I mercati azionari statunitensi stanno attraversando un periodo di elevata volatilità e incertezza. Mentre l’indice di volatilità USA (il VIX) continua a crescere, si estende il ribasso delle big tech, che influenzano in maniera diretta lo stesso S&P 500, punto di riferimento per il pubblico retail. L’ipercapitalizzazione delle aziende tech sul mercato azionario USA ha creato una sostanziale situazione di squilibrio che preoccupa molti esperti. Di fronte a questa rotazione settoriale e geografica, ha senso essere preoccupati riguardo a una contrazione particolarmente profonda? Ecco uno sguardo su alcuni dati e indicatori importantissimi.
Cosa sta accadendo sul mercato USA?
L’indice CBOE VIX, noto come l’indice della paura degli investitori USA, ha raggiunto il valore più alto dall’aprile2023. Questo aumento della volatilità prevista sull’indice S&P 500 è strettamente legato all’instabilità politica che sta scuotendo gli Stati Uniti. Il fallito attentato a Trump e il ritiro dalla presidenza di Joe Biden lasciano spazio a una nuova candidata che sta guadagnando rapidamente consenso, mettendo sotto pressione le borse globali.
Diversi indicatori stanno evidenziando questa situazione. I titoli azionari USA si stanno lentamente riavvicinando alle loro medie mobili a 50 e 200 giorni, suggerendo un aumento delle vendite sul mercato. Lo dimostra il fatto che il prezzo delle azioni delle aziende FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google) è in contrazione del 10% rispetto ai massimi recenti, contribuendo significativamente alla diminuzione dell’indice S&P 500. Non a caso, i titoli high beta, che tendono a muoversi in maniera più volatile rispetto al mercato, mostrano una maggiore contrazione rispetto ai titoli low beta, che sono meno volatili. Questo indica che la contrazione del mercato sta colpendo maggiormente le grandi capitalizzazioni, come evidenziato dal calo delle big cap. Allo stesso modo, a luglio, il rapporto tra azioni value e growth è aumentato significativamente, confermando che la contrazione, sebbene ben visibile sull’S&P 500, non riguarda tutto il mercato, ma solo il segmento delle società tecnologiche.
Questo fenomeno è ulteriormente confermato dall’aumento dello spread tra l’S&P 500 tradizionale e l’S&P 500 equal weight, che pondera tutte le aziende dell’indice in maniera equa, mostrando un diverso comportamento delle azioni con maggiore capitalizzazione rispetto a quelle con minore capitalizzazione.
Il mercato USA crolla a causa della stagione degli utili? Non proprio
La stagione degli utili non sta fornendo segnali chiari ai mercati: sebbene sia iniziata molto bene, con i titoli bancari che hanno presentato risultati positivi e superiori alle attese, per altre società tecnologiche non tutto è rose e fiori.
Ad esempio, Tesla ha riportato risultati deludenti nel Q2 2024, con utili inferiori alle aspettative degli analisti. La società ha affrontato problemi di produzione e vendita, aggravati da un contesto economico incerto e dalla crescente concorrenza nel settore dei veicoli elettrici. Anche Google ha mostrato segnali di rallentamento, con una crescita dei ricavi inferiore alle previsioni. Le difficoltà di queste aziende riflettono un più ampio trend di incertezza nel settore tecnologico, che ha portato a una significativa correzione dei prezzi delle azioni.
Ipercapitalizzazione dei titoli tech: cosa può accadere sul mercato?
L’ipercapitalizzazione delle aziende americane del comparto tecnologico, favorita dal boom dell’intelligenza artificiale, ha creato una situazione di squilibrio preoccupante. Queste aziende, caratterizzate da rapporti P/E elevati e da alte aspettative sugli utili, hanno acquisito un controllo significativo sull’andamento complessivo del mercato, rappresentato dall’indice S&P 500. La crescente popolarità degli strumenti di investimento passivi, come gli ETF, ha spostato una buona parte delle posizioni in queste aziende nelle mani degli investitori retail. Questo fenomeno ha alimentato un ciclo di domanda più influenzato dalle aspettative che dai fondamentali economici.
Il concetto di rotazione ciclica, che normalmente rappresenta un aspetto salutare del mercato, potrebbe trasformarsi in un effetto a catena devastante per le borse globali. Un improvviso calo di fiducia nei confronti delle big tech potrebbe innescare vendite massive, portando a una rapida contrazione del mercato.
L’S&P 500 è sopravvalutato?
L’attuale rapporto prezzo/utile prospettico dell’S&P 500 è di circa 21, superiore alla media storica dell’indice, che si aggira intorno a 16. Questo indicatore suggerisce che l’indice potrebbe essere sopravvalutato rispetto ai suoi livelli storici. Le valutazioni elevate sono spesso un segnale di potenziali correzioni future, soprattutto in un contesto di incertezza politica ed economica.
Nonostante questo, le banche d’affari rivedono a rialzo frequentemente i target price riguardo l’indice S&P500. Ad esempio, Goldman Sachs ha alzato il suo target price per l’S&P 500 a 5.600 punti, UBS Global Research ha recentemente aumentato il suo target a 5.400 punti, e anche Barclays ha rivisto il suo target price, portandolo a 5.300 punti, con un possibile scenario ottimistico di 6.050 punti, qualora i guadagni delle big tech continuassero a superare le aspettative.
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Analisi tecnica dell’Indice S&P 500
Dal punto di vista tecnico, l’S&P 500 sta mostrando segnali di debolezza. L’indice è attualmente vicino alle sue medie mobili a 50 e 200 giorni, un livello cruciale che spesso funge da supporto o resistenza. Se l’indice dovesse scendere al di sotto di queste medie, potrebbe indicare un ulteriore potenziale di ribasso.
Inoltre, gli indicatori di momentum come l’RSI (Relative Strength Index) stanno segnalando una possibile condizione di ipervenduto. Un RSI inferiore a 30 suggerisce che l’indice potrebbe essere stato venduto eccessivamente, il che potrebbe portare a un rimbalzo tecnico nel breve termine. Tuttavia, la volatilità elevata e l’incertezza politica potrebbero continuare a influenzare negativamente l’indice.
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Grafico a candele giornaliere dell'S&P500. Fonte: baha.com
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