Aldo Moro: chi era, cosa ha fatto e come è morto il leader della Democrazia Cristiana

Ilena D’Errico

14/11/2022

15/11/2022 - 08:36

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Aldo Moro, cos’ha fatto nella sua vita e come è morto il leader della Democrazia Cristiana.

Aldo Moro: chi era, cosa ha fatto e come è morto il leader della Democrazia Cristiana

Aldo Moro ha fondato la sua carriera politica sui principi di giustizia e democrazia, dedicando a questi ideali perfino la sua stessa vita, tanto da incarnare un esempio di integrità e fermezza ancora oggi, a distanza di 44 anni dalla sua tragica fine. Ma cosa ha fatto?

Moro, originario di Maglie in provincia di Lecce, ha avuto le idee chiare fin da subito, infatti dopo una brillante laurea in Giurisprudenza ha approfondito il diritto penale con alcune opere letterarie. Negli anni successivi, poi, è riuscito a conciliare gli impegni accademici come professore con quelli politici e governativi.

In qualità di cofondatore della Democrazia Cristiana, ha rappresentato il partito all’Assemblea Costituente, oltre a ricoprire numerosi incarichi politici. Basti pensare che Aldo Moro è uno dei quattro italiani ad aver ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio dei ministri per più di 5 anni complessivamente.

Cosa ha fatto Aldo Moro

Aldo Moro ha iniziato a impegnarsi politicamente nel 1942, ben prima del termine regime fascista, quando ha cominciato i primi incontri clandestini del movimento cattolico, con personaggi di spicco come Alcide De Gasperi e Giulio Andreotti. Nel 1946 si occupò poi della redazione della Carta costituzionale insieme agli altri membri della commissione.

Due anni dopo ottenne il ruolo di sottosegretario degli Esteri nel governo De Gasperi e sotto il comando di Fanfani costituì la corrente Iniziativa democratica di matrice democristiana. Negli anni seguenti, Moro ricoprì anche il ruolo di ministro della Giustizia e ministro dell’Istruzione. Infine nel 1963 divenne il più giovane presidente fino ad allora del Consiglio dei ministri.

Dopo aver rassegnato le dimissioni, per la discordanza governativa in merito all’istruzione privata, riuscì a ricomporre la maggioranza ed essere rieletto ulteriori quattro volte. Al termine della presidenza divenne poi ministro degli Affari Esteri e dovette fronteggiare tematiche decisive come il colpo di stato di Muammar Gheddafi in Libia.

Come è morto il leader

Il 16 marzo 1978, prima del voto di fiducia al quarto governo Andreotti, un commando delle Brigate Rosse intercettò l’auto che stava trasportando Aldo Moro e lo sequestrò, dopo aver ucciso i cinque uomini della scorta.

Il sequestro di Moro durò ben 55 giorni, durante i quali le Brigate avviarono un’estenuante trattativa per ottenere il rilascio di alcuni terroristi prigionieri. Vista la linea dura adottata dal governo, Moro fu freddato e il suo corpo venne fatto ritrovare il 9 maggio in via Caetani, esattamente a metà tra la sede della Democrazia Cristiana in piazza del Gesù e la sede del partito Comunista in via delle Botteghe Oscure.

Aldo Moro era di destra o di sinistra?

Vista la lunga adesione di Aldo Moro al partito della Democrazia cristiana, è difficile iscrivere il suo pensiero politico come corrente di sinistra o destra e non sarebbe corretto semplificare in modo eccessivo tutto il suo operato. È tuttavia possibile analizzare le sue tendenze di pensiero nel corso degli anni.

Nel 1945, ad esempio, Moro scrisse di potersi definire un uomo di destra, intendendo quest’ultima come una mentalità caratterizzata da una visione realistica della vita. In questo senso Aldo Moro non dichiara di appartenere a un pensiero politico di destra, bensì di condividerne il temperamento.

In ogni caso, pur presentando una notevole apertura verso spiccate correnti di sinistra, Aldo Moro è riuscito a incentrare la sua carriera su una politica del confronto, alla ricerca di una giustizia sociale democratica.

In qualità di presidente del Consiglio, Moro ha comunque lavorato duramente per applicare il suo particolare pensiero e superare il sistema centrista, in favore di un maggiore orientamento a sinistra. Proprio il giorno del suo rapimento, infatti, il voto di fiducia ad Andreotti ha confermato un governo sì con conduzione democristiana, ma anche fortemente appoggiato dal sostegno esterno dei comunisti.

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