Questa donna ha perso tutta l’eredità (insieme al figlio) per colpa della prima moglie del defunto. Ecco cos’è successo.
Una donna ha perso tutta l’eredità per colpa della prima moglie del marito, come confermato dalla Corte Suprema del Limpopo in Polokwane. Qui sono infatti ammessi i matrimoni con più mogli, ma soltanto nel rispetto dei requisiti previsti dalla legge. Quando arriva il momento dell’eredità le liti e le controversie sui lasciti sono sempre dietro l’angolo, indipendentemente da quanti sono gli eredi e da quanto sia grande il patrimonio del defunto. Succede in ogni parte del mondo, anche se con complicazioni differenti a seconda delle regole in vigore.
Una delle poche certezze internazionali è l’eredità spettante al coniuge superstite, un diritto che deriva proprio dallo status matrimoniale e che dipende dallo stesso, eventualmente mancando di considerare la situazione di fatto. In Italia, marito e moglie perdono i diritti successori con il divorzio o ricevendo l’addebito della separazione e ovviamente non è possibile risposarsi prima di aver divorziato.
Possono quindi crearsi situazioni spiacevoli e apparentemente ingiuste. Pensiamo per esempio a una persona rimasta separata (senza addebito a carico dell’altro) ma che ha una relazione amorosa da molti anni. Il partner non ha diritti sull’eredità a meno che sia previsto dal testamento e comunque nei limiti delle quote di legittima che spettano ai figli e al coniuge. Immaginiamo però quanto possono complicarsi ulteriormente le cose in quei Paesi dove la legge ammette la poligamia.
Se ci sono più mogli, come ad oggi accade nella stragrande maggioranza dei matrimoni poligami, la divisione ereditaria può risultare ancora più faticosa. Ovviamente si parla di matrimoni riconosciuti giuridicamente che seguono le regole dello Stato di riferimento, escludendo le unioni non riconosciute dalla legge, per le quali il diritto all’eredità non sussiste senza testamento (e spesso con limiti). Vediamo in particolare cos’è accaduto in Sudafrica.
Perde tutta l’eredità per colpa della prima moglie
È sempre complesso districarsi tra le liti familiari per l’eredità, a maggior ragione quando riguardano un ordinamento e delle consuetudini non conosciute. Ricapitoliamo quindi tutti i punti principali di questa vicenda. Nel mese di novembre 2014 il defunto si è sposato secondo leggi consuetudinarie con la “prima moglie”, ma l’unione non è stata registrata. Nonostante ciò, il tribunale a cui si è rivolta la donna dopo la morte del marito per rivendicare i propri diritti ereditari, ha riconosciuto la validità del matrimonio. Quest’ultimo è avvenuto nel rispetto della legge, con tutti i requisiti previsti dal Recognition of Customary Marriages Act.
La donna ha infatti dimostrato anche che nel 2014 si erano concluse le trattative per il lobolo (una sorta di dote) e che ha convissuto con il marito, da cui ha avuto un figlio, fino al 2019. A questo punto sono sorti problemi matrimoniali che hanno portato la donna, che accusa il marito defunto di abusi fisici, a lasciare la casa coniugale (dove sono rimasti il marito e il figlio) per tornare dai propri genitori. Nonostante ciò, i coniugi sono rimasti sposati fino alla morte di lui nel marzo 2021. Nel frattempo, durante questa fase di separazione di fatto, nell’agosto 2020 l’uomo si è risposato con un’altra donna e anche con quest’ultima ha avuto un figlio. Questo matrimonio è risultato essere in regola con i requisiti previsti dalla legge consuetudinaria esattamente come il precedente, tuttavia è stato annullato.
Mancava infatti un requisito imprescindibile per la validità del secondo matrimonio, secondo la legge locale, vale a dire il consenso della prima moglie. Quest’ultima ha mostrato di non aver dato il suo favore alle nozze, pertanto il secondo matrimonio è stato annullato. Di conseguenza, la seconda moglie ha perso ogni diritto all’eredità, come pure il figlio poiché considerato illegittimo essendo nato fuori da un matrimonio. In Italia il matrimonio è monogamo, pertanto l’unica situazione simile potrebbe essere quella di un secondo matrimonio contratto in uno Stato estero o comunque non validamente, senza il divorzio. Qui, tuttavia, il figlio avrebbe comunque avuto diritto a una quota ereditaria pari al fratello, poiché non ci sono più distinzioni tra i figli.
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