Un’altra compagnia aerea ha dovuto cancellare tutti i voli e dichiarare bancarotta. Ecco cos’è successo.
Nel 2026 gli aerei non cadono, ma non si può dire lo stesso delle compagnie, che invece crollano come mosche. La crisi dei vettori aerei, soprattutto nel settore low cost, sta ormai raggiungendo livelli allarmanti. In tutto il mondo la lista di compagnie costrette a chiudere, o comunque a ridimensionarsi profondamente, è in continua crescita. La guerra in Iran, che causa tensioni in tutto il Medio Oriente, sta accelerando il declino delle compagnie aeree, tra rotte sospese, assicurazioni più care e carenza di carburante. Il mese di maggio è iniziato con la chiusura di Spirit Airlines e si sta concludendo con la bancarotta di un’altra grande compagnia aerea. Si tratta della britannica Zenith Aviation, che ha già chiuso tutti i voli a causa dei debiti.
Un’altra compagnia aerea dichiara bancarotta e cancella tutti i voli
Zenith Aviation Limited è una compagnia aerea britannica charter che è stata per anni un leader nel noleggio dei jet privati, ma anche fornitrice di servizi di gestione dei velivoli e di ingegneria specializzata. La compagnia usava l’aeroporto di Londra Biggin Hill per il transito dei voli brevi, sia all’interno del Regno Unito che nei Paesi europei vicini. Questa flotta consisteva in Bombardier Learjet 45 e due Learjet 75, che impiegava un totale di 41 dipendenti, tra membri dell’equipaggio e personale amministrativo.
Ora tutto il personale è rimasto senza lavoro a causa della bancarotta della compagnia aerea, che ha già cancellato tutti i voli programmati per questi mesi. Vista la storia della Zenith Aviation è comunque probabile che non sia ancora detta l’ultima, comunque, per quanto bisogna riconoscere che le circostanze non sono affatto favorevoli. La compagnia aerea era infatti stata acquisita nel 2025 da Opul Jets, un gruppo di gestione aerei e charter, che l’ha però lasciata a dicembre nello stesso anno.
Così, Zenith Aviation ha continuato a lavorare esclusivamente con il leasing per altre compagnie aeree, appoggiandosi ad altre compagnie charter. Già a marzo, tuttavia, Zenith Aviation ha comunicato un’importante riduzione dei voli. La compagnia ha comunicato che a causa delle difficoltà finanziarie e degli elevati costi del carburante avrebbe concentrato i suoi sforzi sulle sole rotte ad alto traffico per ottimizzare le spese.
Evidentemente ciò non è stato sufficiente, la riduzione dei costi si è trasformata in una cancellazione completa dei voli aerei in programma, contestualmente all’attivazione della procedura di amministrazione legale. Il caso è stato affidato a Paul Hargreaves, amministratore di Nexus Corporate Solutions, che ha dichiarato: L’azienda si trova in una posizione insolvibile a causa di problemi di liquidità, debiti non pagati e storici problemi di proprietà e gestione.
È ancora in corso di valutazione la possibilità di attivare un processo di ristrutturazione o un potenziale acquisto da parte di altre società, anche se non sembrano esserci le condizioni ottimali in questo contesto di crisi delle compagnie aeree. Il caso della Zenith Aviation, infatti, non è affatto isolato, ma in buona compagnia con numerosi vettori di tutto il mondo. Nel frattempo, ovviamente, l’Autorità dell’Aviazione civile del Regno Unito ha sospeso il certificato di operatore aereo (Aoc) della compagnia.
Non è un caso isolato
Oltre a tutte le compagnie aeree in fallimento o quasi di cui abbiamo seguito le vicende in questi mesi, nell’ultimo periodo si sono aggiunti altri vettori alla crisi. A marzo ha chiuso la compagnia slovena AlpAvia, mentre Magnicharter, la compagnia aerea low cost messicana, ha chiuso definitivamente proprio nel mese di maggio, cancellando tutti i voli programmati e lasciando migliaia di passeggeri a terra.
Come premesso, però, il caso più eclatante di questo mese è quello della Spirit Airlines statunitense, che dopo essersi ripresa per ben due volte con il chapter 11 (una procedura fallimentare statunitense) è definitivamente crollata sotto i rialzi del carburante. I vettori europei sembrano invece reggere meglio il colpo, quantomeno per quanto riguarda la crisi energetica, anche se le difficoltà sono condivise.
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