L’acqua calda a orologeria delle mazzette per i Mondiali ha odore di monito. E di gas

Mauro Bottarelli

11 Dicembre 2022 - 06:30

Chi si è fatto corrompere, deve pagare. Ma se un blitz nel pieno della fase finale e in diretta globale fa già riflettere, i contratti LNG appena siglati da Doha con Cina e Germania appaiono pietre

L’acqua calda a orologeria delle mazzette per i Mondiali ha odore di monito. E di gas

Quando ti trovano 600.000 euro in contanti a casa, qualcosa non va. Quantomeno c’è il forte sospetto di evasione fiscale. Ma al netto della presunzione di innocenza che deve valere per tutti, la storiaccia di tangenti che ha colpito il Parlamento europeo spalanca la porta a più di una perplessità. E qualche interrogativo.

In primis, il tempismo . I Mondiali sono stati assegnati al Qatar da un sorridente Sepp Blatter il 2 dicembre del 2010. Dodici anni fa. Non dodici settimane. O mesi. Dodici anni. Durante i quali le accuse, le insinuazioni, i dubbi e i sospetti di corruzione si sono accavallati a intervalli regolari. Esattamente come i reportage rispetto alle condizioni schiavistiche in cui erano costretti a operare i lavoratori chiamati a costruire stadi e infrastrutture. Dodici anni.

Oggi, mentre il medesimo Mondiale sta entrando nella sua fase finale e gli occhi di tutto il mondo sono rivolti verso Doha, la magistratura belga si sveglia. E lancia una bomba atomica nello stagno già poco limpido della politica europea. Mandati di perquisizione e di arresto per europarlamentari, vice-presidente del Parlamento, collaboratori e addirittura parenti. L’accusa: aver intascato soldi, regali e favori per parlare bene del Qatar ed evitare che l’Europarlamento assumesse iniziative sfavorevoli o dannose verso i Mondiali del 2022.

Solo italiani, a parte la vice-presidente greca? E solo sei persone, di cui due sono moglie e figlia dell’europarlamentare ex PD, Antonio Panzeri? Le quali, fra l’altro, sono accusate di favoreggiamento, poiché ovviamente impossibilitate a operare fattivamente in favore del Qatar in contesti politici. Quasi certamente, l’inchiesta sarà alle fasi iniziali e la corruzione più capillare emergerà col tempo. Sicuramente. Perché se così non fosse, tanto clamore risulterebbe quantomeno esorbitante.

La magistratura fa il suo dovere. Se esistono notizie di reato, deve indagare. Sacrosanto. E se quelle persone realmente hanno intascato denaro e goduto di regalie e favori, devono pagare. Tutto. Ma c’è un odore strano nell’aria. Odore di coincidenza. E odore di gas. Perché nessuno ha boicottato i Mondiali, se davvero Doha è l’ombelico del Male? Non esiste nello sport atto più drastico di condanna del non partecipare, del rifiutarsi di gareggiare: come dire, la vostra messinscena basata su mazzette e sfruttamento recitatevela da soli.

Invece, tutti presenti. Italia esclusa. Anzi, la politica e il mondo sindacale e delle Ong italiane pare aver operato un poco onorevole ruolo di supplenza rispetto agli Azzurri di Roberto Mancini. Una cosa è certa: l’istituzione Europa di tutto aveva bisogno tranne che di uno scandalo simile. Perché a questo punto, la sua credibilità e il suo grado di apprezzamento presso le pubbliche opinioni degli Stati membri paiono destinate a calare un gradino sotto a quelli di un serial killer di neonati. Un colpo fatale, forse.

Perché se i Paesi del Nord rinfacciano a Bruxelles manica troppo larga con le cicale del Mediterraneo e queste ultime attaccano da sempre l’austerity imposta dai cosiddetti frugali, imputandole macellerie sociali in nome del Patto di stabilità, ecco che oggi gli uni e gli altri saranno accomunati da una critica comune: a Bruxelles sono anche corrotti. E amici prezzolati di regimi liberticidi.

Un bel guaio. Quantomeno per gli europei. Qualcun altro, invece, potrebbe trarre un enorme vantaggio da questo indebolimento esiziale e forse letale delle istituzioni europee. Le quali, da oggi, cercheranno in tutti i modi di rifarsi una verginità agli occhi del mondo, quindi passando da un estremo all’altro ed erigendo barricate pregiudiziali insormontabili verso qualsiasi Paese non rispecchi a pieno gli standard minimi sul rispetto dei diritti umani.

Guarda caso, tutto questo è avvenuto non solo a Mondiali in pieno svolgimento e alla vigilia della fase clou. Ma subito dopo le firme dei contratti di forniture di gas LNG che Doha garantirà a Cina e Germania per durate record, rispettivamente 27 e 15 anni. Sicuramente, una pura coincidenza. Ma, apparentemente, dove non sono arrivati i reportage strappalacrime sui lavoratori schiavizzati e oltre un decennio di mezze accuse di corruzione (senza prove), sembra aver operato con efficacia il ruolo del Golfo come sponda energetica non allineta.

Sia verso una Germania che deve affrancarsi dalla Russia, sia verso una Cina che cerca approvvigionamenti sicuri e su volumi elevatissimi per lanciare la sfida finale e tentare il sorpasso come prima economia mondiale. Quanto ci vorrà prima che qualcuno a Berlino metta sul banco degli imputati Olaf Scholz e il suo accordo con gli emiri corruttori? Magari tentando di farlo saltare e pagando una penale che pulisca però la coscienza del Paese. E, magari magari, bussando poi alla porta della fornitura alternativa e politicamente corretta di LNG statunitense.

E poi, guarda caso, l’inchiesta-bomba è giunta nel giorno in cui Xi Jinping tornava in patria dopo le 48 ore di viaggio diplomatico in Arabia Saudita, Paese che di fatto controllo l’Opec e che avrebbe avanzato interesse per una candidatura di ingresso nel gruppo dei BRICS. Insomma, il principale importatore di petrolio al mondo si scomoda per andare a trovare il kingmaker energetico nel Golfo.

Lo stesso quadrante geografico in cui si colloca North Field, il vero tesoro del Qatar, miliardi e miliardi di metri cubi di LNG che il mondo intero brama. Sicuramente sono solo mazzette, una storiaccia di tangenti e malaffare. Ma in caso contrario, qualcuno dovrebbe davvero accendere un cero alla Dea della fortuna. Perché comunque vada a finire, la lettera scarlatta è ormai impressa sulla facciata dell’Europarlamento.

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