Alaska come il Donbass: solo una provocazione o Putin pensa davvero di riprenderla?

Alessandro Nuzzo

8 Luglio 2022 - 00:26

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Ancora frecciatine tra Russia e Stati Uniti con la nazione guidata da Vladimir Putin che ora ha rivendicato il territorio dell’Alaska. C’è da preoccuparsi?

Alaska come il Donbass: solo una provocazione o Putin pensa davvero di riprenderla?

Stati Uniti e Russia non fanno altro che punzecchiarsi. Questo ce lo racconta la storia e nell’ultimo periodo con lo scoppio del conflitto in Ucraina le tensioni tra le sue potenze nucleari si sono fatte più intense.

In tal senso c’è da segnalare le dichiarazioni che arrivano dalla Russia a firma di Vyacheslav Volodin, speaker della Duma, il Parlamento di Mosca, che ha attaccato gli Stati Uniti su un territorio da anni conteso, l’Alaska e che la Russia pensa sia di sua appartenenza.

Le parole di Volodin sanno di avvertimento ma davvero Putin ha intenzione di riprendersi il territorio dell’Alaska? O si tratta soltanto della solita strategia di comunicazione volta a mettere in mostra la propria supremazia mondiale?

Mosca: «l’Alaska è della Russia e gli Usa dovrebbero sempre ricordarlo»

Teatro dell’ennesimo scambio di accuse verbali tra Russia e Stati Uniti questa volta è stato il territorio dell’Alaska sotto il controllo americano anche se il paese orientale ne contesta l’attribuzione.

L’accusa è arrivata direttamente da Vyacheslav Volodin, portavoce del Parlamento di Mosca che riferendosi all’Alaska ha ricordati agli Stati Uniti: «L’Alaska è della Russia e gli Usa dovrebbero sempre ricordarlo. Prima che si impadroniscano delle nostre risorse all’estero, devono ricordare che anche noi abbiamo qualcosa da riprenderci» - ha detto.

Volodin ha poi ricordato che «la Russia non interferisce negli affari americani, ma i politici americani hanno incolpato la Russia per tutto ciò che sta accadendo».

Insomma l’avvertimento verso gli Stati Uniti è chiaro: Mosca ribadisce che gli Stati Uniti devono smetterla di sequestrare o congelare beni russi all’estero e di intromettersi perché c’è una parte del suo territorio che è russa e che prima o poi il popolo orientale potrebbe rivendicarne il controllo.

«L’America deve sempre ricordare che c’è una parte del suo territorio che è russa. Quindi quando dagli Usa iniziano a provare a bloccare le nostre risorse all’estero, prima di farlo, dovrebbero pensare che hanno anche qualcosa da restituire» - ha detto il portavoce che ha proposto anche di tenere un referendum proprio in Alaska per capire il popolo se si sente più americano o più russo.

Altre minacce agli Stati Uniti sono arrivate anche dal vicesegretario del Consiglio di sicurezza ed ex presidente russo Dmitry Medvedev. Dmitry prima ha accennato alla possibile escalation nucleare: «L’idea stessa di castigare un Paese che possiede il più grande arsenale nucleare del mondo è di per sé assurda. E questo potenzialmente crea una minaccia per l’esistenza dell’umanità».

Poi ha sottolineato come l’America prima di condannare e sospettare su presunti crimini di guerra da parte dell’esercito russo, dovrebbe guardarsi in casa propria visto che non è mai stata condannata seppur, a detta sua, si è resa responsabile nel tempi di diversi crimini.

«Quale tribunale ha condannato il mare di sangue versato dagli Stati Uniti in Vietnam e altrove? Nessuno! L’intera storia degli Stati Uniti dai tempi della sottomissione della popolazione indiana nativa è costellata di guerre sanguinose. Gli Usa e i loro tirapiedi dovrebbero ricordare le parole della Bibbia: non giudicate e non sarete giudicati» - le sue parole.

Insomma Stati Uniti e Russia proseguono con il punzecchiarsi a vicenda in una guerra fredda che probabilmente non è mai finita e mai finirà.

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