Wuhan: la (vera) storia del laboratorio cinese al centro delle teorie sul Covid

Alessandro Cipolla

30/03/2021

30/03/2021 - 16:34

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Per l’Oms è “estremamente improbabile” che il Covid sia nato da una fuga da laboratorio, ma le nubi sul centro di Wuhan in Cina non sono state tutte dissipate: la storia di questo luogo dove vengono studiati i virus animali.

Wuhan: la (vera) storia del laboratorio cinese al centro delle teorie sul Covid

Il laboratorio di Wuhan è l’autentico luogo del mistero di questa pandemia da Covid. Visto che proprio in questa città della Cina si è registrato il primo focolaio del virus, buona parte delle teorie complottiste che circolano ormai da mesi vedono come protagonista questo istituto di virologia.

Di recente l’atteso rapporto dell’Oms, che per settimane ha studiato quello che è accaduto nella cittadina cinese, ha specificato che è “ estremamente improbabile ” l’ipotesi della fuga dal laboratorio.

Al tempo stesso, per gli esperti dell’Oms lo scenario più probabile resta quello della trasmissione del virus dai pipistrelli all’uomo tramite un animale vettore non ancora identificato.

Covid: lo scontro tra Usa e Cina

Quando era ancora Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump ha parlato del Covid come un “grave errore di Pechino”, accusando la Cina di aver nascosto inizialmente le reali potenzialità del virus mentre intanto faceva “scorta di farmaci”.

L’ex segretario di Stato Usa Mike Pompeo ha poi aggiunto un altro particolare, dichiarando come “ci sono numerose prove sul fatto che il coronavirus arrivi dal laboratorio di virologia di Wuhan”, con la Casa Bianca che poi ha annunciato di avere in mano un dossier che proverebbe queste accuse, finora però mai mostrato.

Anche il nuovo segretario di Stato Antony Blinken non è stato di certo tenero con la Cina, accusando Pechino di aver interferito nel lavoro degli scienziati fino all’aiutare l’Oms nella “scrittura del rapporto”.

Al momento la quasi totalità del mondo della scienza è convinta che il Covid sia arrivato all’uomo dai pipistrelli tramite un animale vettore, ancora non identificato, ma non tutti gli interrogativi sul laboratorio di Wuhan sono stati chiariti.

La storia del laboratorio di Wuhan

Wuhan è una città di oltre 6 milioni di abitanti e capoluogo della provincia di Hubei situata nel cuore pulsante della Cina. Dall’inizio del 2020 il suo nome è diventato tristemente famoso visto che è stato il luogo dove sarebbe originata la pandemia da coronavirus.

In totale a Wuhan sono state contagiate dal COVID-19 più di 80.000 persone, facendo registrare la morte di circa 3.000 cittadini. Su quelli che sono i dati reali del virus nella cittadina cinese non mancano però forti dubbi.

Di certo invece c’è che dal 1956 a Wuhan ha sede un laboratorio che inizialmente si occupava di microbiologia, per diventare poi nel 1978 un centro di virologia come lo è ancora tuttora.

A seguito delle epidemie della Sars (2002-2003) e della Aviaria (2003-2005), la Cina con l’appoggio della Francia guidata all’epoca da Jacques Chirac ha deciso di realizzare a Wuhan un laboratorio di massima sicurezza per studiare queste tipologie di virus per cui non si dispone di un vaccino.

I lavori, costati la bellezza di 300 milioni di yuan pari a circa 44 milioni di dollari, sono stati completati nel 2015 grazie al sostegno del CIRI Lab di Lione dove in quel periodo nel frattempo sono stati formati anche diversi scienziati cinesi.

I 50 scienziati francesi inviati da Parigi per lavorare presso il laboratorio di Wuhan sono stati però messi alla porta, non entrando mai all’interno del centro. Una sorta di sgarbo che di fatto ha sancito la fine della collaborazione con la Francia.

Nel 2017 avviene così una sorta di passaggio di consegne, con gli Stati Uniti che hanno sostituito la Francia nel supportare gli studi compiuti nel laboratorio di Wuhan: a finanziare questa operazione negli anni con circa 10 milioni di dollari è la National Institutes of Allergy and Infectious Disease, guidata dal 1984 da quel Anthony Fauci ora a capo della task force americana e in eterno contrasto con Donald Trump durante la sua presidenza.

A dirigere la ricerca targata Cina-Usa è da allora Shi Zheng Li, una scienziata che è stata formata a Lione e che nell’ambiente viene chiamata “ la signora dei pipistrelli ”, visto che da anni studia i virus portati dall’animale e che possono essere trasmessi all’uomo.

I cinesi però anche agli scienziati americani hanno riservato lo stesso trattamento dei loro colleghi francesi: all’interno del laboratorio di massima sicurezza di Wuhan nessuno straniero di recente ha messo piede, nonostante una formale collaborazione per l’individuazione degli standard di sicurezza.

Le teorie del complotto

Come scrive Il Manifesto, il sentore è che a Wuhan sia la Francia che gli Stati Uniti abbiano finanziato per anni quegli esperimenti sui virus che “a casa loro non potevano realizzare”.

Non sarebbe un caso infatti che Anthony Fauci si sarebbe rivolto ai cinesi dopo una moratoria su alcune tipologie di esperimenti voluta da Barack Obama, nonostante che negli States in molti avessero espressi dei dubbi sulla sicurezza del centro.

Dato ormai per certo che il COVID-19 non sia nato in laboratorio ma ha avuto una origine naturale, arrivato all’uomo probabilmente tramite i pipistrelli, resta da capire se il virus possa essere fuoriuscito per errore dal centro.

Per gli esperti una eventualità del genere è altamente improbabile ma non impossibile. La Cina ha sempre negato che ci sia stata una falla nella sicurezza e la signora Shi Zheng Li ha dichiarato che nel centro il COVID-19 “non era stato identificato prima dell’inizio della pandemia”.

Dal canto loro Donald Trump e l’ex sottosegretario Mike Pompeo hanno parlato un anno fa di prove evidenti in possesso della Casa Bianca, ma finora questo fantomatico dossier non è stato ancora reso noto.

Al tempo stesso, è senza dubbio molto particolare che il Covid abbia fatto la sua comparsa proprio a Wuhan, ovvero dove ha sede il laboratorio di massima sicurezza nel quale vengono compiuti esperimenti sui virus trasmessi dai pipistrelli. Senza dubbio si potrebbe trattare tranquillamente anche di una semplice coincidenza.

In questo scenario, le parole più verosimili probabilmente sono state quelle di Emmanuel Macron che ha dichiarato come “in Cina sono successe delle cose che noi non sappiamo”, con soltanto il tempo che ci dirà come è nata questa pandemia che sta riscrivendo le regole del mondo intero.

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