Hai compiuto 50 anni? Potrebbe essere il momento di metterti seduto e pianificare il tuo pensionamento: con le dovute accortezze, infatti, sei ancora in tempo per assicurarti un’uscita anticipata.
Chi vuole andare in pensione in anticipo dovrebbe iniziare con largo anticipo a programmare la propria uscita.
Conoscere le opzioni di pensionamento anticipato è infatti il primo passo, al quale segue poi la conoscenza della propria situazione contributiva: in genere, infatti, per poter andare in pensione prima del compimento dell’età anagrafica richiesta per la pensione di vecchiaia - oggi pari a 67 anni, ma in aumento nei prossimi anni per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita - serve aver maturato molti più anni di contributi rispetto ai 20 solitamente richiesti.
Per la pensione anticipata ne servono più del doppio: oggi sono richiesti 42 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica, ma un requisito contributivo più elevato è generalmente previsto anche per le altre misure di flessibilità destinate a particolari categorie di lavoratori, come pure per quelle temporanee, come è stato nel caso di Quota 100 e Quota 103.
Se hai compiuto 50 anni potrebbe essere già troppo tardi per pianificare l’uscita dal lavoro, ma con particolare attenzione potresti ancora prendere qualche contromisura, come ad esempio l’adesione a un fondo pensione così da avere una seconda entrata, consapevole del fatto che il pensionamento anticipato potrebbe voler dire un assegno più basso.
Ecco, nel dettaglio, quali passi seguire.
Come andare in pensione in anticipo
Come anticipato, il primo passaggio consiste nel prendere consapevolezza di quali siano le misure che consentono di andare in pensione in anticipo, fermo restando che, dal momento che mancano ancora diversi anni, bisogna mettere in conto possibili decisioni del legislatore rispetto alle misure in scadenza (si pensi oggi all’Ape Sociale), come pure l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita, che potrebbe comportare un allungamento dei tempi.
Nel dettaglio, abbiamo già avuto modo di sottolineare come solitamente siano gli anni di contributi a essere determinanti: si pensi alla pensione anticipata, che richiede 42 anni e 10 mesi di contribuzione, 41 anni e 10 mesi nel caso delle donne. Ci sono poi forme riservate a chi rientra in determinate categorie: si pensi ai lavoratori precoci, come pure a coloro che sono impiegati in attività considerate gravose o usuranti.
Conoscere queste norme è importante per capire a quale misura di flessibilità puntare e iniziare a organizzarsi per tempo, attraverso tutte quelle soluzioni utili ad assicurarsi un maggior numero di anni di contributi.
Controllare quanti contributi hai versato e quanti ne mancano alla pensione
Una volta capito a quale misura puntare, è bene prendere consapevolezza della propria situazione personale. È qui che entra in gioco l’estratto conto contributivo, ossia lo strumento che racchiude tutta la storia contributiva del lavoratore, mettendo in evidenza eventuali periodi privi di contribuzione sui quali intervenire.
L’estratto conto contributivo può essere scaricato in autonomia dall’area personale MyInps, accedendo con le proprie credenziali, oppure ci si può affidare all’assistenza di un patronato.
Come recuperare eventuali periodi senza contributi
Se nell’estratto conto contributivo ci sono periodi privi di contribuzione, si può valutare come intervenire. Intanto, se in quei periodi si è lavorato, bisogna segnalare tutto all’Inps, fornendo la documentazione relativa a quell’attività affinché la situazione possa essere regolarizzata.
Se invece mancano contributi relativi a periodi effettivamente non lavorati, si può valutare:
- se è possibile richiedere il riconoscimento della contribuzione figurativa, non sempre accreditata in automatico;
- se è possibile procedere con il riscatto dei contributi;
- se esiste la possibilità di accedere a una pace contributiva con cui coprire i periodi scoperti. Oggi, ad esempio, questa possibilità non è prevista, ma negli ultimi anni sono state introdotte diverse misure in questa direzione.
Un’altra possibilità è quella di chiedere l’autorizzazione al versamento volontario dei contributi: questo può essere utile perché, nel caso in cui si resti senza lavoro, si potranno perlomeno versare i contributi di tasca propria.
Come anticipato, non consente di recuperare qualsiasi periodo del passato: con la contribuzione volontaria, infatti, si possono coprire i periodi scoperti compresi nei 6 mesi precedenti la richiesta di autorizzazione.
Quanto si perde sull’assegno andando in pensione prima
Un altro aspetto da considerare è che andare in pensione prima comporta una riduzione dell’assegno. La ragione è duplice: da una parte si versano meno contributi, dal momento che si lavora per meno tempo, mentre dall’altra il coefficiente di trasformazione, ossia quel parametro che nel calcolo contributivo viene utilizzato per trasformare il montante contributivo nell’importo della pensione, è meno favorevole.
Questo sistema, infatti, premia coloro che vanno in pensione più tardi attraverso un coefficiente di trasformazione più conveniente. Il pensionamento anticipato potrebbe quindi comportare un assegno molto più basso rispetto all’ultimo stipendio, ragion per cui - come vedremo nel paragrafo successivo - è opportuno prendere delle contromisure.
Iscriversi a un fondo pensione
L’iscrizione a un fondo pensione rappresenta una delle soluzioni per integrare la pensione pubblica e puntare a un’entrata complessiva più vicina all’ultimo stipendio.
Tuttavia, prima si comincia e meglio è: ecco perché farlo a 50 anni potrebbe rendere più difficile raggiungere questo obiettivo. Per assicurarsi una rendita adeguata, utile a compensare la differenza che in genere c’è tra ultimo stipendio e pensione liquidata, potrebbero infatti essere necessari versamenti aggiuntivi, non essendo sempre sufficiente il solo Tfr.
Bisogna poi scegliere la linea di investimento tenendo conto del tempo a disposizione e del rischio che si è disposti a sostenere, senza considerare un investimento più rischioso come una soluzione obbligata per chi comincia più tardi.
Questo non significa che bisogna lasciar perdere: si è ancora in tempo per costruire un’entrata integrativa, ricordando che chi ha lasciato il Tfr in azienda può decidere di destinare al fondo pensione le quote future. Il Tfr già maturato, invece, resta generalmente accantonato e viene liquidato secondo le consuete regole alla cessazione del rapporto, salvo la possibilità, nei casi consentiti e previo accordo con il datore di lavoro, di trasferire al fondo anche quello pregresso.