Abbaio del cane, il vicino ha diritto al risarcimento danni: la sentenza

Luna Luciano

21/08/2022

22/08/2022 - 17:04

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Confermata dalla Cassazione la sentenza che ha riconosciuto il risarcimento danni ai vicini disturbati dagli ululati del cane.

Abbaio del cane, il vicino ha diritto al risarcimento danni: la sentenza

Se il cane abbaia troppo spesso e i suoi ululati e guaiti sono persistenti, il vicino ha diritto a ottenere un risarcimento danni.

A stabilirlo è stata la recentissima ordinanza della Corte di Cassazione (n. 23408/2022), depositata lo scorso 27 luglio, che ha confermato la sentenza di primo e secondo grado che vede il condomino condannato a risarcire per danno alla salute il vicino disturbato - da come si può leggere nel testo - dai continui «cupi ululati e fastidiosi guaiti» emessi dai cani che si trovavano sul terrazzo dell’abitazione e sul terreno comune del fabbricato, specialmente nelle ore notturne.

Non è la prima volta che casi simili finiscono in tribunale davanti ai giudici. La sentenza della Cassazione, quindi, non ha fatto altro che confermare, ancora una volta, un principio ampiamente consolidato a livello giuridico, ovvero che l’abbaiare di uno o più cani, se prolungato ed eccessivo, possa essere fonte di disturbo per i vicini rappresentando un illecito.

In caso si sia padroni di un animale domestico è preferibile sapere cosa dice il Codice Penale a riguardo e soprattutto le sentenze in merito. Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Cassazione, ululati e guaiti: il vicino ha diritto al risarcimento

Il condomino condannato in primo e secondo grado a risarcire il proprio vicino per danni alla salute aveva deciso di appellarsi alla Cassazione, che ha però confermato la condanna. Il vicino avrebbe citato per danni il condomino in quanto il continuo abbaiare dei cani avrebbe causato seri problemi di sonno e salute, provocando anche la perdita del lavoro.

Come si legge anche sul Sole 24 Ore, per la Corte le cinque motivazioni addotte dal proprietario degli animali erano da respingere in primis «per motivi procedurali perché prospettanti inammissibili profili di novità rispetto alle precedenti pronunce». Per i giudici della Cassazione sarebbe comprovato, inoltre, che il vicino abbia perso la «capacità lavorativa» tanto da essere stato licenziato, respingendo quindi la richiesta di rivalutazione integrale della vicenda che in questa sede non è possibile.

Abbaio del cane, cosa dicono il Codice Civile e Penale?

Tale vicenda non può che riportare l’attenzione su alcuni articoli in particolare. Da un lato il vicino disturbato dal cane non può vietare ad altri condomini di «possedere o detenere animali domestici», come stabilito dall’articolo 16 della legge 220/2012 sulla riforma del condominio; dall’altra l’articolo 2052 del Codice Civile stabilisce che «il proprietario di un animale è responsabile dei danni cagionati dall’animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito, salvo che provi il caso fortuito».

Sui versi molesti degli animali si è espresso anche il Codice Penale, gli ululati se prolungati o insistenti possono integrare il reato di disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone, previsto all’articolo 659, secondo cui:

chiunque (…) non impedendo strepiti di animali disturba le occupazioni o il riposo delle persone, ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a euro 309.

Secondo l’articolo, quindi, non solo si rischia l’arresto ma anche un’ammenda fino a 309 euro. Ovviamente ognuna di queste leggi compone un quadro chiaro: nei rapporti di vicinato, è necessaria una buona dose di tolleranza, gli animali hanno diritto di esprimersi tramite i propri versi, allo stesso tempo il padrone ha l’obbligo e il dovere di impedire che questi versi siano molesti ed eccessivi.

Abbaio del cane, c’è un modo per evitare il risarcimento danni?

In questo caso con la sentenza della Cassazione non c’è modo di evitare il risarcimento danni. Ogni padrone è responsabile del proprio animale, come ricordato dagli articoli precedentemente citati. Eppure, a volte basta il buon senso per evitare che si ricorra a vie legali e quindi alla richiesta del risarcimento danni. Davanti alle lamentele dei vicini, infatti, il padrone dell’animale domestico potrebbe rivolgersi a un veterinario per farsi indicare un corso di addestramento che possa abituare il cane a modificare le proprie abitudini a seconda dei contesti.

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