L’arresto dell’ex Ceo di FTX eviterà che deponga di fronte al Congresso. Ma che caso Bankman-Fried!

Mauro Bottarelli

13/12/2022

Perché la pubblica accusa dovrebbe privarsi di una testimonianza che, stante i precedenti da mea culpa social delle scorse settimane, avrebbe chiuso il caso Bankman-Fried prima ancora di aprirlo?

L’arresto dell’ex Ceo di FTX eviterà che deponga di fronte al Congresso. Ma che caso Bankman-Fried!

Nessuno se lo aspettava più. Eppure, è accaduto. Sam Bankman-Fried, ex CeO di FTX. è stato arrestato alle Bahamas e ora gli Stati Uniti si preparerebbe a una procedura d’urgenza per la sua estradizione. In effetti, le evidenze di una truffa clamorosa c’erano tutte. Fin da subito. Così come le ammissioni del principale protagonista della vicenda. Il quale, in effetti, stava stupendo tutti con la sua loquacità e onnipresenza penitenziale. Nessun avvocato, di fatto, vorrebbe un cliente simile.

In compenso, qualsiasi rappresentante della pubblica accusa farebbe carte false. Un Sam Bankman-Fried equivale al sogno che diviene realtà: ci si aggiusta la cravatta, ci si siede al banco e si comincia avidamente a sgranocchiare pop-corn, mentre l’imputato si impicca all’accusa con le proprie mani, intrecciando con perizia il nodo. Massima resa, minimo sforzo. Quasi nullo.

Perché allora arrestarlo adesso? Soltanto il 30 novembre scorso, il nostro eroe caduto in disgrazia aveva partecipato come relatore a un prestigioso incontro organizzato dal New York Times, quindi la chattering society della Grande Mela non lo aveva ancora escluso dal genere umano per sopraggiunta indegnità da mani nella marmellata. Anzi, ne ascoltava avidamente le confessioni. Magari trovando anche estremi per attenuanti, quantomeno sociologiche.

Locandina dell'evento organizzato dal New York Times il 30 novembre scorso Locandina dell’evento organizzato dal New York Times il 30 novembre scorso Fonte: New York Times

Certo, un fermo di polizia all’uscita di un simposio di quel livello, presente via Skype l’uomo dell’anno di Time Magazine, al secolo Volodymir Zelensky, avrebbe generato troppo chiasso. Per questo si è atteso, oltretutto operando fuori giurisdizione? C’è un problema, però: perché arrestarlo ora, subito prima della testimonianza di fronte al Congresso? Già, perché lo stato di fermo eviterà all’ex enfant prodige delle criptovalute di rendere edotta nei particolari dell’accaduto la politica americana al suo massimo livello. Quale accaduto, però?

Nessuno lo saprà. Alcuni addirittura avanzano l’ipotesi che Sam Bankman-Fried abbia dato vita a quell’esorbitante messe di confessioni via social proprio per ottenere questo risultato, quasi un pregare le istituzioni di fermarlo nel suo autolesionismo. O nel suo inviare segnali in codice . Perché ora occorrerà vedere quanto il Dipartimento di Giustizia Usa andrà con la mano pesante. Altrimenti, il rischio è quello di un interrogativo che esondi il mondo degli addetti ai lavori e arrivi all’uomo della strada. Suonando all’incirca così: perché un procuratore avrebbe avuto interesse a evitare che un imputato si proclamasse pubblicamente colpevole? Forse le potenziali e non gestibili chiamate in correità spaventano?

D’altronde, Sam Bankman-Fried aveva come mentore e nume tutelare Bill Clinton in persona. E la madre, professoressa di legge a Stanford, ha guidato un comitato di raccolta fondi del Partito Democratico. O forse spaventano quelle continue voci che legherebbero il nome di FTX al presunto ruolo nel clearing dollaro-cripto dei fondi che da Oltreoceano (e con generosità miliardaria) finivano sui conti della Banca centrale ucraina come aiuti bellici?

Testimoniando di fronte al Congresso, il nostro eroe avrebbe non solo reso ogni argomentazione della sua difesa più complicata ma anche pericolosamente accettato il rischio di oltrepassare la linea sottile dello spergiuro. Di fatto, una bonanza per la pubblica accusa. La quale, invece, ha preferito evitare questo eccesso di vantaggio nella disputa. Fair play all’ennesimo e parossistica potenza?

Ronald Reagan disse che le nove parole più terrorizzanti in lingua inglese sono I’m from the government and I’m here to help. In questo caso, forse l’amministrazione Biden e il democraticissimo Department of Justice hanno voluto offrire una declinazione di connotato positivo a quella formula, la quale si colloca fra il Mister Wolf di Pulp Fiction e il poliziotto buono che subentra nell’interrogatorio di Law and Order? O forse, semplicemente prevenire è meglio che curare? Attenzione a certi eclatanti casi di tempismo, molto diffusi in queste ore. A tutte le latitudini.