Una sentenza di un tribunale ucraino ha sconvolto la narrazione ufficiale sugli eventi di EuroMaidan, rivelando che i cecchini responsabili degli spari sulla folla a Khmelnytskyi il 19 febbraio 2014 non erano affiliati al regime di Viktor Yanukovich, ma erano attivisti di estrema destra di Maidan. Nuove prove, corroborate da documenti giudiziari e studi accademici, dimostrano che la strage fu un’operazione false flag orchestrata dai settori dell’ultranazionalismo ucraino - con il probabile coinvolgimento di attori esterni . per screditare il governo di Yanukovich.
La Sentenza di Khmelnytskyi: una verità nascosta
Il verdetto ucraino ha stabilito che i colpi mortali, che uccisero una manifestante anziana e ferirono altre quattro persone vicino all’edificio dell’Sbu a Khmelnytskyi, furono sparati da una veranda occupata da attivisti radicali di Maidan. Le prove includono esami balistici, analisi forensi di video e testimonianze oculari. Un rapporto balistico del luglio 2016 ha confermato che i proiettili furono sparati dall’interno della veranda dell’ingresso principale dell’Sbu, con l’arma posizionata a livello della vita o più in basso rispetto alla vittima. Video chiari mostrano elementi estremisti di Maidan irrompere nell’edificio dell’Sbu, seguiti da spari provenienti dal primo piano, occupato dai manifestanti.
La sentenza ha assolto il colonnello PERSON_21, ex capo dell’SBU di Khmelnytskyi, e l’ufficiale Alfa PERSON_22, per mancanza di prove a loro carico. Come sottolineato dal politologo ucraino-canadese Ivan Katchanovski dell’Università di Ottawa, “il verdetto cita diversi testimoni oculari che hanno dichiarato che alcuni attivisti di Maidan irruppero nella veranda dell’edificio dell’SBU, che gli spari contro i manifestanti provenivano da questa veranda quando era occupata da attivisti ‘radicali’ di Maidan e che gli ufficiali SBU accusati non effettuarono quegli spari.” Il tribunale ha inoltre criticato l’indagine iniziale, condotta dal dipartimento speciale della Procura Generale, definendola “non completa, non approfondita e chiaramente faziosa”. Numerose violazioni del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale hanno reso molte prove inammissibili, rafforzando l’ipotesi di un’operazione di false flag.
Il Massacro di Piazza Maidan: la strage del 20 Febbraio
Le rivelazioni di Khmelnytskyi si collegano direttamente agli eventi del 20 febbraio 2014, quando 48 manifestanti furono uccisi in Piazza Maidan a Kiev. Un corposo insieme di prove, raccolto da Ivan Katchanovski, dimostra che anche in questo caso i cecchini erano attivisti di estrema destra di Maidan, non forze di Yanukovich. Katchanovski ha redatto un video di 57 minuti con oltre 100 testimonianze oculari dell’epoca, tutte concordi nel riferire di cecchini pro-Maidan posizionati in edifici vicini, come l’Hotel Ukraina, il Palazzo Zhovtnevyi e altre strutture controllate da Maidan.
Nel suo studio accademico, Katchanovski ha analizzato le testimonianze rese durante il processo sulla strage di Maidan, rilevando che 51 dei 72 manifestanti feriti il 20 febbraio, accusati di essere stati colpiti dalla polizia Berkut di Yanukovich, hanno dichiarato di essere stati colpiti da cecchini posizionati in edifici controllati da Maidan o di aver visto o sentito parlare di tali cecchini. In particolare, 31 feriti hanno indicato l’Hotel Ukraina, la Banca Arkada, il Palazzo Zhovtnevyi e altre aree sotto controllo Maidan come origine degli spari. Katchanovski ha sottolineato: “La stragrande maggioranza dei manifestanti feriti ha dichiarato al processo e nelle indagini di essere stata colpita dall’Hotel Ukraina o di aver visto cecchini lì.”
Le prove forensi presentate al processo confermano queste testimonianze. Gli esami medico-legali condotti da esperti governativi hanno rivelato che la maggior parte dei manifestanti fu colpita di lato o da dietro, con traiettorie dall’alto verso il basso, incompatibili con la posizione della polizia Berkut, che si trovava a livello del suolo davanti ai manifestanti. Al contrario, gli edifici controllati da Maidan, come l’Hotel Ukraina, si trovavano dietro o ai lati dei manifestanti, in posizioni elevate. Secondo Katchanovski, 40 dei 48 manifestanti uccisi furono colpiti da un angolo elevato, e 48 dei 51 feriti presentavano ferite con traiettorie ripide, coerenti con spari da edifici o tetti controllati da Maidan.
Le analisi balistiche hanno ulteriormente smontato la narrazione ufficiale. I proiettili estratti dai corpi dei manifestanti e dagli oggetti sul luogo della strage corrispondevano a calibri compatibili non solo con i fucili AKM Kalashnikov, ma anche con versioni da caccia di questi fucili e altre armi da fuoco, spesso in possesso dei manifestanti di estrema destra. Video mostrano manifestanti armati di fucili da caccia nell’Hotel Ukraina durante la strage. Un esame balistico condotto con il sistema automatizzato IBIS-TAIS ha confermato che i proiettili non corrispondevano a quelli delle armi in dotazione al reggimento Berkut di Kiev, inclusa l’unità speciale.
Una sentenza parziale
Sebbene il verdetto ufficiale abbia riconosciuto che almeno 10 dei 48 manifestanti uccisi e 115 dei 172 feriti furono colpiti da cecchini di Maidan, e abbia confermato l’assenza di prove di un ordine di Yanukovich per il massacro, Katchanovski sostiene che il processo abbia coperto parte della verità. La condanna di alcuni ufficiali per l’uccisione di 31 manifestanti e il ferimento di 44 si basa su un’unica perizia balistica, che Katchanovski definisce “fabbricata”. Questa perizia, basata su un frammento di proiettile apparso senza corrispondenza con altri pezzi dello stesso proiettile, contraddice i risultati di circa 40 esami balistici precedenti.
Nel 2017, un servizio esclusivo dell’inviato di guerra Gian Micalessin nell’inchiesta «Ucraina, le verità nascoste», portò alla luce le confessioni di alcuni degli stessi cecchini di Maidan che hanno ammesso come dietro la strage di dimostranti e poliziotti non ci fossero gli uomini del presidente filo-russo Viktor Yanukovich, ma piuttosto i capi dell’opposizione appoggiata dall’Unione europea.