Atlantia tracolla in Borsa: le parole di Conte avvicinano la revoca delle concessioni

Azioni Atlantia tracollano dopo le dure parole di Conte: la revoca delle concessioni ad Autostrade è dietro l’angolo?

Atlantia tracolla in Borsa: le parole di Conte avvicinano la revoca delle concessioni

Le azioni Atlantia sotto i riflettori nella prima seduta della settimana.

Il titolo non ha fatto prezzo e in avvio ha lasciato osservare cali teorici a doppia cifra percentuale.

Il tutto sulla scia delle dure parole di Giuseppe Conte, che hanno portato inevitabilmente a rispolverare lo spettro della revoca delle concessioni ad Autostrade per l’Italia.

Azioni Atlantia tracollano: cosa ha detto Conte

Nel corso del weekend appena trascorso Autostrade per l’Italia ha presentato al Ministero dei Trasporti e al Tesoro un nuovo piano per evitare la revoca delle concessioni.

Il tutto dopo l’ultimatum lanciato da Conte la scorsa settimana, che ha imposto alle azioni Atlantia di registrare forti flessioni a Milano.

La proposta dei Benetton non ha suscitato l’entusiasmo del governo: durante alcune interviste rilasciate a Il Fatto Quotidiano e La Stampa Conte ha parlato di un progetto “ampiamente insoddisfacente”.

La revoca delle concessioni autostradali è sembrata sempre più vicina cosa che ha impedito alle azioni Atlantia di fare prezzo nella prima seduta della nuova settimana.

“È altrettanto inaccettabile la pretesa di Aspi di perpetuare il regime di favore in caso di nuovi inadempimenti degli obblighi di concessione,”

ha tuonato Conte.

La posizione di Atlantia e Aspi

In occasione di alcune recenti interviste rilasciate a Repubblica, i vertici di Atlantia e Aspi hanno tentato di chiarire la propria posizione sul tema della revoca.

Carlo Bertazzo, amministratore delegato del gruppo, ha ribadito la disponibilità a scendere sotto il 51%, ma solo a condizioni di mercato e nel rispetto dei soci di minoranza.

“Atlantia per raggiungere un accordo e sbloccare questa situazione è disposta a rinunciare a una parte dei suoi diritti di opzione in presenza di un aumento di capitale. Sempre che i nuovi soci condividano il nostro piano di trasformazione della società, comunque migliorabile”.

L’ad di Aspi Roberto Tomasi si è detto pronto a condividere la governance con nuovi soci ma ha espresso le proprie perplessità sulla revoca delle concessioni che, a sua detta, andrebbe contro gli interessi del Paese poiché getterebbe alle ortiche 7,5 miliardi di investimenti mettendo altresì a rischio il futuro di 7.000 dipendenti e aprendo un contenzioso destinato a durare anni.

Molto probabilmente la svolta definitiva arriverà soltanto nel consiglio dei ministri previsto per la giornata di domani, martedì 14 luglio. Allora sapremo se il governo revocherà o meno le concessioni ad Aspi.

Per il momento, però, le azioni Atlantia stanno già pensando al peggio e stanno lasciando osservare dei rossi superiori ai 14 punti percentuali a Milano.

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1 commento

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Salvatore41 • 2 mesi fa

La tragedia che si è consumata a causa crollo del ponte Morandi è stata fin dal primo giorno occasione per trarre vantaggi in termini elettorali senza alcun rispetto delle famiglie dei numerosi defunti che, incolpevoli, lo stavano attraversando. Ciò è accaduto ancor prima di qualsiasi accertamento delle responsabilità anche se è presumibile che la responsabilità del crollo sia attribuibile, con ottime probabilità, alla società che gestiva il ponte ed al Ministero che doveva controllarla.
Lo stesso numero di morti si è verificato a Viareggio a seguito dell’incendio del treni merci che trasportava GPL che causò 32 morti. In quella occasione nessuno dei politici ha mai detto che si doveva revocare la concessione alle ferrovie dello Stato eppure la responsabilità della ferrovia sembra comparabile a quella della concessionaria autostradale.
Perchè due pesi e due misure?
Perchè sbandierare la revoca della concessione alle ferrovie statali non ha ritorni elettorali mentre prendersela con i Benetton fa fico!
Nessuno pensa che migliaia di risparmiatori sono soci della quotata Atlantia e che ogni volta che i politici aprono bocca per evidenti motivi di seguito elettorale questi vedono ridursi i loro risparmi.
I risparmiatori non hanno nessuna colpa, se, come credo, la società ha sbagliato sarà la magistratura a stabilire colpe da scontare e danni da risarcire. Il di più «politico» non ci sta. Puzza di marcio e di diavolo e non ha certo il soave profumo di un angelo vendicatore. La giusta punizione dei colpevoli spetta ai giudici e non ai politici che tentano di trarre vantaggio da una tragedia immane e non se ne vergognano.

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