Alaska, cresce la tensione Usa-Russia: le mosse di Washington

Roberto Vivaldelli

23/09/2024

Gli Stati Uniti aumentano la presenza navale e militare vicino all’Alaska in risposta alle crescenti attività russe e cinesi nel Pacifico.

Alaska, cresce la tensione Usa-Russia: le mosse di Washington

Gli Stati Uniti stanno aumentando la loro presenza militare vicino all’Alaska a causa delle crescenti attività militari russe e cinesi nella regione. Un cacciatorpediniere, l’USS Sterett, è stato inviato lungo la costa dell’Alaska, mentre l’aviazione è stata posta in stato di allerta. Si tratta della reazione di Washington alle operazioni aeree russe vicine allo spazio aereo statunitense e alle manovre congiunte tra navi da guerra russe e cinesi nel Pacifico. Un altro segnale della crescente tensione, come riporta la rivista Politico, è stato il dispiegamento di circa 130 soldati della 11ª Divisione Aerotrasportata e delle Task Forces Multi-Dominio nelle Isole Aleutine.

Cresce la tensione in Alaska

Il senatore americano Dan Sullivan ha espresso forti preoccupazioni per l’intensificarsi delle attività militari congiunte russo-cinesi nella regione, sottolineando la necessità di rafforzare l’infrastruttura militare degli Stati Uniti in Alaska per rispondere efficacemente a queste minacce. Sullivan ha evidenziato come la frequenza e la portata delle operazioni russe siano in costante aumento, con un’impennata nell’attività aerea, marittima e sottomarina.

Un altro segnale della crescente tensione è stato il già menzionato dispiegamento di circa 130 soldati della 11ª Divisione Aerotrasportata e delle Task Forces Multi-Dominio nelle Isole Aleutine. Le Aleutine si trovano tra l’Alaska e la Russia, nel Pacifico settentrionale, vicino alla rotta marittima del Passaggio a Nord-Est. La loro collocazione offre un punto di controllo fondamentale per le rotte commerciali e militari che collegano l’Asia con il Nord America. La loro importanza strategica è provata dal fatto che, durante la Seconda Guerra Mondiale, le Aleutine furono il teatro di un’importante battaglia tra Stati Uniti e Giappone. Per quanto concerne l’esercitazione annunciata militare annunciata dagli Usa, quest’ultima è stata pianificata da tempo ma che, nel contesto delle attuali tensioni geopolitiche, assume chiaramente una grande rilevanza strategica, fungendo - nell’ottica Usa - da deterrente per le attività russe nella regione.

«Si tratta di un’operazione continuativa che ci consente di rispondere alla presenza nemica con una presenza equivalente, dimostrando chiaramente quanto sia cruciale la sovranità statunitense,» ha dichiarato l’ammiraglio Kevin Lunday, vice comandante della Guardia Costiera degli Stati Uniti, durante un’udienza al Senato. Questa affermazione è stata fatta in risposta a domande del senatore Dan Sullivan, e Lunday ha sottolineato l’importanza del coordinamento con il Canada e il Northern Command per sorvegliare le attività militari russe e cinesi. In un contesto più ampio, il presidente della commissione per i servizi armati del Senato, Jack Reed, ha suggerito che l’aumento delle operazioni militari russe vicino all’Alaska potrebbe essere una risposta diretta al supporto massiccio che Washington sta offrendo all’Ucraina.

Le rivendicazioni sui fondali marini

Le recenti rivendicazioni territoriali degli Stati Uniti sui fondali marini al largo dell’Alaska hanno incontrato l’opposizione del Cremlino. Washington ha avanzato pretese su oltre 520.000 km² di piattaforma continentale estesa nell’Oceano Artico e altri 176.000 km² nel Mar di Bering. Tuttavia, la Russia, che già rivendica la maggior parte dell’Artico, ha contestato pretese Usa, sostenendo che gli Stati Uniti non hanno il diritto di avanzare rivendicazioni poiché non hanno ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS).

La senatrice Lisa Murkowski ha osservato che le rivendicazioni statunitensi non si sovrappongono a territori russi, definendo l’obiezione russa come un possibile atto di ostilità. Ha anche sottolineato come l’assenza degli Stati Uniti nella UNCLOS li metta in una posizione di svantaggio nelle dispute territoriali, rendendo difficile difendere le loro rivendicazioni a livello internazionale. Le rivendicazioni russe nell’Artico, ampliate nel 2021, si sovrappongono anche a quelle del Canada e della Danimarca. Parallelamente a questo, vanno registrate le tensioni sul confine marittimo del Mar di Bering, con la Duma russa che mette in discussione l’accordo del 1990 tra Stati Uniti e Russia.