Wall Street ritraccia sulle prese di profitto. Cosa aspettarci ora?

Forte rally post Trump per i mercati USA, ma chiudono in calo la settimana. Preoccupazione tra gli emergenti e la Silicon Valley.

I mercati USA chiudono in calo nella giornata di venerdì dopo una settimana di inaspettati acquisti dovuti all’elezione di Donald Trump. Il sell-off atteso dagli analisti si è trasformato in una inspiegabile euforia sui listini azionari che ha portato ad un ribasso in chiusura di settimana dovuto alle prese di profitto da parte degli investitori. Ora la domanda da porsi è, quanto durerà questo clima di ottimismo? Alle prese di profitto seguirà una nuova ondata di vendite o si tornerà a comprare?

Effetto Trump sui mercati: cause ed effetti

Seduta incerta quella di venerdì per i mercati USA che chiudono in territorio negativo dopo una settimana di grande forza. L’isteria portata dall’elezione shock di Donald Trump sembra essersi esaurita.

Bene durante la settimana il Dow Jones che guadagna circa il 5% con i titoli industriali che spingono dopo le dichiarazioni del nuovo presidente su un’espansione delle infrastrutture. Ottima settimana anche per l’S&P500 con un +4% e NASDAQcon +3,2%.

E’ proprio il NASDAQ però a preoccupare ed a ritracciare in maniera più forte nella giornata di venerdì. I titoli tecnologici crollano dopo la crescente preoccupazione della Silicon Valley riguardo le politiche restrittive di Trump sull’immigrazione. La paura nasce dalle difficoltà che si potrebbero incontrare nel reclutare lavoratori stranieri.

A piacere agli investitori sono le manovre annunciate da Trump in campagna elettorale riguardo sgravi fiscali ed investimenti. Meno apprezzate invece sono le limitazioni sul libero scambio. Le restrizioni al commercio, unite ad inflazione e rendimenti crescenti, potrebbero incidere pesantemente sui Paesi emergenti rendendoli meno invitanti agli occhi degli investitori che potrebbero cercare rendimenti altrove contenendo fortemente il rischio.

Sotto le aspettative anche gli acquisti sui titoli delle aziende produttrici di armi. L’aumento che ci si aspettava in caso di elezione della Clinton, dovuto alla corsa agli armamenti che si sarebbe verificata prima dell’insediamento della candidata democratica, con Trump non è arrivato. La causa che avrebbe portato ad un incremento degli acquisti era la preoccupazione sulle politiche restrittive, in tema armamenti, portate dalla Clinton. Tale paura avrebbe portato il popolo statunitense ad una ondata di acquisti che avrebbe fatto schizzare in alto i titoli nel breve termine. Tale evento non è accaduto con Trump visto il suo pensiero liberale a riguardo, il quale porterà ad un acquisto di armi, con conseguente crescita dei titoli, nel lungo termine.

S&P500 ed effetto Trump: cosa aspettarci?

Dopo quattro giorni di forte rally sono arrivate le prese di profitto sul mercato USA. L’indice S&P500 quota a 2157$ dopo essersi spinto oltre i 2160$ nella giornata di giovedì.

Dall’analisi grafica possiamo osservare l’importanza della trendline rialzista di lungo periodo più volte testata dai prezzi in queste settimane di trend ribassista. L’ultimo test è arrivato nella giornata di giovedì con i prezzi che non hanno avuto la forza per chiudere la seduta in area 2160$, livello leggermente al di sopra della resistenza dinamica, e da cui è partito il ritracciamento di venerdì.

Questo improvviso indebolimento dei prezzi potrebbe portare a pensare che il rally dei giorni scorsi fosse frutto di puri interventi speculativi. Per il livello attuale dei prezzi passa la media a 100 periodi che in caso di rottura al ribasso porterebbe i prezzi direttamente verso area 2140$, livello di supporto da cui passa la media a 50 periodi.

Obiettivo pessimistico, ma di fondamentale importanza per non riprendere il trend ribassista, è il mantenimento dell’area a 2120$ per la quale passa anche la media di lungo a 200 periodi.

In ottica di rialzo invece, l’aggiornamento dei massimi storici in area 2160$ e la stabilizzazione al di sopra della trendline rialzista darebbero grande fiducia agli investitori e confermerebbero quella accordata dal mercato al nuovo presidente.

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