Allarme meteo per l’arrivo della Niña, ecco cosa dobbiamo aspettarci

Giorgia Bonamoneta

4 Giugno 2024 - 19:24

L’estate 2024 sarà dettata dall’alternarsi di fenomeni meteorologici dalle conseguenze estreme. Facciamo la conoscenza della Niña: ecco cosa dobbiamo aspettarci.

Allarme meteo per l’arrivo della Niña, ecco cosa dobbiamo aspettarci

Come sarà l’estate 2024? Secondo gli esperti dobbiamo aspettarci l’arrivo di un fenomeno noto come la Niña.

L’arrivo della Niña, anche se colpisce la zona dell’Oceano Pacifico centrale e orientale, avrà delle conseguenze anche in Europa e in Italia. Il fenomeno infatti influenza il clima del pianeta, ma anche se ha l’effetto di aumentare eventi estremi come uragani e tempeste, le temperature non saranno più basse.

Gli esperti prevedono un tempo scostante, con lunghi periodi di caldo torrido ed eventi estremi associati alla Niña.

Che cos’è la Niña?

A differenza dei el Niño, la Niña è un fenomeno metereologico che porta alla diminuzione della temperatura superficiale del mare. Rispetto al Niño quindi - che ha portato a temperature record oltre a condizioni metereologiche estreme in tutto il mondo nel 2023 - il 2024 sarà attraversato dal fenomeno opposto.

Il raffreddamento, che coinvolgerà principalmente la zona dell’oceano Pacifico centrale e orientale, avrà effetti anche in Europa e in Italia. In genere questo fenomeno, così come la sua controparte dal nome maschile, si verifica ogni tre-quattro anni, ma soprattutto è concentrato negli oceani. Di recente entrambi i fenomeni sono stati segnalati all’interno di mari chiusi, più piccoli come appunto il Mediterraneo.

Un’estate più fresca?

L’arrivo della Niña fa pensare a un’estate più fresca, ma non è proprio così. Infatti, anche se il fenomeno metereologico porterà piogge e temporali, questi riusciranno ad abbassare la temperatura generale solo di poco.

Anzi aumentano i rischi legati alle conseguenze degli eventi climatici estremi. Anche se in Italia raramente ci sono fenomeni di grande portata come quelli visibili negli Stati Uniti o in altre parti del mondo, la Niña è capace di generare forti tempeste che combinano vento, pioggia e cambiamenti nella pressione atmosferica.

Nel complesso le temperature non caleranno affatto e l’estate si può immaginare intervallata da un caldo record ed eventi estremi metereologici. Lo ha confermato il vice segretario generale dell’Organizzazione metereologica mondiale, secondo cui la fine de el Niño non significa una pausa nel cambiamento climatico a lungo termine, poiché il nostro pianeta continuerà a riscaldarsi a causa del “riscaldamento dei gas serra”.

Cosa aspettarsi dalla Niña?

Le ultime previsioni parlano chiaro: da giugno 2024 le temperature superficiali del mare sono sotto la media climatica in tutto l’oceano Pacifico ed equatoriale e l’anomalia si spinge fino alle coste del Sudamerica. Nel sud-est asiatico, in alcune zone dell’Africa, in Brasile e in Australia sono previste precipitazioni in aumento. Allo stesso tempo nelle Americhe occidentali, nel Golfo del Messico e nell’Africa nord-orientale inizieranno i periodi di siccità.

Ma in Europa e in Italia cosa potrebbe accadere? La Niña genera le condizioni favorevoli alla formazione degli uragani non solo negli oceani, ma anche nei mari. Lo abbiamo già visto a cadere più volte con il soprannominato Mediterranean Hurricane. Anche se nel nostro paese una conseguenza così grave potrebbe non verificarsi, è bene essere pronti a eventi estremi come nubifragi o alle cosiddette “alluvioni lampo” come già accaduto in passato. Questi colpiscono sempre le stesse zone come la Romagna nel 2023 o Ischia e le Marche nel 2022. Queste, ricordiamo, sono bombe di acqua che, in presenza di un terreno non capace di assorbire la quantità di liquidi, va in affanno e si allarga, con il rischio alto di frane.

In ogni caso non ci sarà un’estate più fresca o sicura. La Niña, secondo il Centro europeo, non farà diminuire le temperature, che invece per l’estate 2024 saranno molto elevate. L’Europa, soprattutto per le zone mediterranee, vedrà un’estate caratterizzata da lunghe fasi di alta pressione africana, interrotta da temporali più o meno intensi e quindi più o meno pericolosi per le regioni del Centro e del Nord.

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