Cosa bisogna fare per aprire un negozio? E, soprattutto, quanti soldi ci vogliono? Per avviare un’attività bisogna conoscere costi e requisiti: ecco cosa fare
Cosa serve e quanto costa aprire un negozio? È questa la domanda che si pongono più spesso coloro che desiderano mettersi in proprio e avviare una propria attività commerciale, sia essa fisica oppure online.
Aprire un negozio resta ancora oggi uno degli obiettivi più ambiti da chi vuole costruire un progetto imprenditoriale autonomo, ma non sempre è chiaro quali siano i passaggi da seguire per trasformare un’idea in un’attività concreta e sostenibile.
Rispetto al passato, oggi aprire un negozio è decisamente più semplice, soprattutto grazie alle riforme introdotte a partire dal decreto Bersani, che hanno progressivamente ridotto vincoli e burocrazia nel settore del commercio. Tuttavia, questo non significa che si possa improvvisare: regole, costi e adempimenti restano elementi fondamentali da conoscere prima di partire.
Esistono infatti delle regole precise da rispettare, dei documenti obbligatori da presentare e delle spese iniziali che non possono essere ignorate. Prima di aprire un negozio è quindi indispensabile sapere se è necessaria una licenza, quali sono i requisiti personali e strutturali richiesti e, soprattutto, qual è il budget minimo necessario.
Come aprire un negozio? Prima bisogna distinguere le tipologie
Prima di procedere con l’analisi delle regole per aprire un negozio, è fondamentale individuare con precisione la tipologia di attività commerciale che si intende avviare. Questo passaggio è essenziale perché la normativa varia in base alla superficie di vendita, al territorio di riferimento e alla tipologia di merce venduta.
Le attività commerciali al dettaglio si suddividono ancora oggi in tre grandi categorie:
- esercizi di vicinato, con superficie di vendita fino a 250 metri quadrati;
- medie strutture di vendita, con superficie di vendita non superiore ai 2.500 metri quadrati;
- grandi strutture di vendita, con superficie di vendita superiore ai 2.500 metri quadrati.
Questa distinzione incide direttamente sulle procedure autorizzative, sui controlli e sugli obblighi amministrativi. In linea generale, più grande è la superficie di vendita, maggiori sono gli adempimenti richiesti.
Oltre alla metratura, le attività commerciali si distinguono anche in base alla tipologia di prodotti venduti, ovvero tra alimentari e non alimentari. Tale differenza è particolarmente rilevante perché le attività alimentari sono soggette a norme sanitarie e requisiti aggiuntivi, come i controlli ASL e l’obbligo di formazione specifica.
Queste classificazioni sono fondamentali anche per stabilire quando sia necessaria una licenza commerciale e quando, invece, sia sufficiente una semplice comunicazione di inizio attività, come previsto dalla normativa vigente.
Aprire un negozio: quando serve la licenza?
Prima di aprire un negozio è sempre consigliabile avere idee chiare e basare le proprie scelte su un’attenta analisi di mercato, valutando la zona in cui si intende avviare l’attività e il potenziale di redditività. Non tutte le attività, infatti, hanno lo stesso rendimento economico e alcune risultano più vantaggiose di altre.
Chiarito questo aspetto, è necessario capire cosa prevede la normativa attuale e se serve la licenza. In base alle disposizioni introdotte dal Decreto Bersani, dal 2006 la licenza commerciale non è più obbligatoria per:
- esercizi di vicinato con superficie fino a 250 metri quadrati nei Comuni con popolazione superiore ai 10 mila abitanti;
- esercizi di vicinato fino a 150 metri quadrati nei Comuni con meno di 10 mila abitanti.
In questi casi non è richiesta una licenza vera e propria, ma resta obbligatorio presentare al Comune la SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), da inoltrare tramite lo SUAP – Sportello Unico per le Attività Produttive. La SCIA è una dichiarazione con cui l’esercente comunica l’avvio dell’attività e autocertifica il rispetto di tutte le norme vigenti.
La licenza commerciale rimane invece obbligatoria per alcune specifiche attività, tra cui:
- tabaccherie, in quanto soggette a monopolio statale;
- negozi con superficie fino a 1.500 metri quadrati nei Comuni di piccole dimensioni;
- negozi con superficie fino a 2.500 metri quadrati nei Comuni più grandi.
In questi casi si applica la regola del silenzio-assenso: se il Comune non risponde entro 90 giorni dalla richiesta, l’autorizzazione si considera concessa.
Cosa serve per aprire un negozio? Requisiti e autorizzazioni
I requisiti necessari per aprire un negozio sono di diversa natura: alcuni riguardano l’esercente, altri i locali e le autorizzazioni amministrative.
Per poter aprire un negozio è necessario:
- non essere mai stati dichiarati falliti;
- non essere delinquenti abituali;
- non aver riportato condanne penali con pene detentive superiori ai 3 anni;
- ottenere il parere favorevole della ASL per l’agibilità dei locali, se richiesto;
- aprire la partita IVA;
- iscriversi alla CCIAA (Camera di Commercio);
- iscriversi all’INPS;
- iscriversi all’INAIL, se previsto.
Per le attività alimentari sono previsti ulteriori requisiti. In particolare, per bar, ristoranti e attività di somministrazione è obbligatorio:
- possedere i requisiti professionali (ex REC);
- frequentare il corso SAB oppure dimostrare di aver lavorato per almeno 2 anni negli ultimi 5 in un’attività del settore alimentare.
Questi requisiti non sono richiesti per le attività non alimentari. Una volta completate tutte le procedure, sarà sufficiente inviare la Comunicazione Unica al Registro delle Imprese, che provvederà a informare automaticamente gli altri enti.
Va sempre ricordato che Regioni e Comuni possono prevedere obblighi aggiuntivi, per cui è fondamentale informarsi preventivamente presso il SUAP competente.
Cosa fare per aprire un negozio? La procedura tipo
Una volta chiarite tipologia di attività, requisiti e necessità o meno della licenza, è possibile passare alla procedura operativa per aprire un negozio. Sebbene possano esserci differenze in base al Comune o alla Regione, esiste un iter standard che nella maggior parte dei casi consente di avviare l’attività senza particolari complicazioni.
Il primo passo consiste nell’individuare il locale in cui aprire il negozio. È fondamentale verificare che l’immobile sia conforme dal punto di vista urbanistico e che abbia una destinazione d’uso commerciale. In caso di affitto, è sempre consigliabile firmare il contratto solo dopo aver verificato la fattibilità dell’apertura.
Successivamente si procede con l’apertura della partita IVA, scegliendo il corretto codice ATECO e il regime fiscale più adatto. Nell 2026 il regime forfettario resta una delle opzioni più utilizzate per le piccole attività, grazie a un’imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni in presenza dei requisiti necessari
Dopo la partita IVA, l’imprenditore deve procedere con:
- iscrizione alla Camera di Commercio;
- iscrizione all’INPS (Gestione Commercianti);
- iscrizione all’INAIL, se prevista per il tipo di attività svolta.
Questi passaggi possono essere effettuati tramite la Comunicazione Unica, che consente di trasmettere in un’unica soluzione tutte le informazioni agli enti competenti.
A questo punto si presenta la SCIA al Comune tramite lo SUAP. Nella maggior parte dei casi, l’attività può iniziare immediatamente dopo l’invio della segnalazione, salvo controlli successivi. Solo per alcune tipologie di negozio (superfici medio-grandi o attività regolamentate) è necessario attendere l’autorizzazione formale.
Quanto costa aprire un negozio? Ecco quanti soldi ci vogliono
Prima di affrontare il tema dei costi effettivi, è fondamentale capire quali siano le principali voci di spesa da considerare quando si decide di aprire un negozio. Oltre alle spese più ovvie come affitto e acquisto della merce, esistono costi iniziali e ricorrenti che incidono in maniera significativa sul budget iniziale e sulla sostenibilità dell’attività.
Principalmente i costi per l’apertura di un’attività sono influenzati dalla tipologia: la spesa per aprire un ristorante potrebbe essere superiore a quella per un’attività non alimentare.
Una prima voce di spesa riguarda i costi amministrativi e burocratici: l’apertura della partita IVA, l’iscrizione al Registro delle Imprese della Camera di Commercio, l’elaborazione della SCIA e l’eventuale consulenza di un commercialista o consulente fiscale. Anche se non sempre elevati singolarmente, questi costi si sommano rapidamente e devono essere preventivati fin dall’inizio.
Secondo alcune stime di settore, le pratiche amministrative possono costare da 600 € a oltre 2.000 € solo per l’avvio dell’attività, senza contare consulenze professionali più approfondite.
Difatti, per poter fare un calcolo delle spese iniziali, oltre a queste spese, bisogna prendere in considerazione anche:
- i costi per la consulenza di un commercialista per aprire la partita IVA, compresa solitamente tra i 600-1.000 euro annui;
- i costi per l’affitto del locale - se non è di proprietà;
- i costi per la ristrutturazione del locale - se necessario;
- i costi per l’allestimento del negozio - arredi, scaffalature, vetrine, registratore di cassa, sistemi POS per i pagamenti elettronici, illuminazione e insegne.
Oltre a queste, è necessario prevedere budget per:
- utenze (energia elettrica, acqua, internet);
- assicurazioni obbligatorie o consigliate;
- marketing e promozione (online e offline) per far conoscere il negozio nella fase di lancio;
- personale, se previsto fin dall’avvio dell’attività.
Queste voci, spesso sottovalutate, devono essere incluse nella pianificazione economica perché influenzano direttamente la redditività e la sostenibilità dell’attività nel medio-lungo periodo.
Ecco, quindi, che, considerando tutte le voci fin qui menzionate, il costo finale per avviare un’attività commerciale potrebbe aggirarsi tra i 15.000 e i 20.000 euro per le piccole attività e non meno di 50.000 euro per quelle più grandi.
I costi per aprire e avviare un locale: qualche esempio per capire
Definire quanto costa aprire un negozio in Italia oggi dipende da numerose variabili, tra cui, come detto, la tipologia di attività, la metratura e la località scelta. Tuttavia, è possibile carpire delle stime basate su analisi di settore aggiornate, in modo da dare un’idea realistica dell’investimento necessario.
Ad esempio, per aprire un negozio di generi alimentari o un minimarket, l’investimento iniziale deve prevedere un minimo di circa 50.000 € considerando pratiche amministrative, arredamento, prima fornitura di merce e altri costi variabili legati alla presenza online e alle attività promozionali.
Per attività di abbigliamento, le stime specialistiche riportano un range medio di investimento iniziale tra circa 30.000 € e quasi 100.000 €, variabile in base alla grandezza del negozio, alla location scelta e alla quantità di merce da acquistare. In particolare, l’affitto del locale, l’allestimento interno e l’acquisto delle scorte iniziali sono le voci più rilevanti.
Poi ci sono le cosiddette attività alternative. Ad esempio, per i distributori automatici h24 installati in punti strategici, alcune testimonianze dirette di imprenditori nel settore suggeriscono investimenti iniziali più contenuti, intorno a circa 10.000 €-15.000 € per l’acquisto e la messa in funzione di macchine distributrici e piccoli spazi. Queste attività possono essere una soluzione per chi possiede un locale e ha un budget ridotto, specialmente se abbinate a un modello di gestione semplificato.
Ovviamente, tutte le cifre sono indicative e variano sensibilmente in base alla città (ad esempio affitti e costi di location a Milano o Roma saranno significativamente più alti rispetto a città di provincia), alla qualità dell’allestimento e alla strategia commerciale adottata. È quindi sempre consigliabile effettuare un business plan dettagliato prima di impegnarsi finanziariamente.
Come aprire un negozio online (e perché costa meno)
Con la rivoluzione digitale, la decisione di aprire un negozio online potrebbe essere una buona soluzione anche per abbattere i costi. A differenza di un negozio fisico, infatti, molte delle spese legate a location, personale e infrastrutture sono ridotte o addirittura assenti.
Secondo alcune stime riportate dal portale Stripe, piattaforma globale per pagamenti e strumenti digitali, i costi per impostare un’attività di e-commerce possono variare da poche centinaia a qualche migliaio di euro, in base alla complessità del progetto e agli strumenti tecnici utilizzati. Tra le principali voci di spesa si segnalano:
- registrazione dominio e hosting: circa 50 €–300 € all’anno;
- piattaforma e sviluppo e-commerce: tra circa 500 € e 5.000 €, a seconda delle personalizzazioni;
- costi amministrativi e consulenze: circa 200 €–800 €;
- logistica e prime scorte: circa 300 €–2.000 €;
- marketing iniziale: circa 200 €–1.500 €.
Queste cifre, pur indicative, confermano come aprire un negozio online richieda un investimento molto più basso rispetto a un negozio fisico, rendendolo un’opzione interessante per chi dispone di capitali limitati o desidera testare il mercato con rischi contenuti. D’altronde, anche chi decide di aprire un negozio fisico oggi, prima o poi, si troverà di fronte alla scelta di un supporto online.
Inoltre un negozio online consente di:
- raggiungere clienti su tutto il territorio nazionale (e oltre);
- ridurre costi fissi legati a personale e utenze;
- adattare rapidamente l’offerta in base alle tendenze.
Per chi decide di vendere online è importante impostare anche strategie di digital marketing, con investimenti in campagne social, SEO e pubblicità online, strumenti che facilitano la visibilità e l’acquisizione di clienti in un mercato competitivo.
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