In Italia l’evasione dell’IVA torna a crescere.
Dopo circa un decennio di calo pressocché costante, il cosiddetto “tax gap” dell’imposta, ossia il divario tra quanto un Paese dovrebbe ottenere dalla riscossione e quanto effettivamente incassa, è tornato ad aumentare.
Dai 16,3 miliardi di evasione stimata nel 2022, nel 2023 si potrebbe essere passati a 24,2 miliardi, facendo salire il tax gap dal 10,6% al 14,7%.
Serve il condizionale perché le stime per il 2023, fornite dalla Commissione Europea, sono ancora preliminari, anche se qualche indicazione la danno ugualmente, perché si tratta dell’incremento su base annua più alto rilevato nell’Unione Europea, che contribuirebbe a consolidare i record negativi dell’Italia in fatto di evasione dell’IVA.
I paesi dove si evade di più in Europa
L’Italia, in termini assoluti, registra il livello più alto di evasione dell’IVA in Europa. Tuttavia, se si considera il tax gap, ovvero la percentuale di IVA evasa rispetto al dovuto, il nostro Paese si posiziona all’ottavo posto nella classifica UE del 2022.
Di seguito l’elenco dei paesi con il tax gap più alto:
1. Romania: 30,6%
2. Malta: 25,9%
3. Slovacchia: 14,6%
4. Lituania: 14,6%
5. Grecia: 13,7%
6. Croazia: 12%
7. Belgio: 11%
8. Italia: 10,6%
Bisogna sottolineare che all’entità del tax gap contribuisce qualunque mancato pagamento, anche se l’evasione è la principale causa di questo divario. Su questo fronte l’Italia negli ultimi dieci anni ha fatto notevoli passi in avanti. Nel 2013 l’Italia faceva registrare un tasso di evasione superiore al 30% dell’IVA dovuta, ossia agli stessi livelli raggiunti oggi dalla Romania (che a sua volta, al tempo, toccava il 40%).
Oggi le stime sul 2023, comunque da confermare, indicano che, sebbene a livelli non paragonabili a quelli raggiunti circa dieci anni fa, l’evasione dell’IVA in Italia è tornata a crescere, interrompendo la tendenza al calo a cui ci si era abituati. Ed è tornata ad aumentare molto più che altrove in Europa. Il passaggio in appena un anno del tax gap dal 10,6% al 14,7%, ossia di 4,1 punti percentuali, è il più alto rilevato nello studio della Commissione, superando quello di Lettonia (+3,9), Francia (+3,7), Lituania (+3,2), Romania (+3,1) e Lussemburgo (+2,9).
L’evasione dell’IVA sta diminuendo in Italia?
Per quantificare l’ammontare dell’evasione dell’IVA in Italia, oltre allo studio di Bruxelles, il riferimento è una relazione annuale preparata da un’apposita commissione nominata dal Mef, attesa in primavera. Le due analisi differiscono leggermente nei numeri, anche se sono concordi sul fatto che l’evasione dell’IVA in Italia è notevolmente diminuita negli ultimi anni. Tra 2017 e 2021 si è in sostanza dimezzata, passando da 33 miliardi di imposta evasa secondo la Commissione Ue (o 35,6 secondo la Relazione) a 14,6 (o 18 secondo il Mef).
Il fenomeno sembrava avviarsi verso un calo costante, anche grazie alle novità di contrasto introdotte negli ultimi tempi. La crescita dei pagamenti elettronici e quindi la tracciabilità delle operazioni, lo split payment, che prevede sia la pubblica amministrazione, come acquirente, a farsi carico di versare l’IVA al posto del venditore, la fatturazione elettronica e un aumento dei contribuenti in regime forfettario (non soggetti a IVA) hanno contribuito al calo dell’evasione. Ecco perché, con le stime per il 2023 contenute nell’ultimo aggiornamento della Commissione, la questione dell’evasione dell’IVA in Italia dovrebbe destare attenzione.