A quanto pare, gli investitori si aspettano ulteriori guadagni per il mercato azionario statunitense nel 2025 dopo due anni consecutivi di performance eccezionali: in questo sono sostenuti da una solida economia che supporta i profitti aziendali, da tassi d’interesse in moderata discesa e dalle politiche fiscali favorevoli alla crescita dal presidente eletto Donald Trump.
L’indice di riferimento S&P 500 è aumentato di oltre il 23% dall’inizio dell’anno, nonostante un recente rallentamento, e si sta dirigendo verso il secondo anno consecutivo con guadagni superiori al 20%, grazie ai titoli tecnologici di mega capitalizzazione e all’entusiasmo per il potenziale commerciale dell’intelligenza artificiale.
Gli investitori d’altronde sono più fiduciosi sull’economia rispetto a un anno fa, con consumatori e imprese che hanno assorbito bene i tassi d’interesse più alti nel 2022-2023 e con la Federal Reserve che ora li sta abbassando, seppure meno di quanto sperato. I profitti aziendali sono anche previsti in crescita, con gli utili dell’S&P 500 che dovrebbero aumentare del 14% nel 2025, secondo LSEG IBES - un database finanziario storico con oltre 40 milioni di singoli strumenti o indicatori in tutte le principali asset class, inclusi 19 milioni di indicatori economici. Presenta 120+ anni di dati, in 175 Paesi: le informazioni e gli strumenti necessari per interpretare le tendenze del mercato, i cicli economici e l’impatto degli eventi mondiali. È un servizio offerto dal London Stock Exchange.
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D’altro canto, l’inflazione rimane ostinata e Wall Street è cauta riguardo a un possibile rialzo che potrebbe spingere la Fed a cambiare direzione nel suo ciclo di allentamento. Infatti, le azioni americane sono scese bruscamente mercoledì 18 dicembre dopo che la banca centrale americana ha previsto meno riduzioni dei tassi l’anno prossimo, in vista di un’inflazione più alta.
Tali prospettive potrebbero diventare più probabili se Trump attuerà tariffe sulle importazioni negli Stati Uniti che porteranno a un aumento dei prezzi per i consumatori. E poi ci sono riduzioni delle aliquote fiscali che l’amministrazione Trump potrebbe varare già nel 1° semestre del 2025 che spingeranno ancor più i consumi. E quindi l’inflazione.
La Fed fa giustamente il suo mestiere, nel vigilare sui rischi inflattivi. Le valutazioni azionarie, nel frattempo, sono tra le più alte degli ultimi tre anni, aumentando il rischio di turbolenze e volatilità. Abbiamo vissuto un’impennata notevole da quando siamo usciti dai minimi alla fine del 2022. È stato piuttosto impressionante, non c’è che dire. Generalmente si ritiene che il mercato azionario potrebbe comunque registrare buoni guadagni intorno al 10%-15% nel 2025. I profitti ci sono e le aziende producono ancora tonnellate di cash-flow. Le società di Wall Street stanno per lo più prevedendo guadagni di fatturato concreti per l’anno prossimo, con obiettivi di fine anno per l’S&P 500 elaborati dagli analisti delle varie case di investimento che vanno da 6.000 a 7.000 punti. L’indice si trova attualmente intorno a 5.900.
Gli investitori ottimisti possono fare riferimento a un mercato “toro” che non è né troppo vecchio come durata né eccessivamente esteso come numero di titoli coinvolti, secondo le misure storiche. Il mercato toro attuale per l’S&P 500, iniziato nell’ottobre 2022, è durato meno della metà della durata media dei 10 precedenti mercati rialzisti per l’SP500, sempre secondo LSEG IBES.
Il guadagno di circa il 64% dell’S&P 500 in questo ultimo periodo 2022-2024 è inferiore al all’aumento medio del 170% dei precedenti 10 mercati toro, secondo Lerner.
Insomma, se guardiamo da una prospettiva più ampia, sì è vero, abbiamo registrato molti guadagni in questi 24 mesi, ma se guardiamo a come è fatto un mercato toro tipico degli ultimi 80 anni per la borsa americana forse abbiamo ancora guadagni da fare con il mercato azionario USA, e senza che si crei una bolla speculativa, perché i profitti sono reali e il debito è in discesa negli ultimi 5 anni per le imprese americane (diversamente dal debito pubblico americano).
A ciò aggiungete un probabile rafforzamento del dollaro sull’euro che, per noi europei, è un ulteriore fattore positivo per investire sul mercato americano: se la BCE continuerà a tagliare tassi nel 2025 più che la Fed non possiamo escludere la parità 1/1 del cambio euro-dollaro contro gli attuali 1,04 di oggi 20 dicembre.
Indubbiamente, a sostegno del sentimento ottimista, c’è la sensazione prevalente su Wall Street che l’economia abbia superato egregiamente gli aumenti feroci dei tassi attuati dalla Fed a partire dal 2022 per frenare l’inflazione. Un sondaggio di Natixis Investment Managers condotto nelle ultime settimane del 2024 ha rilevato che il 75% degli investitori istituzionali pensa che gli Stati Uniti eviteranno una recessione nel 2025. Si tratta di un netto miglioramento rispetto a un anno fa, quando il 60% prevedeva una recessione nel prossimo anno. Fino ad un anno fa, infatti, si temeva che la politica monetaria avrebbe causato un crollo dei consumi e un aumento della disoccupazione. Ma così non è stato.
Esiste un “Surprise Index” elaborato da Citi, che è un indice di sorprese economiche (codice Bloomberg CESIUSD), che misura come i dati economici effettivi performano rispetto alle aspettative degli economisti, e questo indice è stato solidamente positivo negli ultimi due mesi, un altro segnale favorevole per gli investitori, perché significa che la realtà ha battuto le attese sui vari dati macro-economici (produzione industriale, buste paga, indici di fiducia dei consumatori ecc e cc) a conferma della resilienza eccezionale della economia americana sui vari comparti industriali.
Aggiungendo alle aspettative di un’economia solida, c’è poi Donald Trump, il quale è previsto perseguire un’agenda che include tagli fiscali e deregolamentazione a favore della crescita economica nel 2025. Insomma, stiamo uscendo dal 2024 su una base abbastanza solida e si può pensare che ci sarà una nuova accelerazione nel 2025 per l’economia americana.
E ricordiamoci che i mercati tendono sempre ad anticipare l’economia, quindi si posizioneranno per quella ri-accelerazione economica prima della metà del 2025, piuttosto che dopo.
Tuttavia, gli storni, come quello di questi giorni, saranno inevitabili.
È palese che le azioni lasceranno il 2024 a valutazioni elevate: l’S&P 500 sta trattando oggi 20 dicembre a quasi 22,5 volte gli utili attesi nei prossimi 12 mesi, secondo LSEG. Questo è ben al di sopra della sua media a lungo termine a 50 anni di 15,8 X e non lontano dal livello di 22,6X raggiunto all’inizio di questo mese di dicembre, il più alto dal 2021.
Quali sono i rischi avversi allo scenario positivo 2025 per l’S&P 500?
- Crescita degli utili. Gli investitori sostengono che le valutazioni possano rimanere alte per periodi prolungati e non indicano necessariamente cali imminenti. Ma i guadagni futuri potrebbero dipendere maggiormente dal vero banco di prova che sarà la crescita degli utili, mentre le valutazioni più alte potrebbero rendere le azioni più vulnerabili a qualsiasi delusione sul fronte dei ricavi e dei “forecast” annunciati dai CEO aziendali in sede di presentazione delle trimestrali.
- Guerra commerciale. I rischi includono l’incertezza geopolitica, come la prevista spinta di Trump ad aumentare le tariffe sulle importazioni dalla Cina e altri partner commerciali europei, che gli analisti stimano possano danneggiare i profitti aziendali, se ci fossero ritorsioni sui dazi a livello internazionale contro l’America.
- Ritorno dell’inflazione. Tariffe più alte – lo ripetiamo - potrebbero anche aumentare l’inflazione, che è un’altra preoccupazione per gli investitori. Il ritmo dell’inflazione è diminuito drasticamente da quando ha raggiunto i massimi in 40 anni nel 2022, ma rimane sopra l’obiettivo del 2% della Fed. L’ultima lettura dell’indice dei prezzi al consumo ha trovato un tasso di inflazione annuo del 2,7%. Quanto in basso si possono portare i tassi negli USA dipenderà davvero da quanto si possa abbassare l’inflazione nel 2025. Se vediamo l’inflazione stabilizzarsi intorno al 3%, io penso che Fed non sarà così aggressiva l’anno prossimo e mantenere il programma di 2 tagli da 0,25% come annunciato nella conferenza del 18 dicembre.
Insomma, per il 2025 vi invito ad essere ottimisti cauti e a rimanere investiti sull’azionario americano: abbiamo un’economia che mostra segni di espansione in fase avanzata, ma insieme a valutazioni abbastanza alte. Nelle correzioni comunque correte a comprare ETF su Nasdaq e su SP500. Non abbiate timore.
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