Aumento IVA, dal cibo alle vacanze: cosa cambia e quanto ci costerà

Aumento IVA 2020, cosa cambia e quanto costa l’attivazione delle clausole di salvaguardia? Il rischio dell’incremento al 25% ed al 13% delle due aliquote principali potrebbe costare 500 euro all’anno in più, 1.200 euro considerando anche gli aumenti già previsti dal 2021.

Aumento IVA, dal cibo alle vacanze: cosa cambia e quanto ci costerà

L’aumento IVA resta uno dei rischi più pesanti del 2020 e l’attivazione delle clausole di salvaguardia comporterebbe un automatico balzello dei prezzi di beni e servizi.

Sono in tanti a domandarsi cosa cambia e quanto costa un eventuale aumento dell’IVA che, in caso di mancato disinnesco delle clausole di salvaguardia, diverrà realtà dal 1° gennaio 2020.

Se già nei mesi scorsi l’aumento delle aliquote dell’imposta preoccupava imprese e famiglie, la crisi di Governo e le incognite sul futuro dell’Italia rendono tutto più complesso.

Per spiegare cosa cambia e quale sarà il prezzo dello strappo tra Lega e M5S basta guardare lo scontrino ed i beni che ogni giorno mettiamo nel nostro carrello della spesa. La tassa sui consumi aumenterebbe per la maggior parte di questi qualora l’aliquota IVA del 22% passasse al 25% e al 26,5% nel 2021, e quella del 10% salisse al 13%.

Salirebbe da 6,40 euro a 6,64 euro il prezzo di una confezione di caffè, da 2,05 a 2,13 quello di una bottiglia di Coca Cola e da 3,29 euro a 3,38 euro il prezzo di un pacco di biscotti.

L’aumento IVA nel 2020 è uno dei primi rischi legati alla caduta del Governo e alle elezioni anticipate, per le quali già si ipotizzano come prime date utili gli ultimi giorni di ottobre o i primi di novembre.

Difficilmente il nuovo Esecutivo riuscirebbe ad insediarsi in tempo utile per rispettare la timeline che dovrà portare alla presentazione ed approvazione della Legge di Bilancio 2020 con la quale, tra le diverse misure, è necessario reperire i 23 miliardi di euro necessari per evitare l’aumento delle aliquote IVA. Proprio per questo avanza l’ipotesi di un’intesa tra le forze politiche maggioritarie, M5S e PD.

Un compromesso per evitare il rischio di un pericoloso aumento dei prezzi di beni e servizi. All’IVA bisogna aggiungere poi l’incremento delle accise.

Vediamo quindi nel concreto cosa cambia e soprattutto quanto potrebbe costarci lo strappo tra Lega e M5S.

Aumento IVA, dal cibo alle vacanze: cosa cambia e quanto ci costerà

Senza lo stanziamento di 23,1 miliardi di euro entro la fine dell’anno, l’aliquota IVA ordinaria passerebbe dal 22 al 25,2%, quella ridotta dal 10 al 13%. Gli aumenti previsti a legislazione vigente prevedono inoltre un ulteriore incremento a partire dal 2021 dell’aliquota ordinaria, che dovrebbe arrivare al 26,5%.

Certo è che si tratterebbe di una scelta disastrosa e, per evitare che il ritocco all’insù dell’IVA gravi sulla classe media non si esclude che alla fine prevarrà la soluzione avanzata dal Ministro dell’Economia Giovanni Tria, con un aumento selettivo solo su alcuni beni e servizi.

Cosa succederebbe, invece, qualora l’IVA salisse dal 22% al 25% e dal 10% al 13%?

Basta guardare l’elenco dei beni potenzialmente interessati dall’aumento IVA previsto dal 2020 per capirne l’impatto.

Il passaggio dell’aliquota IVA intermedia dal 10 al 13 per cento colpirebbe le seguenti tipologie di spese:

  • carni, pesce, spezie, cacao, prodotti della pasticceria e biscotteria, cioccolato, salse, condimenti composti, preparati per zuppe e minestroni, acqua minerale, aceto;
  • legna da ardere in tondelli, ceppi, etc.;
  • energia elettrica per uso domestico;
  • gas metano uso domestico (limitatamente al consumo dei primi 480 metri cubi annui);
  • prestazioni alberghiere;
  • ristrutturazioni edilizie;
  • acquisto o costruzione abitazione non di lusso (che non sia utilizzata come prima casa);
  • spettacoli teatrali, attività circensi;
  • somministrazione alimenti e bevande;
  • piante e fiori.

Una lista ancora più lunga se si considerano i beni assoggettati all’aliquota IVA ordinaria, quella che oggi è pari al 22% e che potrebbero passare al 25,2% dal 2020 e al 26,5% dal 2021:

  • vino;
  • abbigliamento;
  • calzature;
  • riparazione di abbigliamento e calzature;
  • elettrodomestici;
  • mobili;
  • articoli di arredamento;
  • biancheria per la casa;
  • servizi domestici;
  • riparazione di mobili, elettrodomestici e biancheria;
  • detersivi;
  • pentole, posate e stoviglie;
  • tovaglioli e piatti di carte e contenitori di alluminio;
  • lavanderia e tintoria;
  • auto e mezzi di trasporto;
  • pezzi di ricambio, olio e lubrificanti;
  • manutenzioni e riparazioni;
  • giochi e giocattoli;
  • radio, televisori, hi-fi, video-registratori, etc.;
  • computer, macchine da scrivere e calcolatrici;
  • cancelleria;
  • prodotti per cura personale;
  • barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza;
  • argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi;
  • borse, valige ed altri effetti personali;
  • onorari liberi professionisti.

Il tutto si tradurrebbe in una media di 500 euro circa in più all’anno da pagare, ma con notevoli differenze in base a consumi e composizione del nucleo familiare. Vero e proprio salasso per le famiglie, se si considera il mix di spese per cibo, vestiti, materiale scolastico e via discorrendo.

Fino a 1.200 euro in più a famiglia: così l’aumento IVA minaccia i consumi

Come sottolineato dal Codacons, le clausole di salvaguardia prevedono che l’IVA ordinaria salga al 26,5% nel 2021, con un ulteriore ritocco al rialzo rispetto alla già disastrosa situazione che si prospetta nel 2020.

Accanto all’IVA ad aumentare sarebbero anche le accise, con il conseguente aumento dei prezzi per gli automobilisti.

Nel 2020-2021, se non si interverrà in tempo, ogni famiglia arriverà a spendere 1.200 euro in più. Dal Codacons anche un’elenco di beni e servizi interessati dal rialzo delle aliquote IVA:

BENI CON IVA AL 22%Prezzo medio attualePrezzo medio con Iva 26,5%
caffè (2 pz x 250 gr) 6,40 euro 6,64 euro
birra (0,66 cl) 1,55 euro 1,61 euro
dentifricio 2,70 euro 2,80 euro
sapone liquido mani 1,80 euro 1,87 euro
Coca Cola (1,5 lt) 2,05 euro 2,13 euro
bagnoschiuma 2,30 euro 2,39 euro
spazzolino da denti 2,80 euro 2,90 euro
scarpe da ginnastica 100 euro 103,7 euro
lavanderia pantalone 4,00 euro 4,15 euro
Parrucchiere (messa in piega) 16 euro 16,6 euro
Parrucchiere (taglio donna) 20 euro 20,7 euro
Jeans uomo (di marca) 126 euro 130,7 euro
Auto media cilindrata 16.775 euro 17.394 euro
Auto Suv alta gamma 61.000 euro 63.250 euro
Tablet 299 euro 310 euro
Smartphone 799 euro 828 euro
BENI CON IVA AL 10%Prezzo medio attualePrezzo medio con Iva 13%
caffè al bar 0,90 euro 0,93 euro
biscotti frollini (1 kg) 3,29 euro 3,38 euro
tramezzino 2,30 euro 2,37 euro
pizza Margherita 6,85 euro 7,04 euro
cappuccino 1,20 euro 1,23 euro
Yogurt (2 pz) 1,55 euro 1,60 euro
Uova (conf. Da 6) 1,25 euro 1,28 euro
bolletta gas 1.096 euro 1.126 euro
bolletta luce 552 euro 567 euro
biglietto cinema 8,50 euro 8,73 euro

Aumento IVA, l’Italia peggio della Grecia

Se la previsione di un aumento dell’IVA inevitabile dovesse realizzarsi, l’Italia, già nota per l’elevata pressione fiscale, conquisterebbe l’ennesimo primato.

Potremmo diventare il Paese con l’aliquota IVA ordinaria più alta in Europa, superando anche la Grecia.

A stilare la classifica dei Paesi dell’Area Euro in base al valore delle aliquote IVA è sempre la CGIA di Mestre. Ad oggi occupiamo la 5° posizione.

RankNazioniAliquota super ridotta (%)Aliquota ridotta (%)Aliquota ordinaria (%)
1 Grecia - 6 e 13 24
2 Finlandia - 10 e 14 24
3 Irlanda 4,8 9 e 13,5 23
4 Portogallo - 6 e 13 23
5 Italia 4 5 e 10 22
6 Slovenia - 9,5 22
7 Belgio - 6 e 12 21
8 Spagna 4 10 21
9 Lettonia - 12 21
10 Lituania - 5 e 9 21
11 Paesi Bassi - 6 21
12 Estonia - 9 20
13 Francia 2,1 5,5 e 10 20
14 Austria - 10 e 13 20
15 Slovacchia - 10 20
16 Germania - 7 19
17 Cipro - 5 e 9 19
18 Malta - 5 e 7 18
19 Lussemburgo 3 8 17

*Elaborazione Ufficio studi CGIA

La conseguenza immediata della conquista del primato di Paese più tartassato dall’IVA non sarebbe solo un inevitabile calo dei consumi, ma anche lo sviluppo del fenomeno dell’evasione fiscale. Con buona pace di fatture o scontrini elettronici.

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1 commento

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eleonora ferrari • 18 aprile

scusate , ma tria non si vergogna di essere così tonto ? incominci a ridursi gli stipendi , loro tutti ci costano 3 miliardi all’anno e facciano una volta nella loro vita un esame di quantoi stanno rubando a tutti noi . poi raggiunto il totale non sono capaci , perchè vigliacchi , di spararsi mi offro voletieri a farlo con rimborso spese per pallottole . buna pasqua . evviva il nero . luciana periti

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