Voluntary disclosure, il rientro dei capitali dall’estero è l’argomento forse più dibattuto in questi giorni al Senato, dove il testo sta affrontando il minuzioso esame di rito da parte delle Commissioni Finanze e Giustizia di Palazzo Madama. Ma se il via libera non sembra poi così vicino, i nodi gordiani sono sempre gli stessi: la tassazione delle somme che emergono e il reato di autoriciclaggio.
Voluntary disclosure, a Palazzo Madama si entra nel vivo del provvedimento. Come dicevamo già ieri, il ddl sul rientro dei capitali dall’estero sta affrontando il difficile percorso dell’esame da parte delle Commissioni parlamentari competenti (Finanze e Giustizia), e stanno emergendo i primi distinguo. Se già così è difficile pensare che il testo possa essere varato entro la fine del 2014, con la terza lettura alla Camera dei deputati – inevitabile nel caso di modifiche in Senato – la partita verrebbe rimandata direttamente al 2015.
I nodi da sciogliere: il reato di autoriciclaggio e le tasse
Ovviamente, le questioni da risolvere sono arcinote, ma a elencarle – stavolta – è stato direttamente il relatore per la Commissione finanze Claudio Moscardelli, senatore del Partito democratico. Aumentare la pena edittale prevista per l’autoriciclaggio è senz’altro l’istanza più condivisa: ci sono maggiori perplessità da parte del centrodestra, anche se molti parlamentari confidano che si possa giungere a un accordo in tempi ragionevoli. Non è da sottovalutare, tuttavia, anche il problema dell’aliquota da applicare sui capitali emersi. Se da una parte è evidente l’intenzione dell’esecutivo di fare cassa tramite questo tipo di tassazione, soprattutto per le consistenti somme depositate in quelli che ormai sono ex paradisi fiscali, dall’altra le parole “condono fiscale” preoccupano la componente più a sinistra dell’attuale maggioranza. Termini che evocano spettri di berlusconiana memoria, ma che comunque – secondo Moscardelli – potrebbero concretizzarsi in un semplice alleggerimento della tassazione. Difficile, fin da ora, ipotizzare una meccanismo di forfettizzazione di quanto dovuto, poiché è la stessa Ocse a vietarlo.
I tempi sono stretti
Insomma, mentre l’iter della Voluntary disclosure in Senato è appena iniziato, gli ambiti su cui intervenire sembrano già parecchi. L’obiettivo dichiarato, comunque, è di giungere all’ok del testo prima che la legge di Stabilità 2015 venga approvata dalla Camera dei deputati: i tempi certo non sono ampi, considerando che in queste ore si sta discutendo la possibilità che a Montecitorio si dia la priorità al Jobs Act, su cui il Governo è intenzionato a porre la questione delle fiducia.
Nel frattempo, già a partire dalla prossima settimana, presso la commissione Finanze inizierà il classico giro di audizioni, durante le quali verranno presentate le diverse proposte di modifica al ddl. Una prassi, certo, ma la speranza di chi confida in una rapida approvazione è che il testo riesca a resistere ai diversi scossoni già preventivati.