Amazon interrompe definitivamente le sperimentazioni di logistica avanzata nel territorio italiano. A pesare sulla decisione del colosso di Jeff Bezos ci sarebbero state complessità normative.
Amazon ha deciso di chiudere il progetto di consegna dei pacchi tramite droni in Italia, mettendo fine all’iniziativa conosciuta come “Prime Air”. La notizia segna un dietrofront importante rispetto alle ambizioni iniziali del gruppo, che aveva individuato nel nostro Paese uno dei possibili laboratori europei per testare nuove soluzioni di logistica avanzata.
La sperimentazione era partita alla fine del 2024 nell’area di San Salvo, in Abruzzo, dove erano stati effettuati i primi voli di prova con droni progettati per il recapito di piccoli pacchi in tempi molto ridotti.
Sebbene l’iniziativa abbia suscitato interesse e i risultati tecnici siano stati giudicati incoraggianti, il progetto non è mai entrato in una vera fase commerciale. Dopo alcuni mesi di test, Amazon ha scelto di interrompere definitivamente il programma, escludendo una ripresa nel breve periodo.
“Nonostante il coinvolgimento positivo e i progressi compiuti con le autorità aerospaziali italiane, il più ampio contesto in cui operiamo in Italia non offre, al momento, le condizioni necessarie per i nostri obiettivi di lungo periodo per questo servizio”, ha comunicato la società di Jeff Bezos in una nota ufficiale.
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Le motivazioni dietro la scelta di Amazon
Alla base dello stop c’è una valutazione strategica più ampia. Amazon ha spiegato che il contesto italiano presenta ancora diversi limiti che rendono difficile lo sviluppo su larga scala delle consegne via drone. In particolare, pesano le complessità normative legate alla gestione dello spazio aereo, le autorizzazioni necessarie per i voli automatici e le restrizioni operative in aree urbane o densamente popolate.
Secondo l’azienda, questi fattori incidono in modo significativo sui costi e sulla sostenibilità del progetto nel lungo periodo. Per questo motivo, le risorse verranno concentrate su altri mercati considerati più maturi sotto il profilo regolatorio, come gli Stati Uniti e il Regno Unito, dove le consegne con droni sono già una realtà, seppur ancora limitata.
La posizione delle autorità italiane
La notizia ha colto di sorpresa anche l’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile (ENAC), che era coinvolto nel percorso autorizzativo. In un comunicato ufficiale, l’Autorità ha definito la scelta dello stop “inattesa”, sottolineando come il dialogo con Amazon fosse sempre stato costante.
Inoltre, l’ENAC ha lasciato intendere che la decisione del colosso di Seattle sarebbe legata anche al contenzioso aperto con il fisco italiano per presunte imposte non versate, pari a circa 1,2 miliardi di euro, relative al periodo compreso tra il 2019 e il 2021.
Nonostante l’uscita di scena di Amazon, l’ente ha ribadito la volontà di proseguire con lo sviluppo dello U-Space di San Salvo, un’infrastruttura pensata per consentire l’integrazione sicura tra droni e traffico aereo tradizionale.
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