L’agenzia di rating Standard & Poor’s, ancora sotto accusa per il downgrade inferto agli Stati Uniti la scorsa settimana, ha ribadito i motivi della sua decisione mentre la rivale Moody’s ha preso le distanze da tale posizione, affermando che l’America ha ancora le caratteristiche di un Paese da rating AAA.
A Washington, il presidente Barack Obama si è fermato un passo prima di avanzare pesanti e aspre critiche a S&P, che alti funzionari dell’amministrazione hanno accusato di fraintendere, mal interpretando, le prospettive politiche di Washington circa gli ulteriori tagli del disavanzo.
«I mercati si alzano e si abbassano, ma questi sono gli Stati Uniti d’America. Non importa quello che alcune agenzie possono dire, siamo sempre stati e sempre saremo un Paese tripla A», ha detto Obama, dopo che Wall Street è scesa del 3 per cento.
Il Presidente ha citato ancora una volta la necessità di aumentare le tasse sui più ricchi e di apportare modifiche ai programmi, popolari, ma costosi, di diritto all’assistenza sociale.
Tra le forti critiche mosse da parte dell’amministrazione anche quella che la decisione sarebbe stata fuorviata da un errore di calcolo di 2.000 miliardi dollari. I funzionari di S & P hanno spiegato l’origine della discrepanza nel calcolo del debito pubblico americano.
Il dato proviene da due diversi previsti scenari economici delineati dal Congressional Budget Office: l’uno assume che la spesa pubblica discrezionale crescerà allo stesso ritmo del PIL, mentre l’altro muove dalla premessa che si espanderà al ritmo dell’ inflazione al consumo.
John Chambers, capo del comitato sovrano di S & P rating, ha detto che S&P aveva inizialmente adottato il primo scenario, al fine di compensare le perdite di reddito che ci si aspettava che il governo dovesse sostenere, inclusi i tagli fiscali dell’era Bush che S & P crede resteranno in vigore nel 2013.
Ma dopo le consultazioni con il Dipartimento del Tesoro, S & P avrebbe guardato al secondo scenario, che prevede un ritmo più lento della spesa discrezionale. Chambers ha aggiunto, però, che questo non era abbastanza significativo per indurre l’agenzia a cambiare la propria decisione di declassare gli Stati Uniti.
La decisione, hanno detto i funzionari S & P, era per lo più basata sulla visione che la politica di Washington sarebbe diventata troppo instabile e divisa per assicurare che ulteriori misure di riduzione del disavanzo potranno essere adottate l’anno prossimo.
Moody’s, che il 2 agosto ha confermato il rating AAA degli Stati Uniti con outlook negativo, ha spiegato che non è «necessariamente impossibile» per i legislatori degli Stati Uniti riuscire ad elaborare ed adottare ulteriori misure di riduzione del deficit entro l’anno prossimo.
Un eventuale fallimento entro la fine del 2013 probabilmente porterebbe a un downgrade del rating degli Stati Uniti, ha detto in un intervista a Reuters Steven Hess, top analyst di Moody’s per gli Stati Uniti. Un declassamento potrebbe avvenire prima se l’attuale piano di riduzione del deficit di bilancio si rivelasse non essere «credibile», ha aggiunto.
«Se il processo di ulteriore riduzione del disavanzo che è incluso nell’atto di controllo di bilancio producesse risultati che non sono realmente credibili, potrebbe potenzialmente indurre ad adottare una correzione anticipata sul rating», ha detto Hess.
Anche i 917 miliardi di dollari in risparmi, che sono già stati concordati da repubblicani e democratici, non sono stati garantiti a lungo termine, ha proseguito Hess. Questi risparmi provengono principalmente da un rallentamento della crescita dei programmi discrezionali che il Congresso approva annualmente, e che coprono tutto, dal militare al controllo dei prodotti alimentari.
«Si possono avere dubbi in proposito», ha detto Hess. «Noi crediamo certamente che sia credibile nel breve periodo, ma possiamo avere dubbi sulla sua applicabilità a lungo termine, perché il futuro Congresso può sempre cambiare.»
Tradotto da: Nadia Fusar Poli per forexinfo.it
Fonte: reuters.com