Affitti brevi su Airbnb, partita IVA obbligatoria? Novità in arrivo

Affitti brevi tramite Airbnb, sarà obbligatoria la partita IVA? Il Governo prepara la riforma delle locazioni turistiche, con il fine di colpire chi non paga le tasse e regolamentare un mercato caratterizzato da un elevato tasso di evasione.

Affitti brevi su Airbnb, partita IVA obbligatoria? Novità in arrivo

Affitti brevi tramite Airbnb, la partita IVA è obbligatoria?

Per ora no, ma il piano del Governo è quello di dare il via ad una riforma del mercato delle locazioni turistiche, con particolare attenzione ai portali di intermediazione online.

Le novità in arrivo sono diretta conseguenza di quanto disposto dalla Legge di Bilancio 2020, che ha affidato ad una legge delega di riforma il compito di regolamentare il fenomeno degli affitti tramite piattaforme di intermediazione online.

Un primo tentativo di regolamentazione era contenuto nell’emendamento del PD al decreto Milleproroghe 2020, che introduceva l’obbligo di partita IVA per gli affitti tramite Airbnb, se di durata inferiore ad 8 giorni e relativi ad almeno 3 camere, anche se affittate in più immobili.

L’emendamento definito “ammazza Airbnb” da Italia Viva è stato ritirato, ma resta la volontà di riforma degli affitti brevi da parte del Governo. L’obiettivo è chiarire quando l’attività è considerata imprenditoriale. Tra i punti controversi vi è la possibile introduzione di un numero massimo di licenze, rilasciabili dal Comune, per poter affittare stanze o appartamenti su portali come Airbnb.

Affitti brevi su Airbnb, partita IVA obbligatoria? Novità in arrivo: il piano di riforma del Governo

Non sarà con la legge di conversione del Decreto Milleproroghe 2020, bensì con una riforma ad hoc che sarà attuato il piano del Governo per regolamentare il mercato degli affitti brevi stipulati tramite Airbnb.

L’obiettivo di fondo è quello di contrastare il fenomeno del mancato versamento delle tasse sugli affitti e sui contratti di breve durata stipulati tramite portal online.

Un tentativo per il quale era già stata introdotta dal 2017 quella che è stata definita come tassa Airbnb, la ritenuta del 21% sui contratti di locazione breve stipulati tramite portali online, attualmente inapplicata a causa del rifiuto dei gestori del portale di operare come intermediario per conto del Fisco.

La volontà del Governo è ora quella di definire in maniera chiara quando è obbligatorio aprire la partita IVA nel caso di affitti tramite Airbnb, stabilendo requisiti precisi per capire in quali casi l’attività si considera d’impresa. In campo c’è anche l’ipotesi di prevedere l’obbligo di rilascio di una licenza per l’affitto di stanze su piattaforme online.

Erano questi i contenuti del criticato emendamento del PD al Milleproroghe, proposta che ha tuttavia avuto vita breve e che è stata ritirata dopo poche ore dalla sua presentazione.

Affitti tramite Airbnb, quando è obbligatoria la partita IVA oggi

C’è da dire che fare chiarezza su quando l’attività di locazione è considerata d’impresa è fondamentale. Ad oggi sono infatti vaghi i criteri che obbligano ad aprire una partita IVA per affittare stanze ed immobili tramite portali come Airbnb, con il rischio elevato di contenziosi contro l’Agenzia delle Entrate.

I comuni possono prevedere regolamenti specifici per individuare quando l’attività esercitata si considera d’impresa, ma ad oggi il riferimento principale da tenere a mente è rappresentato dall’articolo 2082 del Codice Civile e dall’articolo 55 del TUIR, come chiarito dalla circolare 24/E/2017 dell’Agenzia delle Entrate.

In linea generale, è considerato reddito d’impresa quello derivante da attività organizzate. Per gli affitti brevi, l’organizzazione si rinviene nei casi in cui siano forniti servizi aggiuntivi, come la colazione, il pranzo o la cena.

Si tratta ovviamente di una definizione vaga e che è difficile calare in maniera chiara nella “vita reale”.

Partita IVA e licenza obbligatoria: le proposte del PD per chi affitta su Airbnb

Una regolamentazione chiara appare quindi necessara, ed è entro il 31 gennaio 2020 che i ministri potranno presentare le proprie proposte.

Secondo le prime anticipazioni, il contenuto dell’emendamento presentato dagli On. Nicola Pellicani e Rosa Maria Di Giorgio del PD potrebbe essere inserito nella legge delega di riforma del turismo, prevista dalla Legge di Bilancio 2020.

Le novità allo studio sono quindi le seguenti:

  • partita IVA obbligatoria (ed esercizio di attività d’impresa) per gli affitti inferiori agli 8 giorni di durata, nel caso di gestione di almeno 3 camere, anche in alloggi diversi;
  • consentire l’attività di locazione breve di alloggi turistici esclusivamente nel caso di rilascio di una licenza da parte del Comune, stabilendo un limite massimo di licenze annuali ed i criteri per la concessione;
  • stabilire il limite massimo di durata delle locazioni in un anno solare, differenziato in base alle caratteristiche del territorio, con particolare riguardo ai centri storici e alle aree di interesse artistico e culturale.

Sul primo punto la Maggioranza appare compatta. Più complesso sarà invece trovare un accordo sull’obbligo e sul numero massimo delle licenze: da Italia Viva è arrivato un no secco ad una misura che potrebbe stroncare il mercato degli affitti brevi.

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