Voto di fiducia: come funziona e quando serve

Tutto sul voto di fiducia e i rapporti tra Governo e Parlamento. Ecco cosa dice la Costituzione italiana al riguardo.

Voto di fiducia: come funziona e quando serve

Cosa è esattamente il voto di fiducia e come mai se ne sente parlare così spesso nel dibattito politico?

La nostra Costituzione prevede due circostanze in cui si fa ricorso al voto di fiducia:

  • per dare inizio alla nuova esperienza di Governo (dopo la nomina dei Ministri);
  • su singole leggi o questioni di grande importanza per il Paese.

Nel primo caso il voto di fiducia serve a “battezzare” l’Esecutivo entrante e a legittimarne la composizione. Nel secondo, invece, è uno strumento che consente al Governo di ricompattare la maggioranza e riconfermare la propria linea politica in situazioni urgenti o particolarmente importanti (si pensi ai decreti legge dell’emergenza da Covid-19).

La disciplina del voto di fiducia è stabilita nel dettaglio nel Regolamento della Camera dei deputati: qui si prevedono le modalità di espressione del voto e le materie in cui se ne esclude la legittimità.

Tuttavia molto spesso la fiducia viene utilizzata in modo improprio, ovvero al solo fine di velocizzare l’iter di approvazione di una legge e limitare l’ostruzionismo delle Camere. Questo strumento, infatti, ha in parte perso il carattere di eccezionalità del disegno originario diventando una prassi per velocizzare la votazione complesse.

Voto di fiducia al Governo, come funziona

Il voto di fiducia è l’ultimo dei passaggi necessari a dar vita al nuovo Governo, dopo la selezione dei Ministri e la nomina da parte del Presidente della Repubblica. Secondo il disegno costituzionale il Presidente del Consiglio e i Ministri prescelti devono presentarsi alle Camere entro 10 giorni dalla nomina e ottenere la fiducia dei parlamentari. Questa serve a dare inizio al nuovo Governo.

In altre parole, la fiducia del Parlamento esprime il consenso politico - in rappresentanza degli elettori - alla composizione e al programma di lavoro dell’Esecutivo entrante.

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Il Regolamento della Camera disciplina la modalità di votazione che deve avvenire con voto nominale entro 24 ore dalla sua proposizione. Il voto nominale è pensato per favorire la presa di responsabilità da parte di deputati e senatori, che non possono nascondersi dietro lo scrutinio segreto.

Quando si richiede il voto di fiducia

Oltre alla fiducia iniziale che legittima il Governo entrante, il voto di fiducia può essere posto anche su singole questioni. Le materie in cui questa votazione è possibile sono individuate per esclusione dal Regolamento della Camera dei deputati. Infatti, l’articolo 116 stabilisce il divieto di porre la questione di fiducia su:

  • regolamenti interni delle Camere;
  • questioni procedimentali;
  • votazioni per alzata di mano e a scrutinio segreto, dove espressamente richiesto dal regolamento;
  • votazioni nei confronti di persone;
  • sanzioni disciplinari;
  • affidamento di disegni di legge in Commissione.

In tutte le altre materie la mozione di fiducia è possibile.

Utilizzo improprio del voto di fiducia

Nonostante quanto abbiamo detto, molto spesso il voto di fiducia viene proposto al solo fine di velocizzare l’iter di autorizzazione di una legge. Infatti, una volta chiesta la fiducia su una legge o su un emendamento, il Parlamento è obbligato ad esprimersi entro le 24 ore successive e nell’interezza del testo. Si tratta di un vantaggio evidente: basti pensare che, nella maggior parte dei casi, occorrono dei mesi prima che il Parlamento analizzi un testo proposto alle Camere, invece in questo modo basta un solo giorno.

Per questa ragione negli ultimi anni abbiamo assistito ad un utilizzo massiccio del voto di fiducia, tale da diventare quasi una prassi nelle dinamiche tra Consiglio dei Ministri e Camere parlamentari. Si pensi che solo nell’ultima legislatura si è fatto ricorso al voto di fiducia ben 108 volte, nonostante questo strumento sia stato creato per rispondere ad esigenze “eccezionali”.

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