A 29 anni ha lasciato un lavoro da 250.000 dollari l’anno per aprire un bar di tè matcha

P. F.

5 Luglio 2026 - 07:39

Michelle Yeung ha lasciato un lavoro da 250.000 dollari a 29 anni per aprire un bar di tè matcha a Manhattan. Ecco la storia della sua attività di successo.

A 29 anni ha lasciato un lavoro da 250.000 dollari l’anno per aprire un bar di tè matcha

Rinunciare a uno stipendio da 250.000 dollari l’anno per ripartire da zero dietro il bancone di una piccola caffetteria non è la scelta che ci si aspetterebbe da chi ha costruito una carriera solida nel settore tecnologico. Eppure è esattamente la strada imboccata da Michelle Yeung, ingegnere informatico che a 29 anni ha deciso di trasformare una semplice intuizione in un’attività vera e propria.

Per anni l’imprenditrice aveva lavorato come sviluppatrice software, con un reddito che per molti verrebbe visto come un vero e proprio traguardo. Yeung, tuttavia, conviveva con la sensazione crescente che le mancasse qualcosa. Oggi gestisce un locale dedicato al tè verde giapponese nel cuore di Manhattan e i conti dicono che potrebbe ripagarsi già al primo anno di attività. Ecco come ci è riuscita.

Perché lasciare un lavoro da 250.000 dollari per aprire un bar?

Il punto di partenza è stato il desiderio di un lavoro diverso, capace di lasciare un segno concreto nella giornata delle persone. “Volevo un lavoro capace di migliorare la giornata di qualcuno, o di rendere le persone un po’ più felici”, racconta Yeung.

Anziché licenziarsi di getto, la giovane ha dedicato mesi a capire che prospettiva seguire, dando forma poco alla volta all’idea di un bar di tè matcha, bevanda ricavata dalla polvere finissima di tè verde. Il progetto è nato nell’estate del 2024, quando si è accorta che in città le proposte di qualità scarseggiavano e ha cominciato a chiedersi come mai il matcha che preparava a casa fosse migliore di quello che trovava nei locali. Yeung ha affrontato il progetto con la stessa logica metodica che usava da ingegnere più che da aspirante ristoratrice, perché non aveva alcuna intenzione di abbandonare un impiego ben pagato senza un piano B.

Il tirocinio “sotto copertura” da Starbucks e il viaggio in Giappone

Prima di mollare il posto fisso, Yeung ha voluto imparare il mestiere dalle fondamenta, partendo dall’esperienza diretta sul campo. Per circa due mesi ha fatto i turni dalle 5 del mattino dietro il bancone di Starbucks, restando fino alle 10 per poi collegarsi alle riunioni del suo lavoro da ingegnere. “Mi ero data una piccola missione tutta mia”, ricorda. Non aveva mai lavorato nella ristorazione e quei turni mattutini le hanno offerto un corso intensivo su come si manda avanti una caffetteria, in poco tempo e senza clamore.

La preparazione l’ha poi portata anche in Giappone, dove ha osservato come si coltiva e si serve il matcha. Lì, nel Paese simbolo della bevanda, Yeung ha preso appunti sulle tecniche di raccolta e sui modi di prepararlo, provando diverse proporzioni tra polvere e acqua per arrivare a un risultato ottimale. Tornata a New York, ha quindi chiamato a raccolta gli amici per le degustazioni e mettere a punto la ricetta, continuando intanto a verificare se un locale del genere potesse sopravvivere sul piano economico.

La ricerca del locale e il grande salto verso l’apertura

Restava il problema dello spazio, forse il più insidioso. Yeung ha girato per mesi decine di locali e incontrato diversi proprietari, parecchi dei quali poco disposti ad affittare a chi apriva la prima attività. Alla fine ha trovato un piccolo spazio in una traversa del Lower East Side, che ha definito quasi perfetto: ben posizionato e con un affitto sostenibile per la zona.

A marzo 2025, con più di 200.000 dollari di risparmi da parte, accumulati negli anni proprio in vista di quel momento, si è sentita pronta a chiudere con l’ingegneria informatica e a puntare tutto sul nuovo progetto. Nonostante la lunga preparazione, però, l’avvio ha riservato più di un imprevisto. Gli appaltatori spesso lasciavano i lavori a metà, tra ritardi e intoppi dell’ultimo momento, mentre la sera prima dell’inaugurazione riservata ad amici e parenti la caffetteria si è perfino allagata. Senza gli amici, che negli ultimi giorni avevano montato i mobili e sistemato il locale, l’imprenditrice non sarebbe riuscita ad aprire in tempo.

Matcha House: dal lavoro no-stop alla crescita

Quando Matcha House ha aperto, a luglio 2025, Yeung lavorava spesso dodici ore al giorno e preparava di persona ogni singola bevanda, senza fidarsi ancora di nessun altro: “Per i primi due mesi mi fidavo solo di me stessa nel preparare ogni tazza”, ha ammetsso. Con il tempo, però, ha imparato a delegare e a costruire una squadra: oggi il locale dà lavoro a circa dieci persone part time e la fondatrice non è più costretta a stare ogni giorno dietro il bancone.

Guardandosi indietro, riconosce che proprio l’esperienza da Starbucks le ha dato gli strumenti per gestire tutto questo: “Adesso sono molto più felice rispetto a prima”. Anche i conti raccontano una storia incoraggiante, dato che il locale è sulla buona strada per diventare redditizio già al primo anno di attività e Yeung sta via via rientrando dei soldi investiti per avviarlo. Per il 2026 conta di pagarsi circa 33.000 dollari, reinvestendo nell’attività gran parte di quello che entra, mentre tiene basse le spese personali, sotto i 2.500 dollari al mese.

Una scelta di vita prima ancora che di lavoro

Per ora il bilancio è soprattutto personale, ed è qui che il cambio di carriera mostra il suo senso più profondo: “Oggi conta meno quanto guadagno e conta di più quello che faccio ogni giorno”, spiega Yeung.

A dodici mesi dall’apertura, il valore della scommessa della giovane imprenditrice va misurata infatti più nella soddisfazione quotidiana che nelle cifre sul conto, anche se l’attività promette di restituire nel tempo quanto ha richiesto: “Sono grata di essere arrivati fin qui e di poter affrontare un altro anno”, ha concluso Yeung.