Wall Street: la correlazione tra elezioni midterm e nuovi rally

Secondo un gruppo di ricercatori negli ultimi 50 anni l’indice S&P 500 è aumentato in media di circa il 16% nell’anno successivo al voto di midterm e il terzo anno di mandato presidenziale è storicamente l’anno più forte per il mercato azionario. Sarà vero anche questa volta?

Wall Street: la correlazione tra elezioni midterm e nuovi rally

L’appuntamento più atteso della passata settimana è stato senza dubbio rappresentato dalle elezioni di midterm statunitensi, con un esito che si è rivelato in linea con le attese degli analisti e non ha, a conti fatti, impattato significativamente sui mercati.

A detta di molti esperti questo esito era già abbondantemente incorporato dai prezzi. Il consensus scontava ampiamente un congresso spaccato a metà, con i Democratici che sono riusciti a strappare una delle due Camere e dall’altra parte i Repubblicani che hanno visto rafforzare la loro maggioranza in Senato.

I mercati si sono dimostrati molto resilienti durante queste ultime giornate di contrattazione rispondendo in modo brillante nella giornata di mercoledì scorso. Wall Street ha reagito con un rimbalzo corposo al sell-off partito lo scorso 10 ottobre.

Si guarda già alle elezioni presidenziali del 2020

Ora le attenzioni degli operatori di mercato sono proiettate verso i prossimi due anni, in vista del voto per la presidenza del 2020. Tuttavia, già per il 2019 è prevista una riduzione dell’ondata positiva della politica fiscale e un incremento della pressione sui margini di profitto delle imprese legata alle tariffe all’importazione, scenario che potrebbe impattare sui listini azionari.

Nel breve termine, inoltre, il G20 in programma per dicembre potrebbe fare maggiore chiarezza sull’approccio post elettorale e la politica commerciale del governo Trump. Ed ancora, il tetto del debito statunitense potrebbe diventare un problema a partire da marzo del prossimo anno, data in cui la legislazione precedente ha fissato la scadenza dello stesso.

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Realtà e probabilità

Se si tralasciano le numerose incognite politiche, la crescita degli Stati Uniti dal punto di vista dei fondamentali resta ancorata a basi solide. Sino ad ora l’attuale ciclo economico è il secondo più esteso nella storia degli Stati Uniti d’America dal 1854. Se la crescita dei fondamentali Usa dovesse proseguire oltre maggio 2019 diverrebbe il ciclo più longevo di tutta la storia americana.

I mercati azionari, a supporto di questa view, storicamente hanno sempre performato bene una volta dileguatasi l’incertezza legata alle elezioni di metà mandato. Inoltre, il recente rimbalzo che ha preceduto le elezioni di mid-term dopo il sell-off di metà ottobre dà un’idea che questo rialzo sia già iniziato, nonostante le ultime due sedute poco brillanti. L’aspettativa è quindi che anche questa volta questo bias si riveli corretto, portando a registrare solide performance a fine anno.

Secondo Capital Economics, una delle principali società indipendenti di ricerca economica nel mondo, negli ultimi 50 anni l’indice S&P 500 è aumentato in media di circa il 16% nell’anno successivo il voto di mid-term.

Se la performance poi viene calcolata dai minimi medi annuali, i risultati sono ancora migliori: le azioni hanno effettuato mediamente un progresso di circa il 32% nei mesi successivi alle elezioni. Il terzo anno di mandato presidenziale è storicamente l’anno più forte per il mercato azionario.

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