli:

  • Il sapere: la conoscenza tecnica acquisita attraverso la formazione accademica e i corsi di specializzazione aziendali.
  • Il saper fare: l’esperienza pratica che consente di tradurre i concetti teorici in atti operativi.
  • Il saper essere: le competenze comportamentali e relazionali.

Negli ultimi 20 anni, la formazione nelle banche e nelle reti finanziarie si è focalizzata principalmente sullo sviluppo del “saper essere”. Questo approccio ha portato a un abuso di percorsi formativi basati su programmazione neuro linguistica (PNL) e intelligenza emotiva. Sebbene questi percorsi abbiano prodotto ottimi venditori, hanno impoverito il patrimonio tecnico e professionale che caratterizzava i consulenti bancari delle generazioni precedenti.
Questa situazione è evidente a tutti e rappresenta solo una delle molteplici cause del problema, già analizzate in precedenza su queste colonne. Nelle banche si vendono “prodotti complessi” che richiedono preparazione e competenza, non solo abilità comunicative. Un consulente bancario senza competenze di analisi creditizia, incapace di “leggere” una Centrale Rischi, può solo improvvisare una conversazione con un imprenditore, ma non riuscirà mai a convincerlo a canalizzare i suoi risparmi personali.

Un esempio classico di questa dinamica si trova nel mondo dei consulenti finanziari (ex promotori finanziari), dove una alta percentuale di professionisti presenta un gap formativo nella cultura di impresa. Tralaltro l’esame per l’iscrizione all’albo e il catalogo formativo delle associazioni di categoria per l’acquisizione dei “crediti formativi” non prevedono percorsi di addestramento sull’analisi creditizia.
In Italia, spesso si tende ad appiattire tutto verso il basso, marginalizzando i bravi e i competenti perché sovvertono il sistema con le sue regole inamovibili. Questo atteggiamento, diffuso sul piano culturale, sociale ed economico, non è a somma zero. Anzi, rappresenta un problema significativo da affrontare.