Forex, Venezuela: come il cambio fisso può contribuire alla fine di un Paese

Venezuela: in che modo il valore del bolivar fuerte fissato al dollaro statunitense sta portando il Paese sul lastrico.

Forex, Venezuela: come il cambio fisso può contribuire alla fine di un Paese

La valuta venezuelana è rappresentata dal bolivar fuerte e, per scelta nazionale, risulta “agganciata” al dollaro con l’attuale rapporto di 1 USD = 10 VEF.
Tale moneta è stata introdotta nel 2008 ed il cambio, all’epoca, era 1 USD = 2,15 VEF.

Legare la divisa di un Paese emergente a quella di un altro, solitamente molto più forte, è una scelta dettata principalmente dal desiderio di attirare capitali dall’estero; l’investitore (pensiamo ad esempio a chi investe in obbligazioni) è ovviamente attratto dagli alti tassi d’interesse.

Il problema è che, se la valuta dell’investimento è diversa da quella del Paese dove risiede (esempio: sono un investitore italiano ed acquisto delle obbligazioni emesse in bolivar dallo Stato venezuelano), il rischio che si corre è che l’eventuale deprezzamento della valuta venezuelana porti al conseguimento di una perdita.

Si cerca pertanto di “superare” il problema praticando due strade:

  • fissando un rapporto di cambio con una valuta più stabile (come ad esempio il dollaro); sarà poi compito della banca centrale andare nel mercato dei cambi e porre in essere le operazioni che riterrà opportune. Al esempio, se la valuta nazionale si sta deprezzando nei confronti del dollaro, la banca centrale venderà i dollari che ha nelle proprie riserve per drenare valuta nazionale. Questa operazione, a parità di altre condizioni, farà rivalutare la valuta nazionale nei confronti del dollaro;
  • emettendo direttamente obbligazioni nella valuta “forte”.

Il grafico sottostante fa vedere come si è mosso il cambio tra il bolivar fuerte ed il dollaro americano nel corso degli ultimi anni. Le svalutazioni evidenziano i momenti in cui il Banco Central de Venezuela non è stato più in grado di “tenere” il cambio prefissato e ha dovuto svalutare la valuta nazionale.

Grafico a 10 anni del cambio USD/VEF

Per comprendere meglio come la Banca centrale del Venezuela prova a “mantenere” il cambio fisso con il dollaro, è utile analizzare la bilancia dei pagamenti.

Fonte: elaborazione personale su dati del Banco Central de Venezuela

Purtroppo la Banca centrale del Venezuela non espone dati più aggiornati di fine settembre 2015.

Già questi, comunque, ci fanno capire come tale istituto sia stato costretto a “bruciare” riserve in difesa del cambio. Per l’esattezza, dal 2009 a settembre 2015, circa 32,8 miliardi di dollari di riserve sono “andate in fumo” - con un ammontare rimasto, al 23 settembre 2016, di poco inferiore ai 12 miliardi di euro.

Altri dati interessanti, pubblicati sempre dalla Banca Centrale del Venezuela, riguardano il debito estero, sia nominale che a valori di mercato; da questi si evince come il debito estero del Venezuela sia nella stragrande maggioranza accumulato dal settore pubblico e non da quello privato.

Fonte: elaborazione personale su dati del Banco Central de Venezuela

Fonte: elaborazione personale su dati del Banco Central de Venezuela

Ancora più interessante risulta il seguente grafico in quanto fa uno spaccato del debito pubblico del Venezuela in mano estera facendoci capire che, sì sono aumentati i titoli obbligazionari dello Stato detenuti da non residenti ma è pure aumentata la voce “prestiti” e la voce “altro”.

Da chi arriveranno questi prestiti? Sicuramente dietro c’è la Cina, viste anche le dichiarazioni apparse nei giornali.

Queste due voci prestiti ed altro da fine 2008 a fine settembre 2015 sono aumentate di circa 42,9 miliardi di dollari.

Il grafico successivo ci fa vedere non solo come le esportazioni di petrolio incidano pesantemente sulle partite correnti ma anche come, dal Paese, escano somme significative per pagare i redditi da capitale agli stranieri che hanno investito il proprio denaro nel Venezuela.

Dal 2009 fino a settembre 2015, al netto dei “redditi da capitale” percepiti dall’estero (pensiamo ad esempio al dividendo di un’azione italiana detenuta in portafoglio da una banca venezuelana), sono “usciti” dal Venezuela “redditi da capitale” per più di 54 miliardi di dollari.

Fonte: elaborazione personale su dati del Banco Central de Venezuela

Conclusioni

  • Il cambio “fisso” con il dollaro e l’emissione di titoli di debito pubblico in dollari hanno creato le condizioni per un ingente afflusso di capitali dall’estero, che si sono concentrati nel settore “pubblico”;
  • è risaputo che solo finché la banca centrale dispone delle riserve necessarie può continuare ad intervenire nel mercato dei cambi per mantenere costante il tasso di cambio prefissato. Purtroppo per il Venezuela, le riserve internazionali a sua disposizione stanno esaurendosi, le partite correnti, dagli ultimi dati a disposizione, sono in deficit e più andiamo avanti e più mancheranno gli afflussi di capitali dall’estero - anzi, inizieranno pesanti deflussi. Finora ha parzialmente “resistito” grazie ai “prestiti” giunti dalla Cina di cui abbiamo parlato poc’anzi;
  • se il prezzo del petrolio non tornerà presto a crescere in misura significativa, in modo tale da far aumentare le partite correnti, il Venezuela non sarà in grado di rimborsare i debiti contratti in dollari;
  • ancora una volta è stato dimostrato che creare dei meccanismi artificiosi per far velocemente affluire capitali dall’estero, interessati unicamente a trarre il maggior profitto in tempi brevi, sia una soluzione che poi si ritorce contro il Paese stesso (e anche contro quegli investitori che “scapperanno” troppo tardi).

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