Gli italiani risparmiano per sentirsi più al sicuro nella vita quotidiana, costruirsi una vecchiaia tranquilla o garantire risorse a figli e nipoti. Molto spesso tramite titoli pubblici e con una chiara preferenza per gli strumenti finanziari nazionali. Tuttavia, la possibilità di risparmiare non è per tutti: in molti devono nella maggior parte dei casi accontentarsi di frazioni minime del reddito, mentre quasi un italiano su quattro non riesce proprio a farlo.
Secondo il più recente rapporto Censis-Assogestioni, infatti, solo il 77% degli italiani dichiara di riuscire a risparmiare. Anche se con risultati piuttosto diversificati. Tra i risparmiatori, oltre il 39% riesce a mettere da parte al massimo il 5% del proprio reddito annuo. Il 33% arriva a risparmiare tra il 6% e il 15% dei propri guadagni, il 17% si spinge fino a un quinto delle proprie entrate annue, mentre poco più di un risparmiatore italiano su dieci è in grado di risparmiare oltre il 20% del proprio reddito. Mettere da parte il minimo è meglio di niente, se si considera che 13 milioni di italiani, il 23% della popolazione, non sono proprio nelle condizioni di farlo.
D’altra parte, sono anche i dati Ocse a confermare la bassa capacità di risparmio delle famiglie italiane che, secondo l’ultimo aggiornamento relativo al 2022, esprime uno dei valori più bassi a livello europeo e davvero minimo se paragonato a quello delle altre principali economie, come Francia e Germania.
A certificare il calo della propensione al risparmio c’è anche l’Istat, con la pubblicazione dei “Conti economici nazionali per settore istituzionale”. Nel 2023 il reddito disponibile delle famiglie è aumentato del 4,7% rispetto al 2022, anche se la crescita dei prezzi ha ridotto dello 0,5% il potere d’acquisto, ossia il reddito in termini reali. Ed è così che, per far fronte alle spese quotidiane, la propensione al risparmio degli italiani si sta riducendo anno su anno, toccando nel 2023 i livelli più bassi dal 1995, primo anno di riferimento per questo tipo di rilevazione.
Lo scorso anno il tasso di risparmio degli italiani, cioè il risparmio delle famiglie in percentuale del loro reddito disponibile, è sceso al 6,3%, mentre nel 2022 era al 7,8%. Nel 2020 il tasso di risparmio degli italiani aveva raggiunto il 15,6%, favorito da un crollo dei consumi e stimolato dall’incertezza per il futuro che la pandemia aveva generato. In appena due o tre anni, quindi, il tasso di risparmio degli italiani si è dimezzato. E dire che il valore del 2020, particolarmente elevato, non è comunque il più alto registrato negli ultimi trent’anni: nel 1996 il tasso di risparmio delle famiglie italiane aveva superato il 19%.
Nei giorni scorsi Antonio Patuelli, il presidente dell’Abi, l’associazione bancaria italiana, ha affermato che sui risparmiatori italiani graverebbe «una pesante tassazione che spesso li orienta ad investire all’estero», auspicando una riduzione. Secondo Patuelli oggi «i risparmiatori che investono a medio e lungo termine subiscono una tassazione di quasi il 60% del reddito lordo prodotto dalle banche: si sommano l’Ires, l’addizionale del 3,5% e quelle locali, la cedolare secca sui dividendi, l’Irap, l’Imu e l’imposta del bollo».
leggi anche
La tua casa è a rischio. Ecco perché