USA, deficit: il downgrade potrebbe costare 100 miliardi di dollari all’anno

Nadia Fusar Poli

27/07/2011

USA, deficit: il downgrade potrebbe costare 100 miliardi di dollari all’anno

Un declassamento del rating si tradurrebbe in rendimenti dei titoli più elevati e prezzi più bassi, e questo potrebbe anche significare che il Tesoro degli Stati Uniti si troverebbe a pagare $ 2,3-$ 3.75 di dollari all’anno in più di interessi sul finanziamento da 100 miliardi di dollari per il deficit di bilancio.

La disputa politica sul piano per ridurre il deficit degli Stati Uniti potrebbe costare molto cara agli USA. Non solo è a rischio il rating AAA della nazione, ma a questo andrebbero a sommarsi 100 miliardi di dollari all’anno per i costi di governo. E questo mentre la crescita economica verrebbe inesorabilmente trascinata verso il basso. Questo il quadro drammatico delineato da Wall Street.

“Un taglio del credit rating americano aumenterebbe probabilmente gli oneri finanziari del paese, incrementando i rendimenti del Tesoro di 60/70 punti base sul «medio termine», ha detto oggi Terry Belton, della JPMorgan Chase & Co. ’s, in una call conference ospitata dalla Securities Industry and Financial Markets Association.

Standard & Poor, che assegna agli Stati Uniti una top ranking dal 1941, il 21 luglio ha ribadito che la probabilità di un declassamento è del 50 per cento, per i prossimi tre mesi e che potrebbe tagliare la nazione in tempi brevi, anche entro agosto.

Il tasso di disoccupazione americano è salito per il terzo mese consecutivo nel mese di giugno, toccando quota 9,2 per cento. Il dato sottolinea come il Paese stia per affrontare una seconda metà dell’anno caratterizzato da una situazione economica di incertezza e difficoltà. I datori di lavoro hanno aggiunto 18.000 lavoratori a libro paga, il minor numero in nove mesi e meno delle previsioni più pessimistiche, secondo un sondaggio degli economisti di Bloomberg News.

La preoccupazione derivante da un downgrade del rating è negativa per la crescita, e questo è un contesto in cui gli investimenti e le assunzioni sono inferiori a quello che, altrimenti, si verificherebbe in altre fasi congiunturali.