Altro che BTP. Questi 3 ETF obbligazionari hanno reso più negli ultimi 3 anni

Tommaso Scarpellini

25 Marzo 2026 - 06:21

Hanno battuto i BTP, ma non è una buona notizia come sembra. Dietro rendimenti più alti si nasconde un rischio che pochi stanno davvero valutando.

Altro che BTP. Questi 3 ETF obbligazionari hanno reso più negli ultimi 3 anni

C’è un dato che pochi investitori stanno osservando davvero. Alcuni ETF obbligazionari hanno battuto i BTP negli ultimi 3 anni. Un BTP a 3 anni ha generato un rendimento complessivo del +15,92%, un risultato tutt’altro che banale. Ma ci sono strumenti che, pur rimanendo nel mondo obbligazionario, hanno fatto meglio. Il punto è capire perché questi strumenti hanno sovraperformato e se potrebbero continuare a farlo nei prossimi 3 anni.

1) iShares Broad € High Yield Corporate Bond ETF

Partiamo da uno dei casi più evidenti: l’ETF iShares Broad € High Yield Corporate Bond. Questo strumento replica un indice di obbligazioni corporate high yield denominate in euro, con un’esposizione molto ampia e diversificata.

Dal punto di vista della composizione, circa il 95% del portafoglio è concentrato su titoli con rating tra BB e B , quindi obbligazioni che offrono un premio per il rischio significativamente più elevato rispetto ai titoli governativi.
Il risultato è coerente con questa esposizione: performance a 3 anni pari a +25,06%. Quindi oltre 9 punti percentuali in più rispetto al BTP.

Dal punto di vista dei costi, si tratta di uno strumento estremamente efficiente, con spese correnti pari allo 0,25%
Qui emerge il primo elemento chiave: il rendimento non deriva dal tasso privo di rischio, ma dal premio per il rischio di credito. In altre parole, l’investitore non sta comprando “sicurezza”, ma sta comprando rischio ben remunerato.

2) iShares € High Yield Corporate Bond ESG ETF

Il secondo ETF introduce una variante interessante: il filtro ESG. Si tratta sempre di un’esposizione al credito high yield europeo, ma con selezione basata su criteri di sostenibilità. Anche qui la logica non cambia: si tratta di obbligazioni corporate con rating medio-basso, quindi con un premio al rischio elevato.

Performance a 3 anni: +22,98% Ancora una volta superiore al BTP. Costi leggermente più elevati, con spese correnti pari allo 0,50% Ma ciò che è interessante è che, nonostante il filtro ESG, il rendimento resta competitivo. Questo significa che il mercato del credito high yield ha offerto un carry tale da assorbire anche i costi aggiuntivi e le restrizioni di selezione.

Dal punto di vista tecnico, questo ETF mostra un buon equilibrio tra rendimento e rischio, con volatilità contenuta intorno al 2,6%. Il messaggio è chiaro: il fattore determinante non è l’etichetta ESG, ma l’esposizione al credito.

3) Invesco Global High Yield Corporate Bond ETF

Il terzo caso è forse il più interessante, perché introduce una dimensione ancora più ampia: la diversificazione globale. Questo ETF investe in obbligazioni high yield a livello internazionale, ampliando lo spettro di rischio e rendimento. Performance a 3 anni: +26,12% Il dato più alto tra i tre. Costi contenuti, con spese correnti pari allo 0,30%

Ma qui emerge un elemento spesso sottovalutato: la volatilità è significativamente più elevata, pari al 6,22% Questo ETF non è semplicemente un’alternativa ai BTP. È un’esposizione a un segmento di mercato completamente diverso, con dinamiche più simili all’equity che all’obbligazionario tradizionale. Ed è proprio questo il punto centrale.

Perché questi ETF hanno battuto i BTP?

La risposta non è banale e non è nemmeno rassicurante. Negli ultimi anni abbiamo assistito a una compressione degli spread creditizi, ovvero la riduzione del differenziale di rendimento tra obbligazioni rischiose e titoli di Stato.

Questo fenomeno ha due implicazioni fondamentali: Primo: chi ha comprato high yield ha beneficiato non solo della cedola, ma anche di un capital gain derivante dalla rivalutazione dei prezzi delle obbligazioni. Secondo: il mercato ha progressivamente ridotto la percezione del rischio di default, spingendo gli investitori verso segmenti sempre più rischiosi pur di ottenere rendimento.

In parallelo, la curva dei rendimenti si è appiattita. Questo significa che la differenza tra detenere un BTP a breve o a lunga scadenza si è ridotta, rendendo meno efficiente il premio per la duration. E quando la duration smette di pagare, il capitale si sposta verso il credito. Quindi, il confronto reale non è più tra obbligazioni e azioni, ma tra rischio di tasso e rischio di credito.

Il vero significato di questi numeri

Dire che questi ETF hanno reso più del BTP è corretto ma è una semplificazione che rischia di essere fuorviante. Perché ciò che è accaduto non è un miracolo di rendimento, ma una trasformazione del rischio. Gli investitori hanno accettato una maggiore esposizione al rischio di default, alla liquidità e alla ciclicità economica in cambio di rendimenti superiori.

E finché il contesto macro resta stabile, questo trade funziona ma nel momento in cui il ciclo economico cambia, la dinamica può invertirsi rapidamente.

Quindi…

I numeri raccontano una storia chiara, ma non necessariamente rassicurante. Rendere più di un BTP non significa aver trovato una scorciatoia, ma aver imboccato una strada diversa, dove il rischio cambia forma e spesso diventa meno visibile. Capire questa differenza è ciò che separa un rendimento sostenibile da uno semplicemente temporaneo.