Variante indiana in Italia: dove è stata trovata e quanto è contagiosa

Martino Grassi

5 Maggio 2021 - 09:39

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La variante indiana è arrivata anche in Italia. Dopo l’annuncio del Veneto si teme che le regioni con casi di variante indiana possano aumentare sempre di più. Ecco dove sono stati individuati i primi casi in Italia e quanto è pericolosa.

Variante indiana in Italia: dove è stata trovata e quanto è contagiosa

Anche in Italia sono state individuati i primi casi di variante indiana. La notizia è stata diffusa dal governatore del Veneto Luca Zaia nel corso di una conferenza stampa. Si tratta di due persone rientrate dall’India e risultate positive al Covid. Crescono le preoccupazioni anche a Latina, dove il virus continua a correre nella comunità indiana, ma i primi test sono tutti negativi alla nuova mutazione.

L’allerta resta massima in tutto il Paese, poiché come ha precisato il virologo Andrea Crisanti “se la variante indiana del Coronavirus è stata trovata in Veneto, vuol dire che è già ampiamente diffusa anche altrove. Perché il nostro Paese ha una bassissima capacità di sorveglianza”.

Variante indiana in Italia: dove sono i primi casi

Gli occhi di tutto il mondo sono puntati proprio sull’India, divenuto ormai il nuovo focolaio globale, che negli ultimi giorni sta registrando un vero e proprio boom di contagi e decessi. Molti Paesi, tra cui l’Italia, sono già corsi ai ripari bloccando gli ingressi e imponendo la quarantena a chiunque sia stato nel Paese indiano, ma questo non ha impedito al virus di diffondersi anche nel nostro Paese.

La variante indiana è riuscita ad approdare anche in Italia, la conferma arriva dallo stesso governatore del Veneto Luca Zaia, che nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato:

“Si tratta di due cittadini indiani di Bassano, padre e figlia, con la variante indiana. Le varianti ormai sono migliaia, e prima o poi arrivano tutte. Affrontiamo giorno dopo giorno questi aspetti, e andiamo avanti” precisando che “si tratta di cittadini indiani, rientrati dall’India. Sono in isolamento fiduciario a casa. Stiamo gestendo la questione senza allarmismi, la variante c’è, ci è stata comunicata, vogliamo farlo senza ansia”.

Era cresciuto il timore che anche in provincia di Latina che potesse essere nato un enorme focolaio di variante indiana, anche se al momento non ci sono casi accertati. Tuttavia nella comunità locale sono risultati positivi 262 cittadini di nazionalità indiana e 36 minori e il numero cresce sempre più giorno dopo giorno.

Al momento comunque, spiega il direttore dell’Inmi Spallanzani di Roma Francesco Vaia tutti i tamponi fatti sulla comunità Sikh della provincia di Latina sono negativi alla variante indiana, tuttavia “Stiamo continuando nella sorveglianza attiva e con gli esami dei tamponi, ma al momento zero casi variante indiana. Dal 19 aprile sono 15 i campioni arrivati dall’Asl di Latina allo Spallanzani, su 9 è stata trovata la variante inglese e su 6 è in corso il sequenziamento genomico”.

La direttrice della Asl Silvia Cavalli ha spiegato che “ci sono stati diversi casi nella comunità che stiamo seguendo. Abbiamo promosso test nelle aziende agricole e c’è una collaborazione, con un tavolo di lavoro, con il prefetto e i vari comuni coinvolti. La popolazione Sikh ha aspetti peculiari di sovraffollamento abitativo che acutizzano la diffusione del virus, stiamo lavorando per intervenire con una gestione attiva grazie al Dipartimento di Prevenzione”.

Anche in Puglia sono stati individuati due casi di variante indiana dall’Istituto zooprofilattico sperimentale di Puglia e Basilicata. Si tratta di due cittadini rientrati dall’India, fa sapere l’assessore regionale alla sanità Pierluigi Lopalco, che ha precisato: “Tutti i contatti di questi casi sono stati già individuati dal dipartimento di prevenzione e messi in quarantena. E molto importante aver isolato il virus perché questo permetterà di approfondire gli studi sulla capacità dell’immunità vaccinale di bloccare anche questa variante. La Puglia mette a disposizione della comunità scientifica internazionale il virus isolato in laboratorio”.

Quanto è contagiosa e perché fa paura

Sebbene l’allerta resti massima in tutto il Paese, al momento sembra non esserci motivo di preoccuparsi come spiega il virologo Giovanni Maga, direttore dell’l’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia, all’Adnkronos. In Italia “non ci sono motivi di allarme per la variante indiana del virus Sars-Cov2”, le varianti “circolano da mesi, ma nei Paesi occidentali ci sono stati pochissimi casi. E non ci sono nemmeno segnali che ci sia un’espansione in atto”. In sostanza dunque la variante indiana “non sembra in grado, in alcun modo, di cambiare il quadro della nostra epidemia”.

Al momento si conosce ancora poco della variante indiana e la comunità scientifica è al lavoro per capire se questo nuovo ceppo sia più infettivo o resistente ai vaccini. Sembra infatti che una particolare mutazione sia in grado di aiutare il virus ad eludere gli anticorpi prodotti dal sistema immunitario in seguito ad una precedente infezione o al vaccino. Altri esperti invece ritengono che la variante indiana non sia peggiore di quella inglese, ormai diventata la dominante anche in Italia.

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