Migliaia di lavoratori perdono il posto. Amazon lascia a casa 30.000 dipendenti entro maggio, ecco perché.
Amazon si prepara a licenziare 30.000 dipendenti entro maggio, in grossi tagli ai posti di lavoro delle sedi di Washington, California, Virginia e New Jersey. Si parte il 26 gennaio con lo Stato di Washington, arrivando a ridurre migliaia di posti di lavoro nel settore corporate. Provvedimenti di questo genere fanno di solito pensare a difficoltà finanziarie o addirittura spie di un possibile fallimento, ma ovviamente non è il caso di Amazon, che tuttavia riduce del 10% la forza lavoro corporate per una precisa scelta strategica.
Secondo quanto è stato riferito a Reuters da fonti anonime del colosso di Bezos, pare che questa pulizia occupazionale sia volta a compensare le massicce assunzioni fatte durante la pandemia. Si può immaginare senza fatica che anche un’azienda come Amazon abbia subito variazioni considerevoli con il passaggio del Covid19, che ha visto l’esplosione degli e-commerce, finché gradualmente i volumi degli ordini sono rientrati nella normalità.
La riduzione dei posti di lavoro può comunque essere letta in un’ottica più ampia di riorganizzazione dell’organico, considerando che è soltanto uno dei cambiamenti in arrivo e non dimenticando del tempo passato dalla fine della pandemia. In ogni caso, si tratta di una novità piuttosto pesante per i lavoratori statunitensi (e non solo, viste le sedi Amazon in tutto il mondo).
Amazon licenzia 30.000 dipendenti
Partendo dal 26 gennaio con lo Stato di Washington (in una prima ondata da circa 2.000 licenziamenti) pare che Amazon lascerà a casa un totale di 30.000 persone negli Stati Uniti. È chiaro che rispetto agli enormi numeri dell’azienda (si parla di un organico di 1,55 milioni di dipendenti) la riduzione può sembrare contenuta, ma ciò non toglie che si tratta del 10% del settore corporate, nonché di uno dei licenziamenti aziendali più grossi dell’intera storia americana, molto vicino ai 31.000 posti tagliati da Boeing dopo gli attacchi terroristici del 2001.
Amazon, che si colloca come secondo datore di lavoro per grandezza del Paese, potrebbe così mettere in atto uno dei licenziamenti più pesanti di sempre, pur toccando una parte relativamente piccola del proprio personale. Il peso per il mercato del lavoro Usa resta notevole, anche perché molte altre aziende stanno comunicando licenziamenti di massa, che vedono per lo più intaccati la divisione vendite, le risorse umane e la logistica.
Lavoratori che spesso hanno anni di esperienza e hanno raggiunto profili di rilievo vedono crollare tutto con il solo preavviso legale (60 giorni secondo le leggi federali) e nessuna spiegazione, con un impatto emotivo che pesa quanto il saluto allo stipendio. Bisogna inoltre considerare che Amazon aveva licenziato già 27.000 dipendenti statunitensi nel 2022, anticipando una tendenza che ha visto la perdita di 100.000 posti di lavoro nelle aziende tecnologiche negli Stati Uniti nel 2025.
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Perché questi licenziamenti di massa?
I fattori che contribuiscono a queste brusche operazioni sono molteplici, includendo l’aumento dei costi e la pressione per i profitti. Secondo l’esperto di finanza Michael Ryan i tagli di Amazon sono infatti da ricondurre alla volontà di migliorare l’efficienza dell’azienda in borsa, ma c’è anche l’aspetto delle nuove tecnologie da trattare.
L’intelligenza artificiale, in particolare, sta consentendo a moltissime aziende di ridurre il personale senza rinunciare minimamente alla produzione, tant’è che proprio Amazon vorrebbe sostituire ben 600.000 posti di lavoro entro il 2033 grazie ai robot. Ciò quantomeno è emerso dalla diffusione di alcuni documenti strategici dell’azienda, ma è piuttosto plausibile e, da un mero punto di vista economico, comprensibile.
Non ci sono state conferme dell’azienda in questo senso, ma ha da tempo anticipato l’intenzione di ampliare il ricorso all’IA e ridurre di conseguenza alcuni posti di lavoro. Le mansioni ripetitive e automatizzabili sono quelle a rischio, tanto che i tagli riguardano le sole posizioni d’ufficio per il momento.
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