A 35 anni non hai ancora un fondo pensione? Ecco quanti soldi perdi ogni anno che passa

Giacomo Astaldi

26 Maggio 2026 - 15:49

Rimandare il fondo pensione costa migliaia di euro. Facciamo i calcoli. Se a 35 anni non ne hai ancora uno, ecco quanti soldi perdi ogni anno che passa

A 35 anni non hai ancora un fondo pensione? Ecco quanti soldi perdi ogni anno che passa
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A 35 anni la pensione sembra roba “da vecchi”. Hai ancora trent’anni abbondanti di lavoro davanti, un mutuo da pagare, magari dei figli, e l’idea di mettere da parte soldi per qualcosa che arriverà non prima del 2055 ti sembra francamente l’ultima delle priorità. Tutto vero, ma ogni anno che passa senza aprire un fondo pensione ha un costo che non recupererai mai più.

Il nodo delle tempistiche nei fondi pensione

Il meccanismo dei fondi pensione ruota tutto attorno all’interesse composto, cioè sulla capacità dei rendimenti di generare a loro volta altri rendimenti nel tempo. È una di quelle cose che in teoria possiamo capire tutti, ma che nella pratica non riusciamo mai a visualizzare e a comprendere davvero.

E allora facciamo un esempio. Supponiamo che tu abbia 35 anni e inizi a versare 200 euro al mese in un fondo pensione con un rendimento medio del 4% annuo, una stima prudente, in linea con i rendimenti storici dei fondi pensione bilanciati italiani. Quando andrai in pensione a 67 anni, dopo 32 anni di contribuzione, ti ritroverai con circa 150.000 euro accumulati.

Ora ipotizziamo di aspettare un anno e, invece di iniziare a 35, inizi a 36 anni. Gli altri dati rimangono uguali (stesso importo mensile versato, stesso rendimento), cambiano solo 12 mesi di “ritardo”. Il tuo montante finale sarà di circa 144.000 euro. Hai perso 6.000 euro pur avendo versato complessivamente solo 2.400 euro in meno, semplicemente per aver aspettato un anno in più.

Aspetta 5 anni, e inizi a 40: arrivi a circa 120.000 euro, 30.000 euro in meno rispetto a chi ha cominciato a 35, pur avendo versato complessivamente solo 12.000 euro in meno.

E il TFR?

Se sei un lavoratore dipendente e non hai aderito a un fondo pensione, il tuo TFR (il trattamento di fine rapporto) rimane parcheggiato in azienda (o all’INPS per le imprese con più di 50 dipendenti) e si rivaluta ogni anno dell’1,5% fisso più il 75% dell’inflazione.

Nel 2024, con l’inflazione che si è stabilizzata intorno al 2%, la rivalutazione del TFR in azienda è stata di circa il 3%. Non malissimo, ma lontano da quello che avrebbe potuto fare in un fondo pensione ben gestito.

Versare il TFR in un fondo pensione non ti costa nulla di tasca tua perché stai semplicemente spostando i soldi che ti spettano comunque in uno strumento che li fa crescere di più nel tempo. Ma meno della metà dei lavoratori italiani ha fatto questa scelta.

Occhio all’effetto della deduzione fiscale

Poi c’è il capitolo tasse, forse il vantaggio meno conosciuto e più sottovalutato. I versamenti a un fondo pensione sono deducibili dal reddito imponibile, e dal 2026 la soglia di deducibilità fiscale è passata da 5.164,57 euro a 5.300 euro annui. Attenzione: nel calcolo di questo plafond rientrano sia i versamenti effettuati dal lavoratore che quelli a carico del datore di lavoro, mentre il TFR conferito al fondo resta escluso e gode di un regime fiscale distinto.

Se hai un reddito nel secondo scaglione, ad esempio 35.000 euro lordi, la tua aliquota marginale IRPEF è al 33%. Questo significa che se versi 2.400 euro in un anno (200 euro al mese) nel fondo pensione, recuperi 792 euro nella dichiarazione dei redditi l’anno successivo. Così, quei 200 euro mensili ti costano in realtà circa 134 euro netti, mentre i tuoi soldi continuano a crescere nel fondo. Se invece hai una RAL sopra i 50.000 euro e rientri nell’aliquota al 43%, il vantaggio è ancora più marcato perché su 2.400 euro versati ne recuperi oltre 1.000 e il costo mensile effettivo scende a circa 116 euro al mese.

Chi non ha sfruttato appieno il plafond nei primi cinque anni di partecipazione al fondo può recuperare le quote non utilizzate nei venti anni successivi, con un’extra-deduzione annuale che sale a 2.650 euro e un limite complessivo annuo che può raggiungere i 7.950 euro, a patto di non avere contributi previdenziali versati prima del 1° gennaio 2007.

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