Sono passati ormai dodici lunghi anni dal famigerato accordo del Nazareno, con cui Berlusconi e Renzi siglarono ben più di una tregua politica: un vero e proprio patto su riforme istituzionali e legge elettorale. Anche in quel lontano inizio del 2014 l’orizzonte veniva scandito dalla prossima elezione del Presidente della Repubblica ma l’accordo non portò bene, né per le riforme, né per il governo Renzi.
Tornando al presente, dal referendum perso malamente da Giorgia Meloni in poi, un certo canale di comunicazione sembra essersi ravvivato tra il Partito Democratico di Elly Schlein e Forza Italia, sempre più cosa di Marina Berlusconi. I più informati dicono che il primo punto di sintonia sarebbe legato alla legge elettorale: i premi di maggioranza previsti per la coalizione vincente, ma soprattutto per il primo partito sarebbero esagerati, ovviamente per il PD ma a quanto pare anche per Forza Italia. Partito che ha fatto sentire e probabilmente farà notare sempre più i propri distinguo all’interno della maggioranza.
E così ecco che in quel che potrebbe divenire una sorta di Patto del Nazzareno 2.0, le due donne leader – tramite i soliti pontieri romani – starebbero immaginando di ricalibrare la legge elettorale su un modello maggiormente proporzionale. Su questo punto bisognerà attendere anche le mosse della Lega, che in parlamento dispone del terzo gruppo per numero. A questo proposito si segnalano anche svariati incontri tra Marina B e Luca Zaia, volto moderato e soprattutto uomo del Nord della Lega.
Insomma, pare che la trama che qualcuno stia tessendo dalle parti di Arcore possa prevedere una legge elettorale senza un ‘chiaro vincitore’ come piace a Meloni, per poi puntare al solito governo di larghe intese che possa arrivare ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica, vero perno del sistema (geo)politico italiano.
C’è già chi azzarda l’opzione di Pierferdinando Casini, nome buono per molte occasioni e sicuramente di esperienza ma sinceramente vi sono troppe zone d’ombra politiche, tipo la discussa Presidenza della Commissione d’inchiesta sul sistema bancario nella XVII legislatura, e personali (citofonare Feltri per maggiori informazioni) per considerarlo un candidato attendibile per il colle più alto di Roma. Fare nomi attendibili prima del quinto scrutinio è solitamente impossibile, figurarsi 3 anni prima.
Tuttavia il quadro pare sempre più chiaro e gli scossoni vissuti dal governo in questi mesi, con le dimissioni di ministri, sottosegretari, capi di gabinetto e staff governativi forse sono solo l’inizio. Giorgia Meloni starà a guardare?