L’ultima settimana di ottobre ha segnato la settimana migliore del mese, e la prima di novembre non sembra aver invalidato l’idea che possa essere nata una nuova bull-run sul mercato azionario statunitense. Si tratta dell’inizio di un nuovo trend rialzista oppure di una spiacevole bull-trap?
Azioni USA verso nuovi massimi?
Il Nasdaq ha chiuso la settimana con un forte rialzo, come del resto gli altri indici statunitensi. I rendimenti del Tesoro USA sono calati a seguito del rapporto sull’occupazione, più debole del previsto, che sembra indicare un primo cenno di raffreddamento del mercato del lavoro. L’attenzione del pubblico degli investitori sembra essersi nuovamente spostata sull’ipotesi che la Fed abbia finalmente terminato la scia dei rialzi dei tassi che ha caratterizzato il mercato negli ultimi due anni.
Il problema «inflazione» potrebbe aver quindi raggiunto il capolinea, aprendo le porte a nuove forme di preoccupazioni, quelle economiche. Per il momento, il grande pubblico degli investitori sembra non dare troppo peso a questa componente, accendendo la modalità risk-on, inneggiando a nuovi rialzi sul mercato azionario. A guidare la risalita è quindi, fino a prova contraria, l’idea che la Fed sia riuscita a raggiungere nel suo intento: il Soft Landing. Secondo alcuni, la recessione degli utili potrebbe presto interrompersi e secondo gli esperti di FactSet, i risultati medi dell’S&P500 sono sulla buona strada per iniziare una progressiva crescita.
Allo stesso modo, le tendenze stagionali sembrano giocare a favore di questo trend rialzista, con settembre, tipicamente, il peggior mese dell’anno, mentre da novembre il mercato statisticamente sembra darsi una svegliata. Spostando l’attenzione più su un’analisi del sentiment degli operatori, anche il sondaggio dell’American Association of Independent Investors esprime un certo grado di ottimismo.
Mercato azionario USA: i segnali negativi
Questa opinione, però, non sembra essere condivisa a pieno da tutto il mercato. Ci sono, infatti, alcuni segnali contrastanti che sembrano indicare possibili ribassi per il mercato azionario. Quello che per molti è già da considerare come il «Rally di fine anno» potrebbe quindi essere solo un altro «rally touch-and-go,» come spesso è accaduto sull’S&P500 nell’ultimo anno di contrattazione.
Difatti, il rischio risiede nel fatto che la contrazione economica, sebbene crei prospettive di ribasso sui tassi e quindi sui costi di finanziamento delle aziende, potrebbe in teoria, se non controllata adeguatamente, innescare una brutta contrazione dei consumi. Allo stesso modo, una stabilizzazione dei tassi non è certo sinonimo di una politica espansiva, come i mercati sono stati abituati a vedere negli ultimi anni. In sostanza, le azioni potrebbero aver raggiunto una zona di stallo, stabilizzazione, rispetto ai propri fondamentali, il che darebbe meno spazio di manovra alle aspettative degli operatori. Il rimbalzo del gatto morto potrebbe quindi essersi creato dalla chiusura di ordini short, più che da un forte sostegno della domanda.
NASDAQ, S&p500, 1D
Grafico a candele giornaliere del Nasdaq e lineare dell'S&P500. Fonte: teletrader.com