Alla Apsara Conference di Hangzhou il colosso cinese ha presentato l’acceleratore AI più potente mai realizzato e un piano da oltre 20 gigawatt di data center fino in Europa e Medio Oriente. Il mercato torna a chiedersi quanto costerà, in termini di margini, la corsa cinese all’intelligenza artificiale.
Alla Apsara Conference 2026, la conferenza annuale di Alibaba Cloud in corso a Hangzhou dal 22 al 24 settembre, il gruppo cinese ha presentato il nuovo acceleratore per l’intelligenza artificiale Zhenwu V900, sviluppato dalla divisione semiconduttori T-Head.
Secondo le specifiche diffuse dall’azienda, il nuovo chip offre tre volte le prestazioni del predecessore M890, con 216 GB di memoria (contro 144 GB) e una larghezza di banda inter-chip di 1.200 GB/s (contro 800 GB/s) e può essere collegato in supercluster fino a 500.000 unità, contro le 128 del modello precedente. La produzione di massa e la commercializzazione sono previste per il primo trimestre del 2027. Il CEO Eddie Wu lo ha definito «il chip AI più potente della Cina».
Il gruppo ha inoltre anticipato che il prossimo modello della famiglia Qwen (l’attuale ammiraglia, Qwen3.8-Max, conta circa 2.400 miliardi di parametri) salirà a un intervallo tra 5.000 e 10.000 miliardi di parametri: Qwen4 è «in addestramento», con le versioni 4.5 e 5 attese in seguito.
Il piano di Alibaba da 20 gigawatt e l’espansione fuori dalla Cina
Il fulcro dell’evento è però il piano infrastrutturale: Alibaba punta a superare i 20 gigawatt di capacità globale nei data center entro il 2032, aprendo le prime region cloud in Turchia, Finlandia e Paesi Bassi nei prossimi 12 mesi, con ulteriori espansioni in Malesia, Germania, Emirati Arabi Uniti, Francia e Hong Kong.
È la prima volta che il gruppo si spinge in modo così esplicito sul terreno di Amazon Web Services e Google Cloud fuori dall’Asia. Il piano si innesta su un impegno di investimento in intelligenza artificiale da 53 miliardi di dollari su tre anni, annunciato nel 2025. Gli analisti di Citigroup, sempre secondo Benzinga, stimano che la rete da 20 gigawatt possa sostenere oltre 160 miliardi di dollari di ricavi cloud esterni nel tempo: una stima della banca d’affari, non un dato confermato dall’azienda.
Wall Street applaude, poi ci ripensa
La reazione di Borsa è stata prima entusiasta e poi più cauta. Martedì il titolo era salito di circa il 3% sia a Hong Kong, dove le azioni Alibaba (9988.HK) hanno guidato i rialzi di piazza, sia sull’ADR di New York (NYSE: BABA). Ma nella seduta pre-mercato di oggi, il titolo ha invertito la rotta riportando un calo di circa il 3,6% in premarket, con il titolo sceso fino a circa 112 dollari. Gli analisti restano nel complesso positivi, consenso «Buy»/«Strong Buy» e target price medio nell’area dei 190 dollari, ma il mercato sta chiaramente soppesando la scala degli impegni di spesa annunciati.
Perché gli investitori frenano il rally?
Il nodo è la redditività. Nell’ultimo trimestre chiuso il 30 giugno 2026, i ricavi del segmento AI Cloud and Compute Services sono cresciuti del 45% su base annua a 48,4 miliardi di yuan, il ritmo più alto da 22 trimestri, con i ricavi dei soli prodotti AI in crescita a tripla cifra per il dodicesimo trimestre consecutivo. Ma l’utile netto del gruppo è crollato del 75% su base annua, a 10,4 miliardi di yuan, mentre l’utile netto rettificato (non-GAAP) è sceso del 38%, proprio per effetto della spesa in infrastrutture AI.
Un piano che promette di raddoppiare ulteriormente quella spesa, estendendola all’estero, riaccende quindi la domanda che accompagna da mesi i colossi tecnologici cinesi e statunitensi: quanto tempo impiegherà quella capacità a trasformarsi in ricavi e margini, e quanto capitale servirà nel frattempo.