Assegno ordinario d’invalidità: a chi spetta? Requisiti per il 2018 e calcolo importo

I lavoratori a cui è stata riconosciuta una riduzione delle capacità lavorativa pari almeno a 2/3 (a causa di un’invalidità psico-fisica) hanno diritto all’assegno ordinario d’invalidità: ecco quali sono i requisiti previsti e le regole per il calcolo.

Assegno ordinario d'invalidità: a chi spetta? Requisiti per il 2018 e calcolo importo

Si definisce assegno ordinario di invalidità quella prestazione economica che spetta ai lavoratori - sia essi dipendenti che autonomi - a cui è stata riconosciuta un’invalidità psico-fisica che comporta una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore ai 2/3.

L’assegno ordinario di invalidità, quindi, non va confuso con l’assegno dell’invalidità civile che invece consiste in una prestazione assistenziale riconosciuta a quei soggetti che oltre ad essere invalidi soddisfano anche determinati requisiti reddituali.

Tornando all’essegno ordinario di invalidità, questo è regolato dalla legge 22/1984 e spetta solamente a coloro che, oltre ad avere una capacità lavorativa ridotta dei 2/3 a causa della loro invalidità, possono vantare anche 5 anni di contributi, 3 dei quali accreditati nei 5 anni precedenti alla presentazione della richiesta per la prestazione economica.

Come vedremo meglio di seguito, invece, ai fini del riconoscimento dell’assegno ordinario d’invalidità non si tiene conto dell’età anagrafica del lavoratore; per ottenere questa prestazione per il sostegno del reddito, quindi, basta soddisfare il suddetto requisito contributivo e quello di tipo medico legale.

A chi spetta l’assegno ordinario di invalidità

Come anticipato per richiedere l’assegno ordinario di invalidità bisogna soddisfare due diversi requisiti:

  • uno di tipo contributivo: il quale prevede che il lavoratore abbia una contribuzione non inferiore ai 5 anni, 3 anni dei quali accreditati nell’ultimo quinquennio;
  • uno di tipo medico legale: la capacità lavorativa dell’interessato deve essere ridotta di almeno 2/3 per effetto del proprio handicap psico-fisico. La riduzione deve essere permanente.

Per quanto riguarda quest’ultimo punto ci sono delle precisazioni da fare. Ad esempio, più volte la Cassazione ha stabilito che per quantificare la riduzione della capacità lavorativa non è possibile utilizzare le tabelle previste per la valutazione dell’invalidità civile dal momento che queste servono per valutare una diminuzione generica delle capacità lavorative dell’interessato.

Invece, per l’assegno ordinario di invalidità bisogna procedere con un’analisi congiunta dell’attività lavorativa effettuata e delle capacità del lavoratore; quindi si tratta di una valutazione soggettiva e non oggettiva.

L’assegno ordinario di invalidità spetta anche a quei lavoratori che erano invalidi già prima di iniziare la propria attività; in questo caso, però, ai fini del riconoscimento del contributo bisogna dimostrare che negli anni ci sia stato un aggravamento delle condizioni di salute oppure che siano sopraggiunte delle nuove infermità.

Per quanto riguarda il requisito contributivo, invece, bisogna sottolineare che nel calcolo dei 5 anni di contributi richiesti non si contano i periodi facenti riferimento a:

  • congedo parentale;
  • lavoro all’estero non protetti agli effetti delle assicurazioni interessati in base a convenzioni o accordi internazionali;
  • servizio militare eccedente al servizio di leva;
  • periodo di malattia successivo ad 1 anno;
  • periodi di iscrizione a forme di previdenza obbligatoria differenti da quelle assicurative IVS per le quali si stabilisce altro trattamento obbligatorio di previdenza nel caso in cui non diano luogo a corresponsione della pensione.

Questi periodi, ai fini del calcolo del requisito contributivo, si considerano come neutri.

Quali lavoratori possono richiederlo?

Non tutti i lavoratori che soddisfano i suddetti requisiti possono beneficiare dell’assegno di invalidità ordinario. Questo, infatti, può essere chiesto dai lavoratori autonomi, parasubordinati e dipendenti, ma quest’ultimi solamente se impiegati nel settore privato.

Il contributo, quindi, non è riconosciuto ai lavoratori impiegati nella Pubblica Amministrazione.

Assegno ordinario di invalidità: cosa spetta?

A questi lavoratori viene riconosciuta una prestazione previdenziale mensile per un periodo di 3 anni. Scaduto il triennio - su richiesta dell’interessato - si procederà con una nuova verifica dei requisiti e nel caso in cui la riduzione della capacità lavorativa persista allora l’assegno verrà riconosciuto per altri 3 anni.

Al terzo riconoscimento consecutivo l’assegno ordinario di invalidità viene confermato automaticamente, quindi senza la necessità che l’interessato presenti la domanda. Ai fini della conferma del contributo, però, bisognerà comunque procedere con i relativi accertamenti medici legali per verificare il persistere dei suddetti requisiti.

L’importo dell’assegno non è uguale per tutti poiché dipende dall’ammontare dei contributi accreditati nella posizione assicurativa del lavoratore. Per decidere quale tipologia di calcolo utilizzare si applicano le stesse regole previste per la pensione. Quindi per coloro che hanno una contribuzione antecedente al 1996 si applica:

  • sistema misto se alla suddetta data c’erano meno di 18 anni di contributi accreditati. In tal caso il sistema retributivo si applica per le quote precedenti al 1° gennaio 1996, mentre il contributivo per quelle successive.

Ai lavoratori per i quali il primo accredito contributivo sia successivo al 1° gennaio 1996, invece, si applica interamente il sistema contributivo.

Qualora l’importo dell’assegno sia inferiore al minimo previsto, allora l’invalido avrà diritto all’integrazione al minimo; ciò, però, non vale per coloro che possiedono dei redditi propri - imponibili ai fini Irpef - per un importo superiore di 2 volte il valore annuo della pensione sociale e per coloro che hanno la pensione interamente calcolata con il sistema contributivo.

L’importo dell’assegno ordinario di invalidità può essere ridotto a seconda del reddito da lavoro percepito dall’interessato. Nel dettaglio, questo si riduce del:

  • 25%: per i redditi compresi tra 26.385,84€ e 32.982,30€ (superiori dalle 4 alle 5 volte il trattamento minimo);
  • 50%: per i redditi superiori a 32.982,30€ (superiori di 5 volte il trattamento minimo).

Infine concludiamo sottolineando che al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia - quindi al compimento dei 66 anni e 7 mesi di età e con un accredito contributivo pari o superiore a 20 anni - l’assegno ordinario di invalidità si trasforma automaticamente in pensione di vecchiaia.

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