Nestlé non è immune alla crisi e dopo oltre 60 anni chiude lo storico centro di produzione stagionale in Ungheria, ma è pronta a nuove vie.
Neanche colossi come Nestlé sono esonerati dalla crisi, soltanto che a differenza delle piccole imprese hanno più occasioni per riprendersi e provare a reinventarsi. Agendo al momento giusto possono tirarsi su, come sta cercando di fare l’azienda svizzera, che resta ad oggi la più grande multinazionale al mondo nel settore della nutrizione e del benessere. Nestlé gestisce molteplici marchi attivi in tutto il mondo e proprio questa varietà rappresenta un punto di forza in caso di difficoltà, soprattutto per cambiamenti dei gusti e delle disponibilità economiche dei consumatori. Deve però esserci un controllo attento, perché non è possibile dare per certi neanche i clienti più affezionati e gli stabilimenti consolidati da tempo. Ciò che sta accadendo in Ungheria ne è l’esempio perfetto, perché lo storico centro era attivo da oltre 60 anni, ma presto sarà venduto.
Nestlé in crisi chiude lo storico centro in Ungheria
Nestlé terminerà la produzione nello stabilimento di Diosgyor, nel nord-est dell’Ungheria, entro la fine del 2026. Era stato inaugurato nel 1962 e dal 1991 è una sede produttiva dell’azienda svizzera, che l’ha impiegata per realizzare le statuine di cioccolato cave dei marchi Smarties, KitKat e Milky Bar. Prodotti molto apprezzati ed esportati dallo stabilimento ungherese in oltre 20 Paesi, che però negli ultimi tempi hanno subito un notevole calo della domanda.
Come riportato dal comunicato ufficiale di Nestlé, infatti, l’azienda di Diosgyor rappresenta meno del 3% del fatturato ungherese e lo 0,4% del volume di produzione totale. Sicuramente c’è stato un complessivo calo della domanda dei prodotti dolciari, legato un po’ alla crisi economica e un po’ alla maggiore attenzione a un’alimentazione più sana, ma è molto parziale e variabile. Ciò che ha inciso maggiormente, però, è la tipologia di prodotti, strettamente legata a un mercato stagionale.
La chiusura di Nestlé in Ungheria, cause e conseguenze
Molti prodotti di cioccolato e dolciumi in generale hanno un carattere stagionale, non soltanto per rispondere alle esigenze dei consumatori ma anche e soprattutto per preservare la qualità del cioccolato. Si pensi ad esempio ai cioccolatini Ferrero Rocher, Pocket Coffee e Mon Chéri, la cui produzione viene completamente sospesa nei mesi estivi. La produzione deve quindi essere sostenuta e compensata da livelli di vendita molto alti, rotazioni ottimizzate con altri articoli o altre strategie adeguate. Se ciò non risulta sufficiente è evidente che non è conveniente mantenere aperto lo stabilimento, come ha subito notato Nestlé. La difficoltà, infatti, non risiede neanche nei prodotti in sé, che continuano a essere molto apprezzati, ma proprio alla produzione nello stabilimento ungherese.
Ne è dimostrazione il fatto che ci sarà semplicemente un cambio del luogo di produzione delle statuine di cioccolato, che passeranno a un produttore esterno nel Regno Unito. Il calo della domanda locale, peraltro, è limitato proprio a questi articoli, visto che gli altri stabilimenti ungheresi di Nestlé, che includono la produzione di bevande a Szerenc, gli alimenti per animali domestici a Bük e la sede nazionale di Budapest resteranno regolarmente attivi. La sede di Diosgyor, invece, sarà chiusa definitivamente entro la fine dell’anno e per questo l’azienda svizzera ha già avviato le trattative per la vendita.
L’obiettivo non è soltanto vendere a costi ragionevoli, ma assicurare il proseguimento della produzione dolciaria e trasferire la maggior parte del personale possibile al nuovo proprietario. L’azienda farà sapere ulteriori dettagli, anche in merito ai posti di lavoro soppressi, entro la chiusura di dicembre 2026. Nel frattempo ha assicurato che le statuine di cioccolato continueranno a essere disponibili e manterranno tutte le caratteristiche tecniche e di sapore a cui i clienti sono da sempre abituati.