L’eredità non aspetta per sempre. Oltre un certo periodo perdi tutto, nonostante la chiamata.
Se ti spetta un’eredità, per legge o scelta del testatore, fai bene a ponderare la scelta con grande attenzione, ma non bisogna neanche lasciare passare troppo tempo. È importante restare aggiornati sulla successione e decidere come agire, se accettare (eventualmente con beneficio d’inventario) o rifiutare, soltanto con tutte le informazioni sul patrimonio ereditario. Tuttavia, è bene anche non perdere la possibilità del tutto a causa della prescrizione, che fortunatamente è abbastanza ampia. In particolare, ci sono (quasi sempre) 10 anni per accettare l’eredità, dopodiché si può perdere tutto. Anche in questo 2026 qualcuno potrebbe dire addio all’eredità, soprattutto se la successione è stata aperta nel 2016. Ma vediamo tutte le regole di riferimento per non sbagliare.
Quanto tempo per l’eredità
Secondo le regole, ci sono 10 anni di tempo per accettare l’eredità. Una volta trascorso questo termine il chiamato all’eredità si considera rinunciatario e ha perso la possibilità di esercitare il proprio diritto. Di fatto, potrebbe essere compiuta un’accettazione tardiva, ma tutti i soggetti interessati possono eccepire la prescrizione. Non è quindi un’opzione conveniente, poiché non vi sono garanzie in merito.
Allo stesso tempo, se l’alternativa sarebbe comunque rinunciare a un’eredità desiderata vale la pena fare un tentativo. Accade, infatti, che le accettazioni tardive vadano a buon fine, in assenza di persone interessate o grazie al comune accordo. Va da sé che è sempre meglio agire nei tempi previsti ed evitare problemi, motivo per cui è essenziale trovare la decorrenza della prescrizione.
Decorrenza della prescrizione
La legge prevede che il termine di 10 anni cominci a decorrere dall’apertura della successione. Nella stragrande maggioranza dei casi questo termine coincide con la morte del defunto, un riferimento temporale piuttosto semplice da tenere a mente. Ci sono però delle eccezioni, casi particolari in cui la decorrenza è legata a un fatto diverso che apre la successione per un certo chiamato all’eredità. In questi casi si ha più tempo rispetto alla data del decesso, ma sempre 10 anni dal riferimento.
Nel dettaglio, ciò avviene nel riconoscimento giudiziale di filiazione o nell’avverarsi della condizione cui è stato sottoposto il lascito. Il figlio non ancora riconosciuto deve attendere che la sentenza del tribunale passi in giudicato per essere chiamato all’eredità, non avendo altrimenti titolo per subentrare nella successione.
Lo stesso vale per chi ha ricevuto una condizione nel testamento, senza la quale non avrebbe diritto all’eredità. Esiste poi un’unica ipotesi, ancora più rara, in cui il termine viene sospeso. Ciò accade quando una persona è chiamata all’eredità soltanto in assenza o rinuncia di altri chiamati. Quando questi ultimi accettano il termine si interrompe, ma poi riprende se l’acquisto ereditario viene meno, quando appunto la chiamata ereditaria passa agli “eredi di riserva”.
Termini diversi
Ci sono poi situazioni particolari che possono trarre in inganno ed è proprio in questi casi che, più frequentemente, il diritto all’eredità si prescrive. Nel dettaglio, se un chiamato all’eredità muore senza aver accettato questo diritto passa ai suoi eredi, ma il termine di 10 anni continua a decorrere dalla morte del primo defunto (e non del chiamato all’eredità, per il quale si apre un’altra successione).
Nemmeno la scoperta del testamento influisce sul termine decennale dalla morte del defunto, poiché non varia l’apertura della successione. La prescrizione non è sospesa, peraltro, neanche quando i chiamati all’eredità sono minori, per via della possibilità che il rappresentante legale agisca nei loro interessi.
Il termine potrebbe però diventare inaspettatamente più breve del previsto. È infatti bene sapere che, a differenza dell’accettazione, la rinuncia all’eredità può essere revocata entro il termine dei 10 anni. Se in questo periodo il patrimonio del defunto è già stato diviso tra gli eredi, tuttavia, non è più possibile tornare indietro.
Il termine può inoltre essere accorciato su decisione del tribunale in caso di dispute ereditarie e creditizie, invitando il chiamato all’eredità a decidere in tempi opportuni ed eliminare l’incertezza. Tutto ciò ovviamente non riguarda chi ha già accettato l’eredità, anche tacitamente, poiché questa non è revocabile.
Le eredità perse nel 2026
A questo punto è facile capire che nel 2026 perdono la possibilità di accettare l’eredità alcuni chiamati, tra cui coloro che hanno perso un proprio caro nel 2016 oppure hanno ottenuto in quell’anno il riconoscimento di filiazione o l’avverarsi della condizione imposta dal testamento. Se sono trascorsi 10 anni da questi eventi non è più possibile pretendere l’eredità.
leggi anche
Quando vanno in prescrizione i debiti ereditari?
© RIPRODUZIONE RISERVATA