Vi ricordate la clamorosa interruzione di corrente che, lo scorso 28 aprile, ha colpito la penisola iberica, interessando Portogallo, Spagna, Andorra e alcune zone della Francia meridionale?
Quell’improvviso (e per certi versi ancora misterioso) blackout ha avuto un impatto significativo su vari settori, tra cui trasporti, telecomunicazioni e servizi essenziali.
Da quanto emerso l’incidente sarebbe stato innescato da una serie di fluttuazioni nella rete elettrica, culminate in una disconnessione automatica tra la rete spagnola e quella europea. Le cause esatte dell’incidente sono ancora oggetto di indagine. Le ipotesi includono fluttuazioni nella citata rete elettrica, possibili disconnessioni di impianti di generazione e l’eventualità di un attacco informatico (anche se quest’ultima causa è stata inizialmente esclusa dalle autorità spagnole).
Bene, tutto questo per dire che le conseguenze del blackout, e delle conseguenze che hanno attraversato l’intera Ue, potrebbero favorire un avvicinamento tra Bruxelles e Pechino. Che cosa c’entra la Cina? Semplice: come hanno spiegato diversi analisti, il Dragone è un fornitore leader di tecnologie di accumulo di energia e di formazione della rete, tecnologie fondamentali per prevenire altre ipotetiche interruzioni di corrente.
L’Europa deve rivedere la propria rete energetica
La suggestione è stata avanzata dal quotidiano South China Morning Post. L’ultimo blackout europeo ha «svegliato» i governi del continente, che si stanno ora rendendo conto dell’urgente necessità di aggiornare le reti per tenere conto del ruolo crescente delle rinnovabili nel loro mix di fornitura energetica. Questo potrebbe rappresentare un’opportunità per le aziende cinesi coinvolte nel mercato europeo delle infrastrutture energetiche.
Il motivo? Basta dare un’occhiata alla Spagna, che dispone di 10 gigawatt di capacità di accumulo di energia proveniente principalmente da impianti idroelettrici. Tuttavia, Madrid è stata lenta ad aumentare la propria capacità investendo in nuove tecnologie come le soluzioni di accumulo a batteria, fondamentali per aiutare le reti a far fronte alle improvvise fluttuazioni nella fornitura di energia elettrica.
Al contrario altri Paesi hanno investito massicciamente in questa tecnologia di accumulo. La Germania, per esempio, dispone di 19 gigawatt di capacità di accumulo tramite batterie mentre la Cina... di 137,9 gigawatt, compresi 78,3 gigawatt provenienti da fonti non idroelettriche.
Cosa significa tutto questo? Semplice: che gran parte d’Europa deve espandere la propria capacità di accumulo di batterie, dato il suo settore delle energie rinnovabili in rapida crescita (guidato da una rapida crescita degli impianti di produzione di energia solare) e i suoi piani di chiudere tutte le sue centrali nucleari entro il 2035.
Il ruolo della Cina
Solar Power Europe ha previsto che il mercato europeo dell’accumulo di energia tramite batterie crescerà da 17,2 gigawatt nel 2023 a 78,1 gigawatt entro il 2028 (in uno scenario medio). Sungrow, il principale fornitore cinese di soluzioni di accumulo di energia tramite batterie, ha registrato una crescita significativa nel settore, con i suoi sistemi «ampiamente applicati» in mercati tra cui l’Europa, e potrebbe aiutare il Vecchio Continente a raggiungere l’obiettivo.
I ricavi dell’azienda d’oltre Muraglia derivanti dall’attività di accumulo di energia tramite batterie dell’azienda sono aumentati di oltre il 40% su base annua, raggiungendo i 24,96 miliardi di yuan (3,43 miliardi di dollari), contribuendo a compensare un calo del 5,25% nelle vendite della divisione pannelli solari fotovoltaici. Ma non è finita qui perché un altro potenziale settore di crescita per i giganti cinesi dell’energia rinnovabile è rappresentato dalle tecnologie di grid-forming, che consentono alle centrali elettriche a energia rinnovabile e ai siti di accumulo di energia tramite batterie di immettere elettricità nella rete in modo indipendente, al riparo da eventuali anomalie.
La Cina è una forza trainante nelle soluzioni di grid-forming, con Huawei Technologies e Sungrow che tradizionalmente dominano il mercato europeo degli inverter solari. Tra il 2015 e il 2023, le due aziende hanno fornito il 48% degli inverter fotovoltaici spediti nell’Unione Europea. Visto quanto accaduto il loro margine d’azione potrebbe aumentare ancora.