Perché Pechino sta inasprendo il controllo sulle grandi imprese

Andrea Fabbri

6 Luglio 2026 - 17:37

L’antitrust cinese mette nel mirino alcune delle aziende più grandi del Paese. Molte sono accusate di abuso di posizione dominante

Perché Pechino sta inasprendo il controllo sulle grandi imprese

Nel 2021 il Governo Cinese balzò agli onori delle cronache internazionali per una vasta campagna repressiva contro i giganti tecnologici del Paese. Una serie di misure estremamente severe che portò alla perdita di circa 1.000 miliardi di dollari (873 miliardi di euro circa) di capitalizzazione dai titoli tecnologici.

Il 2026 potrebbe diventare il “secondo tempo” della stretta sulle imprese attive in Cina.

A partire da gennaio l’antitrust cinese ha avviato un’indagine formale contro Trip.com, la principale agenzia di viaggi online del Paese e ha emesso mandati di comparizione nei confronti di colossi come Alibaba (già multata per 2,8 miliardi di dollari nel 2021), Tencent, JD.com, ByteDance e Meituan.

L’ultimo provvedimento è arrivato a inizio giugno, quando le autorità di vigilanza hanno accusato Walmart China di ripetute violazioni relative alla sicurezza alimentare nel punto vendita all’ingrosso Sam’s Club.

Un’operazione che parte da lontano e il caso Trip.com

La campagna repressiva verso le imprese cinesi è iniziata addirittura alla fine del 2020, quando Pechino bloccò l’IPO di Ant Group, il comparto fintech di Alibaba, costrinse il colosso dei trasporti Didi Global a ritirarsi dai listini borsistici statunitensi e iniziò ad aumentare le verifiche su tutti i settori, asili nido e aziende alimentari comprese.

I controlli sono tornati a intensificarsi quest’anno, dopo un periodo di relativa tranquillità. A gennaio è arrivata una pesante accusa nei confronti del portale di viaggi Trip.com, reo, secondo l’antitrust, di “abuso di posizione dominante sul mercato per aver costretto i commercianti a firmare degli accordi di esclusiva prima di aumentare le commissioni".

Un annuncio che ha fatto crollare il costo delle azioni del 20% in 24 ore e che, secondo gli esperti di Citibank, potrebbe concludersi con una sanzione superiore ai 723 milioni di dollari, circa 631 milioni di euro.

Fari puntati anche sulle aziende alimentari

La campagna di controlli a tappeto a maggio ha investito anche il settore alimentare dove sono piovute multe per 3,6 miliardi di yuan (poco più di 462 milioni di euro) comminate ad alcune piattaforme e-commerce ree di aver “ospitato” fornitori non verificati che facevano concorrenza sui prezzi.

L’ultimo caso documentato è di pochi giorni fa. La SAMR, autorità che vigilia sui mercati alimentari di Pechino, avrebbe richiamato la dirigenza di Walmart China per un incontro formale. L’azienda è accusata di ripetute violazioni delle norme di sicurezza alimentare nella catena di magazzini all’ingrosso Sam’s Club.

Per evitare sanzioni che rischiano di essere pesantissime, l’azienda ha istituito una speciale task force destinata ad avviare un nuovo sistema di auto-ispezione e correzione omni-canale. Per migliorare i controlli sulla catena di approvvigionamento e per vigilare sul processo è stato nominato come nuovo presidente e rappresentante legale Liu Peng, entrato in azienda lo scorso ottobre dopo anni passati nella dirigenza di Alibaba.

Più che davanti a una repressione su larga scala, secondo addetti ai lavori come Ciel Qi di Rhodium Group, siamo di fronte a una serie di messaggi di avvertimento mirati per tutte le grandi aziende che intendono discostarsi dalla “linea” dettata dal Governo centrale.

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