Azioni Stellantis e Ferrari dopo i dazi. Il mercato sta già prezzando il peggio?

Tommaso Scarpellini

05/05/2026

I dazi di Trump colpiscono l’automotive europeo, ma il vero problema potrebbe essere altrove. Le azioni Stellantis e Ferrari oscillano.

Azioni Stellantis e Ferrari dopo i dazi. Il mercato sta già prezzando il peggio?

Quando Trump annuncia dazi al 25% su auto e camion europei un venerdì sera, cosa succede davvero ai titoli che hai in portafoglio? Il mercato sconta nel breve questo impatto, e potenzialmente in maniera negativa. Ma la domanda non è se Stellantis e Ferrari scenderanno ancora, quanto piuttosto se si stia creando uno sconto interessante sulle valutazioni. Perché se è vero che il prezzo si sta aggiornando, il mercato forse sta considerando il classico “taco trade” di Donald Trump.

L’annuncio di Trump è arrivato con brutalità: dazi al 25% su tutte le auto e i camion provenienti dall’Unione Europea. La motivazione ufficiale? L’UE non avrebbe rispettato l’accordo commerciale. Ma c’è un precedente storico che pochi stanno considerando: la Chicken War del 1963. Sessant’anni fa, quando gli Stati Uniti imposero tariffe del 25% sui veicoli commerciali leggeri europei in risposta ai dazi della CEE sul pollo americano, il settore automotive globale subì uno shock che ridefinì gli equilibri commerciali transatlantici per decenni. Quella guerra commerciale non durò settimane. Durò anni. E cambiò per sempre le strategie produttive e distributive dei costruttori europei.

Il parallelismo con la situazione attuale potrebbe essere inquietante. Anche allora, i dazi vennero presentati come misura temporanea. Anche allora, il mercato sottovalutò la portata dell’escalation. La differenza è che oggi i volumi in gioco sono enormemente superiori, e l’interconnessione delle supply chain globali rende l’impatto potenzialmente devastante. Il risultato concreto? Due dei titoli più seguiti di Piazza Affari, Stellantis e Ferrari, si trovano improvvisamente sotto pressione. Ma c’è un elemento che pochi stanno considerando: il mercato non reagisce mai agli eventi. Reagisce alle aspettative sugli eventi.

Quando il prezzo si muove prima della notizia

Quando un dazio viene annunciato di venerdì, gli algoritmi, i fondi istituzionali e i trader professionisti hanno già fatto i loro calcoli nel weekend. Hanno già stimato l’impatto sui margini, rivisto le previsioni sugli utili, aggiustato i modelli di pricing.

Perché la verità è che i dazi entreranno in vigore fra una settimana, e il mercato conosce perfettamente il meccanismo: il taco trade di Trump. Quella strategia negoziale che usa l’annuncio come arma, la minaccia come leva, e il ripensamento come vittoria. Il problema è capire se questa volta sarà davvero diverso, o se si tratta dell’ennesima mossa tattica destinata a rientrare prima dell’applicazione.

La vera domanda diventa allora: cosa hanno prezzato esattamente?

Stellantis: esposizione americana e margini sotto pressione

Per Stellantis, l’esposizione al mercato americano è significativa. Una parte rilevante dei ricavi proviene dagli Stati Uniti, dove marchi come Jeep, Ram e Dodge hanno una presenza consolidata. Un dazio al 25% non colpisce solo le auto prodotte in Europa e spedite oltreoceano.

La struttura produttiva di Stellantis è distribuita tra Europa e Nord America, ma alcuni modelli chiave per volumi e redditività dipendono ancora da impianti europei. L’aggiustamento dei flussi produttivi richiederebbe tempo, investimenti, e soprattutto genererebbe inefficienze operative nel breve termine.

Se i multipli di valutazione iniziano a incorporare uno scenario di margini compressi per i prossimi trimestri, il repricing potrebbe non fermarsi qui.

Ferrari: quando anche l’esclusività ha un prezzo

Ferrari, invece, gioca una partita diversa. Il marchio di Maranello vende esclusività, non volumi. I suoi clienti non comprano una Ferrari per risparmiare $10.000 su un dazio. La comprano perché è una Ferrari.

Ma anche qui c’è un «ma»: il mercato non ragiona per logica di brand, ragiona per multipli di utile. Se i costi aumentano e i margini si comprimono, anche di poco, il P/E si aggiusta. E quando il P/E si aggiusta su un titolo che quota già a valutazioni premium, il movimento potrebbe essere deciso.

Ma violento fino a che punto? Perché la questione vera è questa. Questi titoli sono fondamentalmente solidi, ma cedono per l’aspettativa di dazi. Ma i dazi ci saranno davvero? E per quanto tempo? E quindi, quanto incidono realmente sui fondamentali?

Perché conosciamo il taco trade. Sappiamo che Trump usa le tariffe come strumento negoziale, non sempre come politica definitiva. Il mercato sta prezzando certezza dove potrebbe esserci solo minaccia. Oppure sta prezzando minaccia dove potrebbe materializzarsi certezza.

Il vero rischio: cosa non è ancora nei prezzi

Ora, torniamo al punto di partenza: il mercato ha già prezzato tutto questo? La risposta più onesta è che non lo sappiamo. Potrebbe aver prezzato lo scenario base: dazi applicati, margini ridotti, utili in calo. Ma potrebbe aver sovraprezzato il rischio: panico iniziale, vendite emotive, opportunità di rientro. Quest’ultima ipotesi, a dire il vero, potrebbe essere la più probabile.

Quello che sappiamo è che quando il mercato inizia a prezzare qualcosa, raramente si ferma al primo movimento. E i processi hanno tempi, fasi, accelerazioni e decelerazioni che non seguono la logica lineare delle notizie.
Il mercato potrebbe aver già scontato il peggio. Oppure potrebbe essere solo all’inizio di un repricing più profondo. La differenza tra questi due scenari non è piccola. È la differenza tra un’opportunità di accumulo e una trappola.

Se hai questi titoli in portafoglio, la domanda che dovresti farti non è «vendo o tengo?». La domanda quindi è: quanto rischio sei disposto a correre mentre il mercato decide cosa fare di questa notizia?

Perché una cosa è certa: il mercato ha già iniziato a decidere. E tu, sei sicuro di essere dalla parte giusta del movimento?