Addio Birra del Borgo. Lo storico birrificio italiano chiude tra proteste e conti in rosso

Redazione Imprese

17 Luglio 2026 - 10:41

Proteste dei lavoratori e bilanci in perdita: la storia di una realtà che ha segnato la nascita della birra artigianale italiana, dall’ascesa all’acquisizione, fino alla chiusura dello stabilimento.

Addio Birra del Borgo. Lo storico birrificio italiano chiude tra proteste e conti in rosso

Si apre con un sit-in davanti alla Prefettura di Rieti e prosegue con una manifestazione a Roma la mobilitazione dei lavoratori di Birra del Borgo, storico birrificio di Borgorose (Rieti), dopo l’ufficializzazione della chiusura definitiva dello stabilimento e l’avvio della procedura di licenziamento collettivo.

Secondo quanto comunicato dai rappresentanti dei dipendenti, sono 27 i posti di lavoro a rischio. I lavoratori attribuiscono la decisione alla progressiva riduzione dei volumi produttivi dopo l’acquisizione da parte della multinazionale AB InBev, sostenendo che uno stabilimento con una capacità produttiva di 36.000 ettolitri annui sia stato utilizzato solo in minima parte, arrivando a produrre circa 9.000 ettolitri nell’ultimo anno.

La protesta arriva poche settimane dopo l’annuncio della cessazione dell’attività da parte della società, che aveva motivato la scelta con una situazione economica ritenuta ormai irreversibile. Secondo quanto comunicato dall’azienda, il mercato brassicolo ha registrato una contrazione significativa negli ultimi anni e le perdite accumulate hanno reso impossibile proseguire l’attività, nonostante gli interventi di ricapitalizzazione effettuati dalla proprietà.

La vicenda rappresenta uno dei casi più significativi degli ultimi anni nel panorama agroalimentare italiano: la chiusura di un marchio che aveva contribuito a definire il movimento della birra artigianale nazionale e che, nel giro di un decennio, è passato dall’essere un’eccellenza indipendente a diventare parte del più grande gruppo birrario mondiale.

Dall’eccellenza artigianale all’ingresso nel gruppo AB InBev

Fondata nel 2005 da Leonardo Di Vincenzo, Birra del Borgo nasce a Borgorose con l’obiettivo di portare innovazione nel nascente settore della birra artigianale italiana. In pochi anni il birrificio riesce a costruire una forte reputazione grazie a produzioni originali, sperimentazione sulle materie prime e collaborazioni con realtà italiane e internazionali.

Il marchio diventa rapidamente uno dei protagonisti della cosiddetta “craft beer revolution” italiana, contribuendo alla crescita di un settore allora ancora agli inizi. Etichette come ReAle, Duchessa, My Antonia e numerose produzioni stagionali permettono all’azienda di conquistare riconoscimenti anche all’estero e di esportare il proprio modello produttivo oltre i confini nazionali.

La svolta arriva nel 2016, quando Birra del Borgo viene acquisita da AB InBev, il più grande gruppo birrario al mondo, proprietario di marchi come Corona, Stella Artois e Bud. L’operazione suscitò un acceso dibattito tra gli appassionati del settore: da una parte l’opportunità di accelerare la crescita internazionale del brand, dall’altra il timore che l’ingresso in una multinazionale potesse snaturarne l’identità artigianale.

Negli anni successivi l’azienda è stata progressivamente riorganizzata. Diverse funzioni commerciali e amministrative sono state centralizzate e lo stabilimento di Borgorose ha assunto un ruolo sempre più focalizzato sulla produzione. Una trasformazione che, secondo osservatori del settore e organizzazioni sindacali, ha contribuito a ridurre progressivamente l’autonomia industriale del marchio.

I dati economici raccontano un ridimensionamento progressivo

Anche i bilanci di Birra del Borgo confermano una situazione di crescente difficoltà.

Secondo i dati disponibili su Money Aziende, nel 2024 la società ha registrato ricavi pari a 3,41 milioni di euro, in calo di quasi il 25% rispetto all’anno precedente, quando avevano superato i 4,5 milioni. Il confronto con il 2022 evidenzia una contrazione ancora più marcata, considerando che allora i ricavi sfioravano 4,8 milioni di euro.

Sul fronte della redditività, il risultato resta fortemente negativo con una perdita di circa 2,75 milioni di euro, dopo il rosso di 3,16 milioni registrato nel 2023 e quello, ancora più pesante, di oltre 13,5 milioni di euro nel 2022. Anche l’EBITDA rimane sotto lo zero, segnale delle difficoltà operative che hanno caratterizzato gli ultimi anni della società.

La riduzione dell’attività emerge anche dalla struttura dei costi. Nel 2024 i costi complessivi sono scesi a poco più di 6 milioni di euro, contro gli oltre 7 milioni del 2023 e i 12,3 milioni del 2022, mentre il costo del personale si è mantenuto intorno a 1,26 milioni di euro.

Si tratta di un quadro che racconta il progressivo ridimensionamento dell’impresa, culminato nella decisione di interrompere definitivamente la produzione.

Una perdita che va oltre i numeri

La chiusura di Birra del Borgo assume così un significato che va oltre la vicenda di una singola azienda. Da un lato evidenzia le difficoltà che possono incontrare anche marchi riconosciuti quando vengono inseriti all’interno di grandi gruppi multinazionali, dall’altro riporta al centro il tema dell’impatto occupazionale e industriale sui territori.

Per Borgorose non si tratta soltanto della perdita di uno stabilimento produttivo, ma della possibile scomparsa di una realtà che aveva contribuito a costruire l’identità economica del territorio e a rendere il comune reatino un punto di riferimento per la birra artigianale italiana. La mobilitazione dei lavoratori punta ora a sollecitare un intervento delle istituzioni affinché venga individuata una soluzione capace di salvaguardare, almeno in parte, il patrimonio professionale costruito in oltre vent’anni di attività.