Azioni lepre o azioni elefante? Ecco cosa devi sapere per i tuoi investimenti

Guido Giaume

24 Giugno 2024 - 06:00

Quando si investe in azioni, ci sono principalmente due tipi di rischio da considerare: il rischio non sistematico e quello sistematico.

Azioni lepre o azioni elefante? Ecco cosa devi sapere per i tuoi investimenti

Iniziamo oggi una piccola rassegna sulle cose che occorre guardare quando si investe in azioni. Oggi capiremo che le azioni non sono tutte uguali: che esistono azioni da attacco e altre da difesa.
Le prossime volte vedremo altri modi per selezionare le azioni più promettenti in base ad altri criteri.

Quando si investe in azioni, ci sono principalmente due tipi di rischio da considerare: il rischio non sistematico e quello sistematico.

Cosa è il rischio non sistematico? E’ legato a fattori specifici di una singola azienda o di un settore: è banale ma se una azienda ha un ottimo management probabilmente farà meglio di una azienda che ha una dirigenza meno buona.
Ma ci sono altri esempi di di rischio non sistematico: sono ad es. i cambiamenti normativi o le innovazioni tecnologiche che colpiscono interi settori.

Un esempio è quello delle aziende che producevano carrozze per cavalli. Con l’avvento dell’auto tanto una azienda del settore, per quanto ben gestita ha subito la stessa sorte di una azienda ben gestia. Ma alla fine vi racconterò un caso che invece ha avuto un lieto fine.

Come è noto ad ogni rischio corrisponde anche una opportunità. Sorge quindi la domanda: ”Posso usare il rischio non sistematico delle azioni a mio favore?”

La risposta è sì, ma occorre essere esperti. E’ cioè tecnicamente possibile individuare le aziende migliori ma è una questione da esperti, perché si tratta di comperare valore a basso prezzo.

E se non si è esperti? Se non si è esperti è meglio evitare di comperare a caso poche azioni, perché si concentra il rischio alla cieca.

Per questa ragione tutti gli esperti consigliano i non esperti di comprare molte azioni, 20 o 30 almeno, per diversificare l’impatto negativo di un possibile evento singolo.
Quindi il mio consiglio, se non siete esperti, è di comperare ETF.

Passiamo adesso al rischio sistematico, noto anche come rischio di mercato.
E’ il rischio intrinseco a tutto il mercato finanziario ed è causato dai fattori macroeconomici che influenzano l’intero mercato: le politiche economiche, i tassi di interesse, le recessioni, le guerre...

Questo rischio non può essere eliminato attraverso la diversificazione del portafoglio perché colpisce tutte le azioni in modo più o meno uguale. Ad esempio l’11 settembre 2001 non c’erano azioni che salivano.

La buona notizia è che questo rischio è di più facile gestione da parte dell’invertitore non professionale. Infatti esiste il modo per misurare questo rischio e quindi farlo diventare un nostro alleato: il beta.

Il beta di un’azione misura la sua “esuberanza” rispetto al mercato di riferimento. In altre parole, il beta indica quanto il prezzo di un’azione tende a muoversi in relazione ai movimenti del mercato

  • Con Beta = 1: L’azione ha una volatilità pari a quella del mercato. Se il mercato cresce del 10%, l’azione crescerà anch’essa del 10% e viceversa.
  • Beta > 1: L’azione è più volatile del mercato. Ad esempio, un beta di 1,5 indica che se il mercato sale del 10%, l’azione salirà del 15% (e scenderà del 15% se il mercato scende del 10%).
  • Beta < 1: L’azione è meno volatile del mercato. Un beta di 0,5 significa che se il mercato sale del 10%, l’azione salirà del 5% (e scenderà del 5% se il mercato scende del 10%).

Capite quindi che se vi aspettate un mercato che sale è più opportuno avere azioni con beta elevato. Guadagnerete di più. Se vi aspettate un mercato incerto è meglio avere un basso beta.
Se le cose vanno male perderete di meno.

Vi lascio quindi con una domanda: se doveste costruire il vostro portafoglio 50% azioni e 50% titoli obbligazionari a breve termine, quali azioni usereste? Chi mi risponderà riceverà un premio e in più l’indicazione di una fonte pubblica dove trovare i beta delle azioni.

E per concludere vi racconto la storia della fabbrica di fruste. All’inizio del 900, nel canavese, c’era una fabbrica di fruste per cavalli che stava andando in crisi per l’avvento delle automobili. Un classico caso di rischio non sistematico, dovuto alla evoluzione tecnologica.

Cosa ha fatto il proprietario? Si è accorto che la lavorazione delle manichette da idrante era del tutti simile a quella delle fruste ed è diventato leader di settore nell’antincendio.