Altro che oro. Queste 2 materie prime sono cresciute (molto) di più dell’oro

Tommaso Scarpellini

15 Gennaio 2026 - 20:03

Due metalli ignorati hanno battuto l’oro in uno dei cicli più complessi degli ultimi anni. Ecco cosa ti sei perso e cosa potresti perderti.

Altro che oro. Queste 2 materie prime sono cresciute (molto) di più dell’oro

Tutti guardano l’oro. Tutti si chiedono se sia troppo tardi. Tutti cercano di capire cosa accadrà dopo anni di rialzi che sembrano fuori scala. Eppure c’è un paradosso che pochi stanno osservando davvero.
L’oro non è stata l’anomalia più grande di questo ciclo rialzista delle materie prime. È stato solo il simbolo più visibile.

Dal boom inflattivo del 2022 all’alterazione profonda dei livelli dei tassi nel 2023, il mercato delle commodity ha vissuto una fase di ridefinizione strutturale. Alcune materie prime hanno beneficiato di dinamiche molto più profonde di una semplice copertura dall’inflazione.

Due di queste hanno fatto meglio dell’oro. E quasi nessuno le sta studiando con la dovuta attenzione.

Perché l’oro è salito così tanto nel 2025

Per capire perché altre materie prime abbiano sovraperformato l’oro, bisogna prima chiarire cosa ha realmente spinto il metallo giallo nel 2025.

La narrativa più diffusa parla di inflazione e tassi reali. Ma questa spiegazione è incompleta e, in parte, fuorviante.
Il vero motore dell’oro nel 2025 è stato l’intervento strutturale delle banche centrali. Gli acquisti ufficiali hanno rappresentato la componente dominante della domanda. Non una scelta tattica, ma una riallocazione strategica delle riserve, in un contesto di frammentazione monetaria e crescente sfiducia nell’architettura finanziaria globale.

Le proiezioni per il 2026 restano costruttive proprio per questo motivo. Le banche centrali non stanno inseguendo il prezzo. Stanno ridisegnando le priorità di riserva.

La domanda retail, spesso citata come fattore chiave, in realtà resta marginale. Oggi copre circa il 2,8% del totale. Un dato che ridimensiona molte narrazioni sensazionalistiche.

Il fattore davvero determinante è stato il rischio geopolitico. Più che il rischio macroeconomico. Medio Oriente, tensioni energetiche, instabilità politica e nuove fratture commerciali hanno trasformato l’oro in uno strumento di protezione sistemica. Non contro l’inflazione, ma contro l’imprevedibilità.

Ed è proprio questa imprevedibilità ad aver spinto anche altre materie prime, in modo persino più violento.

1) Argento: da metallo rifugio a materiale strategico

L’argento è spesso considerato il fratello minore dell’oro. Un errore concettuale che il mercato ha iniziato a correggere in modo aggressivo dal 2025.

Il suo legame con il rischio geopolitico esiste, ma è secondario rispetto alla componente economica e industriale. A differenza dell’oro, l’argento è profondamente integrato nel ciclo produttivo globale.
Le stime sul GDP globale indicano una crescita in accelerazione. Questo ha un impatto diretto sulla domanda di argento, perché le sue applicazioni industriali sono esplose negli ultimi anni.

L’intelligenza artificiale, l’elettronica avanzata, le infrastrutture energetiche e i semiconduttori utilizzano argento in quantità crescenti. Non per scelta, ma per necessità fisica.

Nel 2025 l’argento è entrato di fatto nella categoria dei materiali strategici. La Cina ha introdotto restrizioni alle esportazioni, segnale chiaro di una competizione non solo tecnologica, ma anche sulle risorse critiche.
Questo mix di crescita economica, domanda industriale rigida e tensioni politiche ha creato un contesto esplosivo. Dal 2025 l’argento ha registrato una performance di circa +100%.

Una dinamica molto diversa da quella dell’oro, ma strutturalmente più fragile e quindi più potente.

2) Palladio: il metallo invisibile della guerra industriale

Il palladio è probabilmente una delle materie prime meno comprese dai mercati generalisti. E allo stesso tempo una delle più sensibili agli equilibri geopolitici moderni.

Si tratta di un metallo utilizzato principalmente nei catalizzatori per il controllo delle emissioni. Un segmento che molti ritenevano destinato a ridursi con l’avanzata dei veicoli elettrici. La realtà è stata diversa. La transizione verso gli EV non è lineare, né uniforme. E soprattutto è diventata un terreno di scontro strategico tra blocchi economici.

Il palladio è oggi considerato un asset critico nella competizione industriale con la Cina. La sicurezza delle supply chain, la localizzazione della produzione e la riduzione della dipendenza estera hanno riportato questo metallo al centro delle politiche industriali.

Anche qui la politica pesa più dell’economia. Le decisioni non sono guidate dall’efficienza, ma dalla resilienza.
Il risultato è stato una domanda crescente in un mercato già strutturalmente rigido.
Dal 2025 il palladio ha segnato un +192%. Una performance che surclassa non solo l’oro, ma gran parte degli asset tradizionali.

Il confronto che cambia la prospettiva

Mettiamo i numeri in fila.

  • Oro +71%.
  • Argento +100%.
  • Palladio +192%.

Questi dati raccontano una storia diversa da quella che domina i titoli finanziari. L’oro resta centrale, ma non è il protagonista assoluto. È il riferimento.
Le altre materie prime riflettono tensioni più specifiche, più instabili e quindi più remunerative, ma anche più rischiose.

Quindi…

Il punto non è inseguire ciò che è salito di più. Né cercare il prossimo rally a ogni costo.
Le materie prime non sono strumenti lineari. Rispondono a equilibri politici, industriali e strategici che possono cambiare rapidamente.

Capire perché qualcosa sale è più importante che sapere quanto è salita. In questo ciclo, il mercato non sta premiando solo la protezione. Sta premiando la scarsità, la strategicità e l’asimmetria.
E proprio per questo, la cautela resta una virtù. Non tutto ciò che brilla è oro. Ma non tutto ciò che è invisibile è meno importante.