Mentre l’introduzione dell’AI nelle aziende taglia i posti di lavoro, un piccolo gruppo di lavoratori colpiti potrà ottenere un assegno da 1000€ al mese per un anno.
Sono sempre di più le aziende costrette a licenziare i lavoratori in seguito all’introduzione di sistemi di intelligenza artificiale e algoritmi in grado di automatizzare alcune mansioni e soprattutto rendere i processi produttivi più veloci, efficienti e convenienti. Per rispondere alla crescente automazione dei ruoli professionali, è stata avviata una prima sperimentazione di un reddito di base per i lavoratori americani sostituiti dall’AI.
Il primo programma di reddito di base è gestito dalle organizzazioni non-profit AI Commons Project e What We Will, che insieme amministrano l’AI Dividend, un sussidio mensile senza vincoli di importo pari a 1.000 dollari per un anno, ovvero circa 920 euro. Il sussidio sarà inizialmente limitato a un gruppo di 25-50 lavoratori colpiti dall’innovazione e dagli algoritmi. Come funzionerà?
Cos’è l’AI Dividend, il reddito di base per i lavoratori
L’AI Dividend, che significa letteralmente «Dividendo dell’IA», è un fondo di ridistribuzione economica gestito dalle organizzazioni non-profit AI Commons Project e What We Will. Il concetto alla base è semplice: se l’intelligenza artificiale genera un aumento massiccio di produttività riducendo il costo del lavoro, una parte di questa ricchezza deve tornare ai lavoratori colpiti. Soprattutto in un momento storico in cui sempre più persone perdono il lavoro e vengono sostituite da algoritmi o robot in grado di rendere meno costoso e più efficiente il processo produttivo.
A differenza del classico sussidio di disoccupazione, l’AI Dividend nasce come un esperimento di reddito garantito per testare la tenuta del sistema sociale di fronte alla scomparsa di intere categorie professionali, dai programmatori entry-level agli assistenti legali.
La sperimentazione iniziale coinvolge un numero molto ristretto di lavoratori, ma vuole presto espandersi a un bacino molto più ampio. Inizialmente sono stati stanziati 300.000 dollari, ma si punta ad arrivare a 3 milioni per il 2026.
A quanto ammonta e chi può ottenere il reddito garantito
Per la fase sperimentale di quest’anno, il programma prevede l’erogazione di un assegno mensile di 1.000 dollari (circa 920 euro) a un piccolo gruppo di 25-50 lavoratori. Il sostegno viene garantito per un periodo di 12 mesi.
Per poter ottenere il sussidio, però, i lavoratori devono dimostrare di trovarsi in una delle seguenti condizioni:
- disoccupazione tecnologica, ovvero aver perso il lavoro a causa dell’implementazione di sistemi di AI generativa o automazione avanzata nella propria azienda;
- riduzione salariale, cioè aver subito una contrazione significativa del reddito (almeno il 30%) dovuta alla svalutazione delle proprie mansioni ora svolte da macchine;
- settori a rischio, quindi appartenere alle categorie più esposte, come data entry, traduttori, copywriter, sviluppatori junior e operatori di call center.
Il beneficiario può utilizzare il sussidio senza vincoli: può essere utile per sostenere le spese quotidiane o mensili, oppure per investire nella riqualificazione professionale in modo da potersi inserire in un nuovo settore strategico.
Verso una tassa sull’AI?
Il lancio dell’AI Dividend ha riacceso il dibattito politico: mentre leader come Sam Altman ed Elon Musk vedono nel reddito universale l’unica soluzione all’abbondanza generata dalle macchine, i governi (come quello del Regno Unito) stanno già valutando se trasformare questi progetti pilota in leggi statali, finanziate da una possibile «AI Tax» a carico delle aziende che sostituiscono i lavoratori con l’intelligenza artificiale.
Al momento i numeri del reddito garantito sono ancora piccoli rispetto a una platea di lavoratori colpiti che aumenta di giorno in giorno. Secondo le stime, nel corso del 2025 ci sono stati almeno 605 lavoratori che ogni giorno hanno perso il posto a causa dell’AI.
L’AI Dividend del 2026 potrebbe essere, a conti fatti, il primo mattone di un nuovo contratto sociale nell’era delle macchine intelligenti. Nei prossimi anni, se la sperimentazione darà risultati incoraggianti, potrebbe essere esteso anche ad altre categorie di lavoratori a rischio o già colpiti da tagli e licenziamenti di massa.
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