Attenzione a questi asset, non sono più sicuri con Trump. Gli investimenti alternativi su cui puntare

Laura Naka Antonelli

09/04/2025

La violenta carica di sell delle ultime sedute successiva all’annuncio di maxi dazi di Trump ha mandato al tappeto tutti gli asset. E questi ormai non sono più sicuri.

Attenzione a questi asset, non sono più sicuri con Trump. Gli investimenti alternativi su cui puntare

La fase di panico scattata sui mercati finanziari di tutto il mondo si è tradotta in una fuga da diversi asset: nelle ultime sessioni, è crollato praticamente tutto, in primis le azioni, come hanno ben confermato i trend di Wall Street, di Piazza Affari e dell’azionario globale.

A picco non solo andate tuttavia soltanto le azioni. Gli smobilizzi sono stati generalizzati, innescando una grande fuga perfino dagli asset considerati sicuri, i cosiddetti safe asset, o anche beni rifugio. Tutta colpa dei dazi imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, annunciati nel giorno da lui stesso definito “Liberation Day”, mercoledì scorso, 2 aprile 2025. Un giorno che rimarrà sicuramente nella storia dell’economia, della finanza e delle relazioni commerciali tra gli USA e il resto del mondo.

Quei dazi avranno effetti sull’economia, sull’inflazione e sulla direzione dei tassi di interesse delle economie globali, al momento tuttora difficili da calcolare. Sta di fatto che la loro imposizione, oltre a innescare una carica di sell record sulle piazze finanziarie globali, sta scardinando diversi paradigmi, portando gli investitori del pianeta a chiedersi se e come modificare i portafogli di investimento. A essere messa in dubbio è soprattutto la sicurezza di alcuni asset, che con Trump non vengono considerati più ancore di salvataggio come un tempo. Tutt’altro. E non si tratta di azioni. Fortunatamente, le alternative a questi asset sono state già individuate.

Alert Treasury e dollaro USA, gli investitori si danno alla fuga

Nelle ultime ore è scattato un vero e proprio alert sui Treasury: gli investitori stanno scappando dai Titoli di Stato americani, così come dal dollaro, così come certificano i numeri.

Dopo la grande abbuffata di Treasury che si è palesata all’inizio della fase di panico che si è abbattuta su Wall Street e sull’azionario globale, successivamente all’annuncio dei maxi dazi decisi dal presidente USA Donald Trump, gli investitori hanno deciso di mollare il debito degli States, continuando a fuggire contestualmente dal dollaro.

L’emorragia del dollaro USA non è sfuggita agli analisti di Deutsche Bank, che hanno lanciato un avvertimento sul rischio che la valuta diventi vittima di “una crisi di fiducia”, che la porti a essere bersagliata da nuove raffiche di smobilizzi.

A capitolare sono stati tuttavia nelle ultime ore soprattutto i Treasury USA, come ben dimostra lo scatto improvviso dei rendimenti, con quelli decennali che, nella giornata di ieri, sono schizzati di 19 punti base, infiammandosi fino al 4,48%, dopo che appena due giorni fa erano crollati al 3,88%.

Espressione di un debito, quello degli Stati Uniti, che viaggia a livelli record, e ora espressione anche di una economia che, a causa dei dazi di Trump, corre il rischio maggiore di essere travolta da una recessione, i Treasury vengono scaricati da un numero crescente di investitori, che preferiscono alternative considerate decisamente più appetibili. Quali?

Va detto intanto che forgiare il destino dei Treasury e del dollaro sono e saranno soprattutto i fondi globali, che stanno valutando altre opzioni di investimento, mentre in tutto il mondo infuria lo shock dei dazi di Trump.

Bund tedeschi e Giappone meglio dei Titoli di Stato USA?

Il crollo che i rendimenti dei titoli di Stato USA hanno accusato dall’inizio del 2025, pari a circa 40 punti base, culminato nel collasso che ha portato i decennali a bucare lo scorso 7 aprile anche la soglia psicologica del 4%, ha reso meno appetibile il debito americano.

Gli investitori, riporta l’articolo di Bloomberg, da un po’ si sono così attivati, andando a caccia di occasioni di Titoli di Stato più appetibili, individuando buone opportunità, nello specifico, nei Bund tedeschi e anche nei bond sovrani del Giappone: questi ultimi hanno visto i rendimenti salire dai minimi degli ultimi anni, parallelamente a una Bank of Japan che si è decisa a dire addio alla politica monetaria incentrata sui tassi negativi, e che è propensa ad annunciare ulteriori strette monetarie. Ora i titoli nipponici rendono l’1,25% circa.

Come spiega Matthew Raskin, responsabile della divisione di ricerca sui tassi USA di Deutsche Bank, in generale “sta prendendo quota l’idea che le diverse politiche che verranno decise dall’amministrazione (Trump) possano erodere la domanda estera di Treasury ”.

Un attenti è stato lanciato anche da Simon White, strategist della divisione macro di Bloomberg: “A fronte di un mondo sull’orlo di uno shock per la crescita globale, a meno che i dazi non vengano ridotti in modo significativo, il mercato dei Treasury potrebbe presentarsi alla stregua di un asset rifugio. Ma le regole standard che dominano la finanza internazionale stanno per essere stravolte ”.

E la verità, per White, è che “i Treasury e il dollaro USA non sono più quegli strumenti privi di rischio che erano una volta ”.

A decretare il destino dei Treasury, tra qualche settimana, potrebbero essere intanto alcuni player della finanza mondiale ben precisi: i fondi giapponesi che, secondo Hideo Shimomura, gestore senior di portafoglio presso Fivestar Asset Management a Tokyo, potrebbero confermare una rotazione “da parte degli investitori giapponesi, dal momento che i rendimenti europei sono più appetibili”.

Per il gestore, “sarà questa la scelta che, in generale, gli investitori giapponesi faranno ”.

E c’è dice attenti alla BCE

Detto questo, per quanto riguarda il trend del dollaro USA, gli analisti di Deutsche Bank hanno già avvertito che pesanti potrebbero essere le conseguenze del suo continuo ribasso sulle decisioni che le banche centrali del mondo potrebbero decidere di prendere, riguardo alla direzione da dare ai tassi di interesse.

In modo particolare, gli esperti hanno parlato della possibilità di ripercussioni sulla politica monetaria della BCE, che potrebbe trovarsi alle prese addirittura alle prese con il fenomeno diametralmente opposto rispetto a quello attuale che continua a temere, ovvero di una eventuale accelerazione dell’inflazione:

Se il calo del dollaro accelererà il passo, si tratterà di un fenomeno che non piacerà affatto alle banche centrali globali. L’ultima cosa che la BCE vuole è uno shock disinflazionistico imposto dall’esterno, provocato da una perdita di fiducia nei confronti del dollaro, così come un’accelerazione dell’euro (a cui si sta assistendo), che si affianchi ai dazi. Ci troviamo nel bel mezzo di un cambio di regime drammatico sui mercati”, ha fatto notare la divisione di ricerca del colosso bancario tedesco.

Treasury a picco dopo esito debole dell’asta USA. Sui mercati montano queste speculazioni

Tornando ai Treasury, il balzo dei rendimenti nella giornata di ieri non è stato casuale, ma è stato alimentato da un motivo ben preciso: l’asta con cui il dipartimento del Tesoro Usa ha piazzato Treasury a 3 anni per un valore di 58 miliardi di dollari, a rendimenti pari al 3,784%, al di sopra delle attese e a fronte di un rapporto bid to cover che è sceso a 2,47, rispetto alla media degli ultimi mesi pari a 2,62.

Vail Hartman, strategist della divisione dei tassi USA presso BMO, ha definito il risultato dell’asta “debole”, a fronte di alcune speculazioni montate sui mercati, secondo le quali gli investitori stranieri starebbero scaricando i Treasuries.

Sui rendimenti dei Titoli di Stato USA si è espressa anche Saira Malik, responsabile della divisione dell’azionario e del reddito fisso di Nuveen, facendo notare anche l’impatto che le prospettive di più tagli dei tassi di interesse da parte della Federal Reserve avranno sui Treasury. Intanto, “sulla scia dei dazi che sono stati annunciati (da Trump) e che si sono confermati più alti di quanto atteso in precedenza, riteniamo che il rischio sia ora rivolto verso la prospettiva di più tagli dei tassi entro la fine dell’anno”, ha detto Malik, sfornando poi la previsione anche sul valore dei rendimenti a 10 anni.

Di conseguenza, “la nostra guidance è stata rivista al rialzo da un totale di quattro tagli dei tassi da parte della Fed nel 2025 e nel 2026 a 6,6 sforbiciate, mentre la nostra valutazione sul fair value dei rendimenti dei Treasury USA a 10 anni è scesa dal 4,5% al 4%”. Occhio però anche a quanto sta accadendo ad altri Titoli di Stato, in particolare proprio ai Bund e ai BTP, con effetti visibili sullo spread BTP-Bund a 10 anni, che sta schizzando verso l’alto.

Il commento sul dollaro USA, da alcuni già bocciato prima dell’annuncio dei dazi di Trump

Occhio inoltre al commento rilasciato da Luca Bindelli (Head of Investment Strategy, Banque Lombard Odier & Cie SA) e Kiran Kowshik (Global FX Strategist, Banque Lombard Odier & Cie SA), dedicato al trend del dollaro USA. I due esperti hanno ricordato chge Lombard Odier ha già cambiato a marzo “la nostra posizione sul dollaro da positiva a neutrale nei confronti dei mercati sviluppati, rappresentati dal paniere di valute DXY”, aggiungendo di privilegiare “i beni rifugio come il franco svizzero e lo yen giapponese”.

Messi in evidenza i seguenti punti cruciali:

  • Il dollaro USA si è rapidamente indebolito dopo l’imposizione di dazi statunitensi superiori alle aspettative. I mercati trattano le tariffe come “stagflazionarie” per l’economia statunitense, e meno dannose per il resto del mondo.
  • Il rialzo del dollaro è ora limitato da una valutazione relativamente costosa rispetto alle stime di valore equo e da potenziali deflussi di capitali.
  • Il mondo si prepara alla possibile ritorsione di altri governi; qualsiasi rallentamento economico globale danneggerà anche l’area euro, il Regno Unito e molti altri paesi esposti al commercio. Manteniamo la nostra visione neutrale sul dollaro e favoriamo valute rifugio come lo yen giapponese e il franco svizzero.
  • Prevediamo una crescita più lenta negli Stati Uniti, ma una recessione rimane improbabile, e ci aspettiamo che il deficit commerciale degli Stati Uniti e, possibilmente, il deficit delle partite correnti migliorino.