Il fondatore di Amazon ha previsto che l’AI, contrariamente a quanto si pensi, causerà una carenza di manodopera a causa della forte richiesta.
A inizio anno Amazon ha tagliato 16.000 posti di lavoro, indicando l’intelligenza artificiale tra le principali cause. Peccato che il fondatore Jeff Bezos, lo scorso giugno, sia salito sul palco di Parigi per sostenere l’esatto contrario: l’AI non distruggerà il lavoro, ma finirà addirittura per creare una carenza di manodopera. Una contraddizione che fotografa perfettamente lo stato di confusione del mercato occupazionale nel 2026.
Il 17 giugno, durante il VivaTech di Parigi, il fondatore di Amazon ha condiviso il palco con David Limp, amministratore delegato di Blue Origin, per parlare di Prometheus, la sua nuova startup di ingegneria basata sull’intelligenza artificiale. La società è stata presentata proprio in quell’occasione con una valutazione di 41 miliardi di dollari e 12 miliardi già raccolti in finanziamenti. A fare notizia, però, è stata soprattutto un’altra affermazione pronunciata da Bezos.
«So che esiste molta preoccupazione, condivisa anche da persone intelligenti, sul fatto che l’AI possa rendere gli esseri umani superflui», ha dichiarato. «Sono completamente in disaccordo. Penso che l’intelligenza artificiale creerà una carenza di manodopera, perché permetterà alle persone di individuare un numero maggiore di problemi da risolvere. Abbiamo un elenco infinito di cose da inventare e oggi non siamo limitati dalla nostra immaginazione, ma da ciò che riusciamo concretamente a realizzare».
Il ragionamento di Bezos si basa su un principio economico noto come paradosso di Jevons: quando uno strumento diventa più economico ed efficiente, le persone finiscono per utilizzarlo di più, non di meno. Il suo esempio preferito riguarda i bancomat. Quando furono introdotti, le banche non licenziarono in massa i cassieri, ma aprirono più filiali e assunsero più personale a contatto con il pubblico, perché il costo operativo di ogni sportello si era ridotto.
Secondo Bezos, lo stesso potrebbe accadere con i radiologi e gli ingegneri informatici, che verrebbero elevati dal proprio ruolo, anziché essere sostituiti. Il problema è che, mentre Bezos descrive con ottimismo il futuro del mercato occupazionale, i dati del settore tecnologico raccontano una realtà molto diversa nei primi cinque mesi del 2026.
Un settore che licenzia a ritmo record
Il comparto ha già tagliato 115.000 posti di lavoro, un ritmo che a maggio aveva quasi eguagliato il totale dell’intero 2025. Negli Stati Uniti lo scorso anno sono stati registrati circa 97.000 licenziamenti. Le aziende hanno indicato l’intelligenza artificiale come causa principale in 38.579 casi, pari a circa il 40% del totale e al dato mensile più elevato mai registrato per questa motivazione.
Goldman Sachs stima che l’intelligenza artificiale stia contribuendo all’eliminazione di circa 16.000 posti di lavoro al mese negli Stati Uniti. Un’altra indagine attribuisce all’AI il 22% di tutti i licenziamenti previsti nel corso del 2026.
Se davvero l’intelligenza artificiale finirà per generare una maggiore domanda di lavoro umano, l’infrastruttura che la sostiene sta intanto attraversando un ciclo di investimenti destinato, secondo molti analisti, a durare decenni. Nvidia guadagna il 13,25% dall’inizio dell’anno, Broadcom il 15,99% e Alphabet il 14,26%. Microsoft, paradossalmente, resta invece indietro con un calo del 20,02%: un promemoria del fatto che anche le aziende impegnate nella costruzione delle infrastrutture dell’AI non sono immuni dal rischio di successive rivalutazioni del mercato.
Sul fronte della riqualificazione professionale, Coursera ha registrato nel primo trimestre del 2026 oltre 20 nuove iscrizioni al minuto ai propri corsi di intelligenza artificiale generativa. È il segnale che milioni di persone si stanno già muovendo per acquisire nuove competenze.
È evidente che i ruoli maggiormente esposti sono quelli entry level, costruiti su mansioni ripetitive e poco specializzate. Tra le professioni destinate a resistere, invece, ci saranno probabilmente i supervisori incaricati di controllare la qualità dei sistemi di intelligenza artificiale, gli ingegneri specializzati e le figure legate alla formazione professionale.
È possibile che Bezos abbia ragione sulla direzione finale del mercato del lavoro. Resta però aperta la domanda più urgente, quella che riguarda chi ha già perso il proprio impiego nel corso del 2026: quanto tempo servirà prima che la carenza di manodopera promessa dal fondatore di Amazon diventi qualcosa di più concreto di una previsione ottimistica pronunciata su un palco di Parigi?