Aumento di stipendio: ogni quanto spetta e consigli per la richiesta all’azienda

Simone Micocci

17 Marzo 2022 - 19:26

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Ogni quanto spetta l’aumento di stipendio? Ecco una guida utile per scoprirlo, con informazioni sui diritti del dipendente e sui doveri del datore di lavoro.

Aumento di stipendio: ogni quanto spetta e consigli per la richiesta all'azienda

Chi lavora nella stessa azienda da tanti anni spesso si chiede se non sia arrivato il momento di chiedere un aumento di stipendio. D’altronde, dopo anni d’impegno e traguardi raggiunti, in cui nel frattempo è anche aumentato il costo della vita e dunque lo stipendio ha perso potere d’acquisto, un incremento della retribuzione sarebbe sicuramente un gesto di riconoscenza gradito.

Va detto, però, che se lavorate da anni presso la stessa azienda e non avete mai beneficiato di un aumento di stipendio potrebbe esserci qualcosa che non va. Esistono, infatti, due tipologie di aumento: quello deciso volontariamente dal datore di lavoro in accordo con il dipendente, e quello automatico dopo un certo numero di anni.

E mentre nel primo caso non ci sono obblighi per il datore di lavoro, il quale potrà decidere liberamente se accettare o meno una richiesta di aumento della paga mensile, nel secondo vi sono delle regole ben precise, fissate nel contratto, a cui ogni azienda deve attenersi.

Uno di questi fattori è lo scatto di anzianità riconosciuto dall’attuale normativa e disciplinato dai singoli contratti collettivi nazionali. Vi è poi una seconda regola, quella che obbliga il datore di lavoro a riconoscere un incremento di stipendio quando il dipendente aumenta di livello, nel caso dunque della cosiddetta mobilità verso l’altro. Non vi è tuttavia una legge che obbliga il datore di lavoro a promuovere un dipendente dopo un determinato numero di anni dall’assunzione.

Capire cosa prevede la normativa è quindi molto importante per tutelare il proprio diritto all’aumento di stipendio. Qualora il vostro datore di lavoro non rispetti le regole bloccando la retribuzione all’importo previsto al momento dell’assunzione, infatti, ci sono diversi organi ai quali potete rivolgervi.

Ve ne daremo notizia nel prosieguo dell’articolo; una guida utile con tutte le informazioni di cui avete bisogno per capire ogni quanto il vostro stipendio dovrebbe essere incrementato.

Aumento di stipendio con gli scatti d’anzianità

Con il termine scatti d’anzianità si intendono gli aumenti di stipendio correlati agli anni di servizio del dipendente.

Tutti i contratti collettivi prevedono che la retribuzione benefici di un incremento dopo un determinato numero di anni in cui il lavoratore è impiegato nella stessa azienda. L’aumento di stipendio correlato all’anzianità di servizio, quindi, è un diritto riconosciuto a ogni dipendente.

A variare sono gli anni in cui sono previsti gli scatti d’anzianità, poiché questi dipendono dal CCNL di riferimento; sono i contratti collettivi, infatti, a stabilire ogni quanto un dipendente ha diritto a uno scatto retributivo.

Ci sono contratti ad esempio dove lo scatto è previsto ogni biennio, altri dove invece per l’aumento di stipendio bisogna aspettare fino a cinque anni. Per capire tra quanto beneficerete di un aumento, quindi, dovrete consultare il CCNL di riferimento così da scoprire quali sono gli scatti di anzianità previsti per il vostro inquadramento.

Solitamente l’aumento di stipendio una volta raggiunto uno scatto d’anzianità è automatico. Se ciò non avviene cosa potrà fare il dipendente per far valere il proprio diritto? Ci sono diversi organi ai quali questo si può rivolgere: dalla Direzione Territoriale del Lavoro (alla quale potete rivolgervi anche in caso di stipendio non pagato) ad un’organizzazione sindacale.

L’ultima soluzione resta invece quella del contenzioso giudiziario nel quale spetterà al dipendente provare la sussistenza del rapporto lavorativo e l’appartenenza allo stesso livello per il numero di anni previsto per lo scatto stipendiale.

È bene ricordare però che anche il diritto all’aumento di stipendio per il raggiungimento degli scatti d’anzianità è soggetto a prescrizione dopo 10 anni.

La prescrizione si calcola per ogni singolo rateo; cosa significa? Prendiamo come esempio un dipendente impiegato da più di 20 anni nella stessa azienda che non ha mai beneficiato di uno scatto stipendiale, nonostante questo fosse previsto dal CCNL di riferimento ogni 5 anni.

Dopo 20 anni questo dipendente non potrà più richiedere il riconoscimento dei primi 2 scatti d’anzianità (per il 5° e il 10° anno di servizio) a causa dell’avvenuta prescrizione, ma potrà ancora rivendicare quelli previsti per il 15° e il 20° anno di servizio.

Promozione e aumento di livello

Al momento dell’assunzione il dipendente viene inquadrato in un determinato livello retributivo in base alle mansioni che sarà chiamato a svolgere. Qualora dopo alcuni anni di lavoro le responsabilità dovessero aumentare, allora il datore di lavoro dovrà promuovere il dipendente facendolo passare a un livello retributivo successivo.

In caso di passaggio a un livello superiore - che per il Jobs Act diventa definitivo dopo 6 mesi continuativi - la legge riconosce al dipendente un aumento di stipendio.

Il problema è che, come anticipato, la normativa non prevede alcun diritto alla promozione per il dipendente; a differenza degli scatti d’anzianità, quindi, non è obbligatorio un avanzamento di livello dopo un certo numero di anni di servizio presso la stessa azienda.

Ad esempio, se siete impiegati da 10 anni nella stessa azienda avete diritto a un aumento di stipendio ma non alla promozione, per la quale - salvo diverse disposizioni nel CCNL di riferimento - la scelta spetta al datore di lavoro.

Aumento di stipendio con il rinnovo di contratto

Non vi è in Italia un meccanismo d’indicizzazione dei salari, con il quale appunto il livello delle retribuzioni verrebbe adeguato in automatico tenendo conto dell’aumento dell’inflazione.

Per gli aumenti in ogni settore, infatti, la normativa rimanda ai cosiddetti contratti collettivi nazionali di lavoro, all’interno dei quali viene fissato lo stipendio minimo in base al livello d’inquadramento.

In caso di rinnovo del contratto, con relativo aumento dello stipendio deciso su scala nazionale, anche il datore di lavoro dovrà uniformarsi tenendo conto dei nuovi parametri fissati dalla contrattazione.

Consigli per chiedere un aumento di stipendio

Al netto delle situazioni sopra indicate, vi è comunque la possibilità di chiedere l’aumento di stipendio direttamente al datore di lavoro. Valutando il momento giusto per chiedere l’aumento di stipendio, e argomentando al meglio la propria richiesta, potreste avere anche delle buone possibilità di riuscita.

Se quindi state pensando di chiedere un aumento di stipendio direttamente al datore di lavoro, è importante tenere in mente alcuni importanti consigli:

  • valutare lo stato di salute dell’azienda e fare autocritica: come anticipato, è importante scegliere il momento giusto. Ad esempio, se siete in azienda da molti anni e avete assistito, e contribuito, a un percorso di crescita senza mai pretendere nulla, potrebbe essere arrivato il momento di chiedere un piccolo riconoscimento per il lavoro svolto. Diversamente, se l’azienda sta attraversando un momento di crisi, o comunque se pensate che ultimamente non state rendendo al meglio sul lavoro, allora è opportuno aspettare dei tempi migliori prima di avanzare qualsiasi richiesta;
  • informarsi sui livelli retributivi nello stesso ambito professionale: anche guardarsi intorno potrebbe essere d’aiuto, se non altro per capire se effettivamente il vostro lavoro è retribuito il giusto oppure se sarebbe opportuno un aumento. Informandovi su qual è il trend nel proprio settore di riferimento scoprirete se il vostro stipendio è adeguato allo stato del mercato del lavoro in Italia, diversamente saprete cosa chiedere al datore di lavoro;
  • il secondo punto si lega perfettamente con il terzo. Nel dettaglio, è importante andare dal datore di lavoro con le idee chiare su quali sono le proprie richieste. Bisogna quindi avere in mente una cifra, come pure scegliere con accuratezza eventuali altri benefit;
  • avere cura del linguaggio è importante, in quanto non bisogna lasciare spazio alle emozioni. Bisogna fare in modo che il confronto con il datore di lavoro, qualunque sia la sua risposta, possa essere costruttivo. Le proprie ragioni vanno espresse in maniera chiara, senza rinfacciare al datore di lavoro alcunché, lasciando fuori dall’ufficio eventuali lamentele o rivendicazioni.

Allo stesso modo bisognerà essere in grado di gestire sia un eventuale rifiuto che una risposta positiva. Nel primo caso, ad esempio, potrebbe essere opportuno chiedere al datore di lavoro come potete meritarvi un aumento di stipendio; nel secondo, ossia in caso di esito affermativo, evitate di raccontarlo ai colleghi e cercate di far vedere al datore di lavoro che non ha commesso un errore nel riporre in voi la sua fiducia.

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