Voto di fiducia, che cos’è e come funziona

Che cos’è il voto di fiducia? Quando serve? Qui tutto quello che c’è da sapere sul voto di fiducia al Governo e sul suo funzionamento.

Voto di fiducia, che cos'è e come funziona

Cos’è il voto di fiducia e come funziona?

La fiducia è la votazione che permette al Governo di dare inizio al mandato, per il quale è necessaria la votazione favorevole delle due Camere del Parlamento. In altre parole, la fiducia serve a «battezzare» l’Esecutivo entrante e a legittimarne la composizione.

In altre situazioni, invece, il voto di fiducia o “questione di fiducia”, è uno strumento che consente al Governo di ricompattare la maggioranza e riconfermare la propria linea politica, in situazioni urgenti o particolarmente importanti.

La mozione di fiducia è prevista dalla Costituzione italiana, ma la sua disciplina è stabilita nel dettaglio nel Regolamento della Camera dei deputati; infatti qui si prevedono le modalità di votazione e le materie in cui se ne esclude la legittimità.

Il voto di fiducia, tuttavia, spesso viene utilizzato in modo improprio, ovvero al solo fine di velocizzare l’iter di approvazione di una legge e limitare l’ostruzionismo delle Camere. Questo strumento, infatti, ha in parte perso il carattere di eccezionalità del disegno originario, diventando una prassi per velocizzare la votazione di leggi importanti.

Voto di fiducia al Governo, come funziona

Il voto di fiducia è l’ultimo dei passaggi necessari a dar vota al nuovo Governo, dopo la selezione dei Ministri e la nomina da parte del Presidente della Repubblica. In particolare, il Presidente del Consiglio e i Ministri prescelti devono presentarsi alle Camere entro 10 giorni dalla nomina e ottenere la fiducia dei parlamentari. Questa serve a dare inizio al nuovo Governo.

In altre parole, la fiducia del Parlamento esprime il consenso politico, in rappresentanza degli elettori, alla composizione e al programma di lavoro dell’Esecutivo entrante.

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Il Regolamento della Camera disciplina la modalità di votazione, che deve avvenire con voto nominale entro 24 ore dalla sua proposizione del voto di fiducia. Il voto nominale garantisce l’assenza dei c.d. “franchi tiratori”, che invece potrebbero nascondersi dietro la votazione a scrutinio segreto.

A questo punto dobbiamo precisare che, contrariamente a quanto molti pensano, se il Governo non ottiene la fiducia non è obbligato a dimettersi. A prevederlo è la Costituzione stessa nell’articolo 94, che al terzo comma recita:

“Il voto contrario di una o d’entrambe le Camere su una proposta del Governo non importa obbligo di dimissioni.”

Tuttavia, in genere il voto di fiducia è proposto su questioni così importanti che una votazione contraria vanificherebbe l’operato del Consiglio dei Ministri, per questo, spesso la mancata fiducia si traduce nelle dimissioni del Governo.

Quando si richiede

Le materie in cui il Governo è legittimato a proporre al Parlamento il voto di fiducia sono individuate per esclusione, a partire dall’elenco inserito nel Regolamento della Camera dei deputati.

Infatti, l’articolo 116 del sopra citato Regolamento stabilisce il divieto di porre la questione di fiducia su:

  • regolamenti interni delle Camere;
  • questioni procedimentali;
  • votazioni per alzata di mano e a scrutinio segreto, dove espressamente richiesto dal regolamento;
  • votazioni nei confronti di persone;
  • sanzioni disciplinari;
  • affidamento di disegni di legge in Commissione.

Utilizzo improprio del voto di fiducia

Nonostante quanto abbiamo detto, molto spesso il voto di fiducia viene proposto al solo fine di velocizzare l’iter di autorizzazione di una legge. Infatti, una volta proposta la questione di fiducia su una legge o su un emendamento, il Parlamento è obbligato ad esprimersi entro le 24 ore successive e nell’interezza del testo. Si tratta di un vantaggio evidente: basti pensare che, nella maggior parte dei casi, occorrono dei mesi prima che il Parlamento analizzi un testo proposto alle Camere, invece in questo modo bastano 24 ore.

Per questa ragione, negli ultimi anni abbiamo assistito ad utilizzo massiccio del voto di fiducia, tale da diventare quasi una prassi nelle dinamiche tra Consiglio dei Ministri e Camere parlamentari. Si pensi che solo nell’ultima legislazione si è fatto ricorso al voto di fiducia ben 108 volte, nonostante questo strumento sia stato creato per rispondere ad esigenze “eccezionali”.

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